Che i Misteri Eleusini presentassero agli Iniziati un Divino modello dell'Immortalità nelle figure di Dioniso e Demetra (e Core e Plutone) piace a tutti sentirlo.
Quel che piace di meno è sentir ricordare che Demetra è la spiga - il pane - e Dioniso l'uva - il vino.
"Prendete e mangiate..."
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò - Il Mistero
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martedì 20 ottobre 2015
Ritorno alla Luce
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mercoledì 25 marzo 2015
Preparazione alla Pasqua
Presso i Sumeri la Dea Inanna - raffigurante la Madre Terra - ebbe una grande diffusione. Ed è del VI millennio a.C. una Dea della Fecondità e della Maternità adorata dagli Ittiti (ma questi adoravano pure la Gran Madre Ishtar).
Altra Dea della Fecondità fu l'Iranica Anahita, che influenzò poi la religione greco-romana, diventando Afrodite per i Greci e Magna Mater (la Grande Madre) per i Romani.
I Sacchèi adorarono la Dea Madre Anaide, in onore della quale si tenevano delle feste molto licenziose.
Alla mitologia pre-Ellenica dell'Asia Minore appartiene Cibele, Dea della Terra, designata all'inizio con il nome di Gran Madre. Nel Suo culto, al solito, prevalse il carattere orgiastico e le feste in Suo onore celebravano il ritorno della Primavera e il risorgere della Natura.
Le prime raffigurazioni della Dea Cibele sono del II-I millennio a.C.
In seguito il culto di Cibele sarebbe stato ripreso dalle grandiose Feste Adònie dei Fenici (in onore di Adone il giovane Dio "che muore e poi risorge") nonché - non ci stancheremo di ripeterlo - si sarebbe poi riattualizzato nella nostra "Pasqua di Resurrezione".
Ben altra fu la Pasqua nelle civiltà matriarcali!
"Le feste agricole" scrive il Briffault "e soprattutto quelle connesse alla semina e al raccolto delle messi, in ogni luogo del mondo e in ogni epoca, presentano i più larghi esempi di licenza sessuale".
"Le popolazioni agricole algerine protestano vivamente, per ogni restrizione imposta alla licenziosità delle loro donne, poiché credono che cercare di limitare e costringere la morale sessuale sia nocivo al successo dei lavori agricoli".
I Thesmophoria, o Feste della semina, conservano in forma attenuata l'originale carattere magico della fertilità. Le donne portavano emblemi fallici e pronunciavano parole oscene. I Saturnàlia erano le feste romane della semina e ad esse seguì, nell'Europa del Sud, il carnevale, di cui i simboli fallici erano i segni caratteristici fino a poco tempo fa".
La "Prostituzione Sacra", oltre che per Afrodite, Ishtar e Mylitta, era praticata anche in onore di altre Dee: Anaitis, Innini, Athagatia e altre ancora.
Dice lo psicologo Ferene Schuch: "Le civiltà arcaiche usavano i simboli erotico sessuali più audaci per propiziare la raccolta del grano, la nascita dei figli, la prosperità in generale. I tabù giudeo-cristiani hanno poi drasticamente messo all'indice questi simboli bollandoli come peccaminosi e abominevoli, creando così il piacere proibito della "pornografia" (in greco: raffigurazione di cose sporche); o meglio: rendendo sporco quello che prima era semplicemente naturale, come mangiare e bere. E aggiunge lo Stacul: "Fin quando gli uomini furono incapaci di comprensione logica e di dominio tecnico della Natura, il problema dominante della loro esistenza non fu quello di modificare le cose, per trarne maggiori vantaggi, ma di riaffermare - attraverso riti magici e pratiche cultuali - l'unità biologica e la solidarietà organica con tutte le forme viventi.
Di qui si spiega anche il valore cultuale attribuito alle figurazioni femminili orgiastiche, che si ritrovano durante il Neolitico; connesse ai riti di fecondità e rigenerazione. Le Veneri di Tell Brak e di Tell Halaf - che sollevano le mammelle con le mani od ostentano il sesso, scostando le gambe - erano intese a rafforzare, con l'atteggiamento e il gesto, il potere magico dei loro attributi".
Erodoto e Strabone ci parlano della Dea Madre Universale Mylitta degli Assiro-Babilonesi; questa si identifica con l'Ashtart dei Fenici, l'Afrodite dei Greci, l'Alitta degli Arabi e la Derceto dei Filistei.
Tutti i popoli del Medio Oriente arcaico adoravano la Dea Ishtar, seppure con differenti denominazioni. Infatti Essa si identifica con l'Iside Egizia, l'Astarte fenicia, la Venere babilonese, con Athar; la Venere dei Minèi sudarabici, con la "Dea dei Serpenti" dei Cretesi, con la Tanit dei Cartaginesi e con l'Astarotte dell'Antico Testamento. Fu ancora assimilata - parliamo sempre di Ishtar - con l'Inanna sumera, con le greche Afrodite, Cibèle, Hera e con la Venere Ericìna dei Romani.
Fratelli e Sorelle per l'Età dell'Acquario. Né Patriarcato né Matriarcato - Eugenio Mazzolla
Altra Dea della Fecondità fu l'Iranica Anahita, che influenzò poi la religione greco-romana, diventando Afrodite per i Greci e Magna Mater (la Grande Madre) per i Romani.
I Sacchèi adorarono la Dea Madre Anaide, in onore della quale si tenevano delle feste molto licenziose.
Alla mitologia pre-Ellenica dell'Asia Minore appartiene Cibele, Dea della Terra, designata all'inizio con il nome di Gran Madre. Nel Suo culto, al solito, prevalse il carattere orgiastico e le feste in Suo onore celebravano il ritorno della Primavera e il risorgere della Natura.
Le prime raffigurazioni della Dea Cibele sono del II-I millennio a.C.
In seguito il culto di Cibele sarebbe stato ripreso dalle grandiose Feste Adònie dei Fenici (in onore di Adone il giovane Dio "che muore e poi risorge") nonché - non ci stancheremo di ripeterlo - si sarebbe poi riattualizzato nella nostra "Pasqua di Resurrezione".
Ben altra fu la Pasqua nelle civiltà matriarcali!
"Le feste agricole" scrive il Briffault "e soprattutto quelle connesse alla semina e al raccolto delle messi, in ogni luogo del mondo e in ogni epoca, presentano i più larghi esempi di licenza sessuale".
"Le popolazioni agricole algerine protestano vivamente, per ogni restrizione imposta alla licenziosità delle loro donne, poiché credono che cercare di limitare e costringere la morale sessuale sia nocivo al successo dei lavori agricoli".
I Thesmophoria, o Feste della semina, conservano in forma attenuata l'originale carattere magico della fertilità. Le donne portavano emblemi fallici e pronunciavano parole oscene. I Saturnàlia erano le feste romane della semina e ad esse seguì, nell'Europa del Sud, il carnevale, di cui i simboli fallici erano i segni caratteristici fino a poco tempo fa".
La "Prostituzione Sacra", oltre che per Afrodite, Ishtar e Mylitta, era praticata anche in onore di altre Dee: Anaitis, Innini, Athagatia e altre ancora.
Dice lo psicologo Ferene Schuch: "Le civiltà arcaiche usavano i simboli erotico sessuali più audaci per propiziare la raccolta del grano, la nascita dei figli, la prosperità in generale. I tabù giudeo-cristiani hanno poi drasticamente messo all'indice questi simboli bollandoli come peccaminosi e abominevoli, creando così il piacere proibito della "pornografia" (in greco: raffigurazione di cose sporche); o meglio: rendendo sporco quello che prima era semplicemente naturale, come mangiare e bere. E aggiunge lo Stacul: "Fin quando gli uomini furono incapaci di comprensione logica e di dominio tecnico della Natura, il problema dominante della loro esistenza non fu quello di modificare le cose, per trarne maggiori vantaggi, ma di riaffermare - attraverso riti magici e pratiche cultuali - l'unità biologica e la solidarietà organica con tutte le forme viventi.
Di qui si spiega anche il valore cultuale attribuito alle figurazioni femminili orgiastiche, che si ritrovano durante il Neolitico; connesse ai riti di fecondità e rigenerazione. Le Veneri di Tell Brak e di Tell Halaf - che sollevano le mammelle con le mani od ostentano il sesso, scostando le gambe - erano intese a rafforzare, con l'atteggiamento e il gesto, il potere magico dei loro attributi".
Erodoto e Strabone ci parlano della Dea Madre Universale Mylitta degli Assiro-Babilonesi; questa si identifica con l'Ashtart dei Fenici, l'Afrodite dei Greci, l'Alitta degli Arabi e la Derceto dei Filistei.
Tutti i popoli del Medio Oriente arcaico adoravano la Dea Ishtar, seppure con differenti denominazioni. Infatti Essa si identifica con l'Iside Egizia, l'Astarte fenicia, la Venere babilonese, con Athar; la Venere dei Minèi sudarabici, con la "Dea dei Serpenti" dei Cretesi, con la Tanit dei Cartaginesi e con l'Astarotte dell'Antico Testamento. Fu ancora assimilata - parliamo sempre di Ishtar - con l'Inanna sumera, con le greche Afrodite, Cibèle, Hera e con la Venere Ericìna dei Romani.
Fratelli e Sorelle per l'Età dell'Acquario. Né Patriarcato né Matriarcato - Eugenio Mazzolla
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martedì 11 novembre 2014
il Sacro Loto Femminile
"Gli uomini parlano poco di sesso, o meglio, di tecniche sessuali, di dettagli e di emozioni. Magari dicono: "Ah, eravamo al settimo cielo, folli", ma non si comunicano cose utili per conoscere le donne. La maggior parte dei maschi ne sa molto poco. Non fa parte della nostra cultura".
Allora ho domandato: "Che cosa le viene in mente quando pensa alla Vagina?". E' scoppiato a ridere, come quasi tutti gli uomini ai quali ho rivolto la stessa domanda.
"E' una cosa MagniFica. Uno spasso. Un Mistero da decifrare. Un luogo di Gioco, di Gioia, di Magia, di confusione a volte. Se le donne non arrivano al climax noi uomini tendiamo ad accusarle: 'Ma come, ha funzionato così bene l'ultima volta!'. La Vagina è un luogo meraviglioso e insieme un assillo".
Ha fatto una pausa, poi ha ripreso: "Se le donne si conoscessero meglio, potrebbero spiegare a se stesse e ai loro uomini come entrare in sintonia, sarebbe davvero bello se esprimessero quello che vogliono, offrissero e sollecitassero un rinforzo positivo.
La sera del sabato, molto incuriosita dalle conversazioni avute nel pomeriggio, sono entrata nella sala dell'albergo in cui le donne avrebbero scelto l'uomo a cui affidare il massaggio del loro Punto Sacro. Sulla parete dietro il podio campeggiava un tangka, un arazzo tibetano che raffigurava la Dea Shakti all'interno di un Triangolo rovesciato, il Simbolo Universale del Femminile. La Dea aveva lunghi capelli ondulati, un fiore di Loto sbocciato in ciascuna delle sue quattro mani ed era circondata da un'aureola. Era la Sorella di pelle più scura e più terrena della radiosa Madonna del New College.
Vagina, una Storia Culturale - Naomi Wolf
Allora ho domandato: "Che cosa le viene in mente quando pensa alla Vagina?". E' scoppiato a ridere, come quasi tutti gli uomini ai quali ho rivolto la stessa domanda.
"E' una cosa MagniFica. Uno spasso. Un Mistero da decifrare. Un luogo di Gioco, di Gioia, di Magia, di confusione a volte. Se le donne non arrivano al climax noi uomini tendiamo ad accusarle: 'Ma come, ha funzionato così bene l'ultima volta!'. La Vagina è un luogo meraviglioso e insieme un assillo".
Ha fatto una pausa, poi ha ripreso: "Se le donne si conoscessero meglio, potrebbero spiegare a se stesse e ai loro uomini come entrare in sintonia, sarebbe davvero bello se esprimessero quello che vogliono, offrissero e sollecitassero un rinforzo positivo.
La sera del sabato, molto incuriosita dalle conversazioni avute nel pomeriggio, sono entrata nella sala dell'albergo in cui le donne avrebbero scelto l'uomo a cui affidare il massaggio del loro Punto Sacro. Sulla parete dietro il podio campeggiava un tangka, un arazzo tibetano che raffigurava la Dea Shakti all'interno di un Triangolo rovesciato, il Simbolo Universale del Femminile. La Dea aveva lunghi capelli ondulati, un fiore di Loto sbocciato in ciascuna delle sue quattro mani ed era circondata da un'aureola. Era la Sorella di pelle più scura e più terrena della radiosa Madonna del New College.
Vagina, una Storia Culturale - Naomi Wolf
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mercoledì 22 ottobre 2014
l'Arte Anasyromai, ovvero l'orgoglio Vaginale della Dea
L'arte Anasyromai può assumere varie forme: sculture arcaiche, statuette, amuleti, figurine, incisioni sui sigilli, gioielli. alcune delle immagini più antiche risalgono al 1400 a. C.; si tratta di sigilli cilindrici provenienti dalla Siria in cui sono raffigurate Donne con le gambe aperte o che sollevano le vesti per rivelare la Vulva, gesti che sono stati interpretati in termini sacri. Molti di questi manufatti sono egizi, risalenti all'epoca Tolemaica (323-330 a. C.) o al II-III secolo d. C.
Osservando queste immagini arcaiche, uno degli aspetti che più colpiscono è il senso di Orgoglio e di Gioia delle Donne nei confronti dei propri organi genitali. Non si percepisce alcuna vergogna, solo un'imperturbabile dignità. Una figura deliziosa, una piccola donna accovacciata in terracotta, vi aggiunge un pizzico di piacere appoggiando la mano destra sulla Vulva e toccandosi mentre guarda dritto davanti a Sé. L'effetto è sorprendente. Potete ammirarla al Museo di Copenhagen. Una della sue Sorelle invece si trova al British Museum di Londra. Altre due statuette di terracotta provenienti da Alessandria d'Egitto (II-III d. C.) mostrano Donne orgogliosamente in piedi, che indossano lunghe vesti e ostentano elaborate acconciature. Guardando davanti a sé, senza abbassare gli occhi, sollevano in modo leggiadro i loro eleganti abiti per rivelare il pube scoperto.
A lasciare perplessi è l'identità di queste figurine, che resta incerta. Si tratta di Regine, Dee, Donne importanti del tempo? Alcuni sostengono che si tratti di rappresentazioni di Baubò o di sue accolite. Poiché molte di queste statuette provengono dall'Egitto, altri le collegano invece ad Hathor o eventualmente a una divinità strettamente legata a Lei: Iside, "il Principio Femminile della Natura", venerata come Colei che ha inventato l'agricoltura.
Iside fu adorata, più tardi, anche dai Greci e dai Romani. Di certo si può solo dire che molti elementi di queste figurine le collegano a Divinità Creatrici Femminili o Dee della fertilità, come Demetra, Hathor o Iside.
Storia di V, biografia del sesso femminile - Catherine Blackledge

Osservando queste immagini arcaiche, uno degli aspetti che più colpiscono è il senso di Orgoglio e di Gioia delle Donne nei confronti dei propri organi genitali. Non si percepisce alcuna vergogna, solo un'imperturbabile dignità. Una figura deliziosa, una piccola donna accovacciata in terracotta, vi aggiunge un pizzico di piacere appoggiando la mano destra sulla Vulva e toccandosi mentre guarda dritto davanti a Sé. L'effetto è sorprendente. Potete ammirarla al Museo di Copenhagen. Una della sue Sorelle invece si trova al British Museum di Londra. Altre due statuette di terracotta provenienti da Alessandria d'Egitto (II-III d. C.) mostrano Donne orgogliosamente in piedi, che indossano lunghe vesti e ostentano elaborate acconciature. Guardando davanti a sé, senza abbassare gli occhi, sollevano in modo leggiadro i loro eleganti abiti per rivelare il pube scoperto.
A lasciare perplessi è l'identità di queste figurine, che resta incerta. Si tratta di Regine, Dee, Donne importanti del tempo? Alcuni sostengono che si tratti di rappresentazioni di Baubò o di sue accolite. Poiché molte di queste statuette provengono dall'Egitto, altri le collegano invece ad Hathor o eventualmente a una divinità strettamente legata a Lei: Iside, "il Principio Femminile della Natura", venerata come Colei che ha inventato l'agricoltura.
Iside fu adorata, più tardi, anche dai Greci e dai Romani. Di certo si può solo dire che molti elementi di queste figurine le collegano a Divinità Creatrici Femminili o Dee della fertilità, come Demetra, Hathor o Iside.
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giovedì 16 ottobre 2014
la Vagina Divina
...il più comune gesto vaginale della storia è quello di una donna che solleva le vesti per mostrare deliberatamente i propri genitali. Il gesto è ardito, orgoglioso, potente, ed è stato usato con effetti devastanti, come potrete vedere. Può anche essere un gesto di sfida, come ho avuto modo di scoprire. Un detto catalano recita: 'la mar es posa bona si veu el cony d'una dona', 'il mare si calma se vede la fica di una donna'. L'ostentazione dei genitali femminili ha il potere di calmare anche altre forze di Natura.
Letteratura, mitologia e antropologia hanno ampliato i miei orizzonti, e mi hanno fatto ripensare all'importanza che i genitali femminili rivestono per molte popolazioni, l'Arte Vaginale, i miti e il folklore di molte società sono stati per me fonte di divertimento e di commozione. Ne fanno parte le 'Fanciulle Vagina' del New Mexico, gli inni e i canti delle Hawaii, il gioco clitorideo noto come 'cat's cradle' (la culla del gatto), le molteplici e vibranti descrizioni delle diverse forme della clitoride, le audaci Baubo e le svergognate fanciulle Sheela-na-Gig. Risalendo fino alla preistoria, si incontra un mondo in cui la Vagina era Venerata, considerata un simbolo di fertilità capace di tener lontano il male. Sembra dunque che vi fossero altri modi di considerare la Vagina. Nella mia ricerca ho scoperto di avere in mezzo alle gambe qualcosa di importante, qualcosa di cui vale la pena parlare.
La religione, il sistema di credenze di una società, è sempre stata un tema controverso.
Esaminando i modi in cui religioni differenti hanno considerato i genitali femminili nel passato, mi sono imbattuta in concezioni radicalmente opposte. Da una parte c'era l'Occidente, con la sua tendenza a vedere nella vagina la porta dell'inferno, la fonte di ogni vizio e di ogni conflitto, nonché la potenziale rovina degli uomini. In questo contesto la vagina andava temuta, ridicolizzata e aborrita. Dall'altra c'erano le credenze originarie dell'India e della Cina in base alle quali i genitali femminili erano l'origine simbolica del mondo, la fonte di ogni nuova vita e la Via per conquistare la longevità e la vita eterna.
In questo caso la Vagina era un'icona da Venerare, Amare e Onorare.
una Vagina Divina.
Storia di V, biografia del sesso femminile - Catherine Blackledge
Letteratura, mitologia e antropologia hanno ampliato i miei orizzonti, e mi hanno fatto ripensare all'importanza che i genitali femminili rivestono per molte popolazioni, l'Arte Vaginale, i miti e il folklore di molte società sono stati per me fonte di divertimento e di commozione. Ne fanno parte le 'Fanciulle Vagina' del New Mexico, gli inni e i canti delle Hawaii, il gioco clitorideo noto come 'cat's cradle' (la culla del gatto), le molteplici e vibranti descrizioni delle diverse forme della clitoride, le audaci Baubo e le svergognate fanciulle Sheela-na-Gig. Risalendo fino alla preistoria, si incontra un mondo in cui la Vagina era Venerata, considerata un simbolo di fertilità capace di tener lontano il male. Sembra dunque che vi fossero altri modi di considerare la Vagina. Nella mia ricerca ho scoperto di avere in mezzo alle gambe qualcosa di importante, qualcosa di cui vale la pena parlare.
La religione, il sistema di credenze di una società, è sempre stata un tema controverso.
Esaminando i modi in cui religioni differenti hanno considerato i genitali femminili nel passato, mi sono imbattuta in concezioni radicalmente opposte. Da una parte c'era l'Occidente, con la sua tendenza a vedere nella vagina la porta dell'inferno, la fonte di ogni vizio e di ogni conflitto, nonché la potenziale rovina degli uomini. In questo contesto la vagina andava temuta, ridicolizzata e aborrita. Dall'altra c'erano le credenze originarie dell'India e della Cina in base alle quali i genitali femminili erano l'origine simbolica del mondo, la fonte di ogni nuova vita e la Via per conquistare la longevità e la vita eterna.
In questo caso la Vagina era un'icona da Venerare, Amare e Onorare.
una Vagina Divina.
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domenica 14 settembre 2014
Jana, la Dea della Soglia
Uno dei principi cardinali della visione al
femminile dell'universo è che la dinamicità della natura e il suo
periodico rinnovamento fondano sull'equilibrio degli opposti, in cui la
Dea incarna sia l'unità, sia la dualità delle varie nascite e morti, vivendo nella trinità della sua natura la sintesi finale di tutte le opposizioni.
Nella concezione di un Dio femminile, l'ordinamento delle realtà manifestate possiede una regolarità verificabile nei principali mutamenti che si ripetono in cicli giornalieri, mensili e annuali con le fasi di discesa ascesa della luce nei due solstizi, corrispondenti all'inizio dell'estate e dell'inverno, a simboleggiare una rigenerazione cosmica di tutto il creato. da qui deriva il simbolismo delle 'porte solstiziali' che aprono le varie fasi del cammino della luce (...)
Secondo René Guénon, era la Dea Jana o Diana a dirigere le cerimonie di morte e resurrezione, in cui la Luna era considerata Porta del Cielo e Porta degli Inferi (Diana ed Ecate) e il passaggio dalla condizione umana a quella divina si effettuava in armonia con la ciclicità delle stagioni e dei ritmi vitali. Sappiamo che gli esseri umani regolavano i loro incontri e le loro preghiere secondo i cicli naturali, le differenti stagioni, le diverse posizioni della terra rispetto agli altri pianeti, dove probabilmente l'incontro segnava il saluto, la gioia di rivedersi in armonia con le congiunzioni del creato.
Rosa Mistica - la Tradizione della Dea nel Nuovo Testamento, Elisa Ghigghini
Nella concezione di un Dio femminile, l'ordinamento delle realtà manifestate possiede una regolarità verificabile nei principali mutamenti che si ripetono in cicli giornalieri, mensili e annuali con le fasi di discesa ascesa della luce nei due solstizi, corrispondenti all'inizio dell'estate e dell'inverno, a simboleggiare una rigenerazione cosmica di tutto il creato. da qui deriva il simbolismo delle 'porte solstiziali' che aprono le varie fasi del cammino della luce (...)
Secondo René Guénon, era la Dea Jana o Diana a dirigere le cerimonie di morte e resurrezione, in cui la Luna era considerata Porta del Cielo e Porta degli Inferi (Diana ed Ecate) e il passaggio dalla condizione umana a quella divina si effettuava in armonia con la ciclicità delle stagioni e dei ritmi vitali. Sappiamo che gli esseri umani regolavano i loro incontri e le loro preghiere secondo i cicli naturali, le differenti stagioni, le diverse posizioni della terra rispetto agli altri pianeti, dove probabilmente l'incontro segnava il saluto, la gioia di rivedersi in armonia con le congiunzioni del creato.
Rosa Mistica - la Tradizione della Dea nel Nuovo Testamento, Elisa Ghigghini
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martedì 2 settembre 2014
l'antica e misteriosa Via delle Donne
Ma quelle che avevano afferrato con forza la
mano delle Donne antiche, quelle che ad esse si erano affidate senza
riserve, quelle che desideravano solamente l'amore della Dea e non
quello profano, quelle che volevano fondersi senza alcun distinguo o ritegno con la gioiosa origine di tutte le cose buone e belle, non fallirono la prova.
In quell'Amore esse si fusero ed impararono così ad uscire dai ristretti limiti del proprio io e del proprio corpo per abbracciare tutta la luce, la gioia e la bellezza dell'universo generato dalla Madre.
Entità luminose che in esso e di esso vivono in invisibili, e con esse danzarono, gioirono e giocarono, come giocano le bambine con i cuccioli sentendosi ed essendo loro simili.
Conobbero cose indicibili con le parole, inspiegabili con i ragionamenti ed inconoscibili persino alla fantasia più sfrenata e pur tuttavia più reali, più vere e più stabili del mondo di materia in cui vivevano.
Riempiendo di gioia quelle antiche Donne che avevano loro insegnato in che modo dovevano muovere i loro passi per ritrovare l'antica e misteriosa Via della Donne, fecero nella loro vita le giuste scelte e di ciò anche i Guardiani del sogno, quelli che le avevano messe alla prova, si compiacquero.
E così, come superarono le prove che coloro che vogliono entrare nel Sogno della Dea devono affrontare, ancor più facilmente rimasero ferme di fronte agli attacchi, ai fastidi ed ai disturbi che l'oscuro mondo che le circondava lanciò loro contro.
Oramai esse, le degne figlie ritornate nell'antica casa della Madre, erano forti come chi porta in sé le virtù del maschio e della femmina ed in grado quindi di sopportare ciò che avrebbe causato tristezza, pianto e disperazione nelle persone normali.
esse inoltre ben sapevano che in fondo tutti gli accadimenti sgradevoli e fastidiosi della vita, se paragonati alla meravigliosa consapevolezza di far parte del Sogno della Dea, erano piccole cose o forse erano addirittura inesistenti.
La Voce dell'antica Madre e dei modi per cercare di poterla ancora udire - Ada d'Ariès
In quell'Amore esse si fusero ed impararono così ad uscire dai ristretti limiti del proprio io e del proprio corpo per abbracciare tutta la luce, la gioia e la bellezza dell'universo generato dalla Madre.
Entità luminose che in esso e di esso vivono in invisibili, e con esse danzarono, gioirono e giocarono, come giocano le bambine con i cuccioli sentendosi ed essendo loro simili.
Conobbero cose indicibili con le parole, inspiegabili con i ragionamenti ed inconoscibili persino alla fantasia più sfrenata e pur tuttavia più reali, più vere e più stabili del mondo di materia in cui vivevano.
Riempiendo di gioia quelle antiche Donne che avevano loro insegnato in che modo dovevano muovere i loro passi per ritrovare l'antica e misteriosa Via della Donne, fecero nella loro vita le giuste scelte e di ciò anche i Guardiani del sogno, quelli che le avevano messe alla prova, si compiacquero.
E così, come superarono le prove che coloro che vogliono entrare nel Sogno della Dea devono affrontare, ancor più facilmente rimasero ferme di fronte agli attacchi, ai fastidi ed ai disturbi che l'oscuro mondo che le circondava lanciò loro contro.
Oramai esse, le degne figlie ritornate nell'antica casa della Madre, erano forti come chi porta in sé le virtù del maschio e della femmina ed in grado quindi di sopportare ciò che avrebbe causato tristezza, pianto e disperazione nelle persone normali.
esse inoltre ben sapevano che in fondo tutti gli accadimenti sgradevoli e fastidiosi della vita, se paragonati alla meravigliosa consapevolezza di far parte del Sogno della Dea, erano piccole cose o forse erano addirittura inesistenti.
La Voce dell'antica Madre e dei modi per cercare di poterla ancora udire - Ada d'Ariès
martedì 26 agosto 2014
Anasyromai, la Sacralità e la Potenza di un gesto dimenticato
Nell'antica Grecia il rituale dell'Anasyromai faceva parte di molte feste religiose, tutte associate alla Dea della fertilità Demetra, a sua figlia Kore e a Baubo.
Queste feste includevano i famosi Misteri Eleusini e le Tesmoforie, nonché altre celebrazioni, come le feste di primavera (Floralia) che avevano luogo in aprile. E' noto che le Tesmoforie erano una festività solo femminile che durava tre giorni e veniva celebrata in ottobre, al momento della semina del grano autunnale, mentre le feste autunnali di Eleusi sembra durassero almeno otto giorni e vedessero la partecipazione di migliaia di celebranti, sia uomini che donne.
Molti resoconti scritti di queste feste sottolineano aspetti che hanno a che fare con la Rinascita e la Fertilità, temi centrali di questi culti, e citano il rito dell'Esibizione Genitale, ripetizione del mitico incontro tra Demetra e Baubo.
Secondo Erodoto, i riti delle Tesmoforie erano simili ai Misteri da lui osservati in Egitto.
"... tutta l'attenzione è concentrata in un solo punto dell'anatomia femminile. Invece di essere oggetti umiliati del desiderio maschile, queste donne, simili a Dee Matriarcali, sembrano avere il completo controllo della situazione".
'Storia di V , biografia del sesso femminile' - Catherine Blackledge
Queste feste includevano i famosi Misteri Eleusini e le Tesmoforie, nonché altre celebrazioni, come le feste di primavera (Floralia) che avevano luogo in aprile. E' noto che le Tesmoforie erano una festività solo femminile che durava tre giorni e veniva celebrata in ottobre, al momento della semina del grano autunnale, mentre le feste autunnali di Eleusi sembra durassero almeno otto giorni e vedessero la partecipazione di migliaia di celebranti, sia uomini che donne.
Molti resoconti scritti di queste feste sottolineano aspetti che hanno a che fare con la Rinascita e la Fertilità, temi centrali di questi culti, e citano il rito dell'Esibizione Genitale, ripetizione del mitico incontro tra Demetra e Baubo.
Secondo Erodoto, i riti delle Tesmoforie erano simili ai Misteri da lui osservati in Egitto.
"... tutta l'attenzione è concentrata in un solo punto dell'anatomia femminile. Invece di essere oggetti umiliati del desiderio maschile, queste donne, simili a Dee Matriarcali, sembrano avere il completo controllo della situazione".
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