La Sacerdotessa è la prima delle tre ipostasi della Grande Dea - o immagini archetipiche radicali della Femminilità primordiale - presenti nel Libro di Thot, segnatamente agli Arcani II (Sacerdotessa - Luna), III (Imperatrice - Venere) e XVII (Stella - Dama dell'Acquario). Crowley annota che "la carta rappresenta la forma più spirituale di Iside, la Vergine Eterna, l'Artemide dei Greci, Essa è ammantata solo nel luminoso velo di Luce (...) Questa Luce è il menstruum della manifestazione, la Dea Nuit, la possibilità della Forma".
L'Imperatrice è la seconda delle tre ipostasi della Grande Dea (...) Crowley ricorda che "è impossibile riassumere i significati del simbolo della Donna, per la semplice ragione che ella ricorre continuamente in forme infinitamente varie" e ricorda la definizione classica della Dea "dai molti troni, dalle molte menti, dalle molte astuzie"; e ancora fa rilevare che "in questa carta essa è rappresentata nella sua più generale manifestazione. Ella riunisce le qualità spirituali più alte a quelle materiali più basse".
Finalmente, in primo piano di fronte al globo e ritratta di lato, compare la Figlia del Firmamento, Colei che dimora tra le Acque, personificazione eterea e sensuale di Nuit o, come spesso Therìon la definì, Nostra Signora delle Stelle. Il suo corpo completamente nudo, morbido e affusolato, tinto di una tenue sfumatura dell'azzurro celeste, sembra inginocchiato su un lembo di terra dinanzi a un immenso mare di acque cristalline che si perde lungo un orizzonte di spiagge solcate da tumuli e piramidi. I lunghissimi capelli fluenti ricadono maliziosamente, ondeggiando a sinusoide lungo tutto il corpo della Dea fino a sfiorare il terreno sotto i suoi piedi, mentre le braccia con la loro particolare posizione rituale - la destra levata in alto e la sinistra tesa verso il basso - completano l'immagine simbolica della Dama Stellare, proposta nel suo complesso come una vivente swastika, Madre di ogni vortice, rotazione o spirale di vita. Ella sembra giocare il suo Gioco arcano tra le Stelle e le Grandi Acque e Terre nel flusso cosmico, mentre sorregge gli strumenti del suo potere: due Coppe a forma di seni prosperosi, una d'oro e una d'argento.
I Misteri del Libro di Thoth - G. Berti, R. Negrini, R. Tebani
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lunedì 13 febbraio 2017
Nostra Signora delle Stelle
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sabato 17 settembre 2016
Sophia
Nel cristianesimo - religione che ha aggregato e assorbito motivi di tradizioni molto eterogenee - lo "Spirito" non ha tratti ben definiti; non è "femminile" là dove feconda la Vergine e, nell'Antico Testamento, come principio che sovrasta le Acque. Tuttavia in ebraico e in aramaico il termine "spirito" è di genere femminile, e nello gnosticismo cristiano - nel Vangelo degli Ebrei - si incontra l'espressione, riferita al Cristo, "mia madre, lo Spirito Santo", mentre il termine greco per "spirito", pneuma, può corrispondere a quello indù di 'prana', soffio come forza vitale, forza di vita; dal che risulta, per lo Spirito Santo, la cui discesa fu anche raffigurata come una discesa di fiamme, un significato convergente con quello della stessa Shekinah. D'altra parte, lo Spirito Santo è stato spesso simboleggiato dalla colomba, la quale fu già associata alle grandi divinità femminili mediterranee, alla Potnia cretese, a Ishtar, a Derceto, a Mylitta, alla stessa Afrodite, a rappresentarne la forza e l'influenza. E sono delle colombe a portare a Zeus il suo nutrimento, l'ambrosia.
La Donna Divina dello gnosticismo è essenzialmente Sophia, Entità dai molti volti e dai molti nomi.
Identificata talvolta con lo stesso Spirito Santo, secondo le sue varie valenze essa è anche la Madre o Madre Universale, la Madre dei Viventi o Madre Risplendente, la Potenza in atto, Quella-della-Mano-Sinistra (in opposizione al Cristo, inteso come il Suo sposo e Quello-della-Mano-Destra), come la Lussuriosa, la Matrice, la Vergine, la Sposa del Maschio, la Rivelatrice dei Misteri perfetti, la Santa Colomba dello Spirito, la Madre Celeste, la Smarrita, Elena (cioè Selene, la Luna); fu concepita come la Psyche del mondo e come l'aspetto femminile del Logos. Nella Grande Rivelazione di Simone gnostico il tema della Diade e dell'Androgine è dato in termini che qui vale la pena riportare: "Questo è Colui che fu, che è e che sarà, potere maschio-femmina come il preesistente potere illimitato che non ha principio né fine esistendo nell'Uno. Fu da questo potere illimitato che il pensiero, celato nell'Uno, dapprima procedette, divenendo due... Così accade che quanto da esso viene manifestato, benché uno, si trovi ad essere due, maschio e femmina, avendo la femmina in sé stesso".
Metafisica del Sesso - Julius Evola
La Donna Divina dello gnosticismo è essenzialmente Sophia, Entità dai molti volti e dai molti nomi.
Identificata talvolta con lo stesso Spirito Santo, secondo le sue varie valenze essa è anche la Madre o Madre Universale, la Madre dei Viventi o Madre Risplendente, la Potenza in atto, Quella-della-Mano-Sinistra (in opposizione al Cristo, inteso come il Suo sposo e Quello-della-Mano-Destra), come la Lussuriosa, la Matrice, la Vergine, la Sposa del Maschio, la Rivelatrice dei Misteri perfetti, la Santa Colomba dello Spirito, la Madre Celeste, la Smarrita, Elena (cioè Selene, la Luna); fu concepita come la Psyche del mondo e come l'aspetto femminile del Logos. Nella Grande Rivelazione di Simone gnostico il tema della Diade e dell'Androgine è dato in termini che qui vale la pena riportare: "Questo è Colui che fu, che è e che sarà, potere maschio-femmina come il preesistente potere illimitato che non ha principio né fine esistendo nell'Uno. Fu da questo potere illimitato che il pensiero, celato nell'Uno, dapprima procedette, divenendo due... Così accade che quanto da esso viene manifestato, benché uno, si trovi ad essere due, maschio e femmina, avendo la femmina in sé stesso".
Metafisica del Sesso - Julius Evola
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giovedì 29 ottobre 2015
Fanciulla Maddy, Fanciulla Kore
Gesù
esaltò molti valori tipici delle società matriarcali, messi in evidenza
dall'archeologa Marija Gimbutas: l'antica abitudine di condividere
anziché opprimere, di fare agli altri quello che vorremmo fosse fatto a
noi, valori di affiliazione e di unione e non di dominio, valori di
giustizia e bellezza in una società pacifica e ugualitaria, tutti
raggiungibili se si ha una concezione globale della
realtà umana, dove i confini tra ciò che è visibile e ciò che non lo è
sono labili, in una dimensione spesso identificata con l'acqua del mare,
ossia con l'inconscio. Un segno di riconoscimento dei primi cristiani
fu inoltre il 'pesce', simbolo identificativo anche di Persefone. Maria
Maddalena, considerata dagli gnostici come Sofia, aveva come simbolo il
'pesce', animale acquatico e connesso con il mare. Il mutismo del pesce
simboleggiava inoltre il silenzio a cui era obbligato l'iniziato, che
doveva eliminare tutti gli ostacoli che si frapponevano alla sua visione
interiore.
Karol Kerényi, nel suo studio 'Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia', afferma che in connessione con la festa dei Misteri in Eleusi si rappresentava l'emergere di una Dea dal mare: una fanciulla nasceva da una conchiglia simboleggiando come Afrodite, fanciulla divina, l'amore nella sua forma fisica. Si dice che la bella Phryne fosse una 'prostituta'. Il riferimento alla prostituta rimanda alla figura della Maddalena, nell'accezione di cui abbiamo già avuto modo di discutere. Ricordo, infatti, che per gli gnostici questo ruolo simboleggiava l'aspetto di Sofia che, inconsapevole della sua natura divina, si concedeva a molti amanti, mostrando la sua natura infedele; ma allorquando Sofia conquistava la consapevolezza della sua origine divina, un principio informatore di carattere spirituale guidava la sua vita e la prostituta, una volta redenta, trovava la sua vera Madre divina.
Maria Maddalena fu quindi considerata una prostituta probabilmente perché aveva svolto lo stesso ruolo di Phryne nei Misteri della Dea; nella parte finale dei Misteri eleusini avveniva il ricongiungimento della fanciulla 'prostituta' con la sua origine divina, ossia con la sua Dea Madre e con la Dea dei morti, in modo da ritornare alla Trinità degli aspetti Persefone-Demetra-Ecate. Questo ricongiungimento era la Risurrezione, la nuova nascita, che comportava l'apparizione di un bambino divino.
Rosa Mistica, la Tradizione della Dea nel Nuovo Testamento - Elisa Ghigghini
Karol Kerényi, nel suo studio 'Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia', afferma che in connessione con la festa dei Misteri in Eleusi si rappresentava l'emergere di una Dea dal mare: una fanciulla nasceva da una conchiglia simboleggiando come Afrodite, fanciulla divina, l'amore nella sua forma fisica. Si dice che la bella Phryne fosse una 'prostituta'. Il riferimento alla prostituta rimanda alla figura della Maddalena, nell'accezione di cui abbiamo già avuto modo di discutere. Ricordo, infatti, che per gli gnostici questo ruolo simboleggiava l'aspetto di Sofia che, inconsapevole della sua natura divina, si concedeva a molti amanti, mostrando la sua natura infedele; ma allorquando Sofia conquistava la consapevolezza della sua origine divina, un principio informatore di carattere spirituale guidava la sua vita e la prostituta, una volta redenta, trovava la sua vera Madre divina.
Maria Maddalena fu quindi considerata una prostituta probabilmente perché aveva svolto lo stesso ruolo di Phryne nei Misteri della Dea; nella parte finale dei Misteri eleusini avveniva il ricongiungimento della fanciulla 'prostituta' con la sua origine divina, ossia con la sua Dea Madre e con la Dea dei morti, in modo da ritornare alla Trinità degli aspetti Persefone-Demetra-Ecate. Questo ricongiungimento era la Risurrezione, la nuova nascita, che comportava l'apparizione di un bambino divino.
Rosa Mistica, la Tradizione della Dea nel Nuovo Testamento - Elisa Ghigghini
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martedì 15 settembre 2015
La Dea dell'Ombra
E' sotto gli occhi di tutti. La Maria Maddalena, santa e asceta, della tradizione cristiana viene oggi insidiata, soprattutto nella cultura popolare (film, romanzi, libri dedicati ad argomenti misteriosi... ), da un'altra Maddalena, una 'nuova' Maddalena, di volta in volta strega, sacerdotessa, iniziata a grandi segreti, associata alla Dea Madre, alle Madonne Nere, alla Sophia gnostica, al 'Femminino Sacro', alla neostregoneria e al matriarcato.
Come si è potuti arrivare ad una tale stupefacente metamorfosi? Quali le condizioni che l'hanno resa possibile? Dove è iniziata? E perché?
Questo libro ricostruisce con ricchezza di dettagli la formazione di questa 'nuova' Maddalena, ambigua e trasformista. Rintraccia la sua vicenda nella storia dell'arte. Ne segue le tracce tra le spiritualità alternative. Individua gli ambienti e i personaggi che l'hanno sostenuta. Tra ritrovamenti d'antichi papiri e moderne rivendicazioni femministe, pratiche magiche e appelli al ritorno del matriarcato. Sino alle recenti, clamorose affermazioni in testi come Il Codice da Vinci.
Maria Maddalena e la Dea dell'Ombra, il Sacro femminile, la Spiritualità della Dea e l'immaginario contemporaneo - Mario Arturo Iannacone.
Come si è potuti arrivare ad una tale stupefacente metamorfosi? Quali le condizioni che l'hanno resa possibile? Dove è iniziata? E perché?
Questo libro ricostruisce con ricchezza di dettagli la formazione di questa 'nuova' Maddalena, ambigua e trasformista. Rintraccia la sua vicenda nella storia dell'arte. Ne segue le tracce tra le spiritualità alternative. Individua gli ambienti e i personaggi che l'hanno sostenuta. Tra ritrovamenti d'antichi papiri e moderne rivendicazioni femministe, pratiche magiche e appelli al ritorno del matriarcato. Sino alle recenti, clamorose affermazioni in testi come Il Codice da Vinci.
Maria Maddalena e la Dea dell'Ombra, il Sacro femminile, la Spiritualità della Dea e l'immaginario contemporaneo - Mario Arturo Iannacone.
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martedì 28 aprile 2015
il Regno della Dea
In questa lettera il Kircher, dopo aver elogiato la Regina
per le sue doti e la sua saggezza, scrive che " con il favore di tanta
Maestà" porterà presto a termine il suo libro: "poiché vedo dedicarti
con mente ben disposta allo studio dell'Antica
Scienza dei Simboli Egizi, propria dei soli Re e senza la cui perfetta
conoscenza a nessuno veniva concesso un tempo di adire al Trono Reale, sarà mio dovere il portare a compimento, con la guida del Divino Nume e il favore di contanta Maestà, quanto pensai si potesse fare in questo genere di studi arcani".
Qui il dotto gesuita si riferisce certamente alla sua opera 'Oedipus Aegyptiacus'. Da questa lettera si potrebbe arguire un certo interesse della Regina per la Tradizione Egizia.
(...)
Probabilmente Cristina fu anche attratta dalla personalità di Cleopatra che, come scrive Borsellino, poteva rappresentare "ai suoi occhi una figura femminile degna di essere presa a modello", per il suo spirito d'indipendenza e per la sua libertà d'azione. Ambedue Regine e abili nel governo del proprio paese, ambedue dotate di grande coraggio e intelligenza. Cleopatra dopo aver combattuto fino alla morte per difendere il suo Regno, si darà la morte per non cadere in mano del nemico; Cristina, dopo la sua vittoria sulla Danimarca e la pace di Westfalia, abbandonerà un Regno che l'amava per la sua vocazione alla libertà e per seguire i suoi interessi culturali e religiosi. Ambedue Eroine della storia, l'una ha avuto in mano il destino di due Potenti Tradizioni, di due potenti popoli, Roma e l'Egitto, in uno dei momenti più critici e delicati della storia del Mediterraneo; per poco non si rischiò, come scrive Buchan, "una supremazia dell'Oriente e un trasferimento del potere dalle rive del Tevere alle rive del Nilo"; l'altra, al massimo del suo potere, conosciuta da tutta Europa per la sua cultura e per le sue vittorie militari, abbandona tutto per realizzare con libertà d'azione le sue scelte. Mentre Cleopatra fu affascinata dalla grandezza di Roma, ma rimase sempre legata alla sua terra, Cristina scelse Roma come sua seconda patria.
(...)
Infine, come a Cleopatra si attribuisce un testo alchemico famoso, 'la Crisopea di Cleopatra' (III sec. d. C.), in cui per la prima volta si parla (secondo gli storici di Alchimia) dell'Uroboros e del tema dell'Unione Nuziale, Cristina ha lasciato nel suo archivio a Stoccolma scritti autografi e ricette di famosi alchimisti. Donne dotate di fascino e abituate al comando, la cui sensibilità femminile s'inchina, si esprime nel grande Amore di Cleopatra per Marcantonio e di Cristina per Azzolino, ma la cui fine fu molto diversa.
Cleopatra, quando vide crollare il suo sogno di un Impero Egizio-Romano, si dà la morte; Cristina, abbandonando un regno terreno per un Regno più grande, è ancora viva e ammirata ancora oggi.
Cristina di Svezia e il suo Cenacolo Alchemico - Anna Maria Partini
Qui il dotto gesuita si riferisce certamente alla sua opera 'Oedipus Aegyptiacus'. Da questa lettera si potrebbe arguire un certo interesse della Regina per la Tradizione Egizia.
(...)
Probabilmente Cristina fu anche attratta dalla personalità di Cleopatra che, come scrive Borsellino, poteva rappresentare "ai suoi occhi una figura femminile degna di essere presa a modello", per il suo spirito d'indipendenza e per la sua libertà d'azione. Ambedue Regine e abili nel governo del proprio paese, ambedue dotate di grande coraggio e intelligenza. Cleopatra dopo aver combattuto fino alla morte per difendere il suo Regno, si darà la morte per non cadere in mano del nemico; Cristina, dopo la sua vittoria sulla Danimarca e la pace di Westfalia, abbandonerà un Regno che l'amava per la sua vocazione alla libertà e per seguire i suoi interessi culturali e religiosi. Ambedue Eroine della storia, l'una ha avuto in mano il destino di due Potenti Tradizioni, di due potenti popoli, Roma e l'Egitto, in uno dei momenti più critici e delicati della storia del Mediterraneo; per poco non si rischiò, come scrive Buchan, "una supremazia dell'Oriente e un trasferimento del potere dalle rive del Tevere alle rive del Nilo"; l'altra, al massimo del suo potere, conosciuta da tutta Europa per la sua cultura e per le sue vittorie militari, abbandona tutto per realizzare con libertà d'azione le sue scelte. Mentre Cleopatra fu affascinata dalla grandezza di Roma, ma rimase sempre legata alla sua terra, Cristina scelse Roma come sua seconda patria.
(...)
Infine, come a Cleopatra si attribuisce un testo alchemico famoso, 'la Crisopea di Cleopatra' (III sec. d. C.), in cui per la prima volta si parla (secondo gli storici di Alchimia) dell'Uroboros e del tema dell'Unione Nuziale, Cristina ha lasciato nel suo archivio a Stoccolma scritti autografi e ricette di famosi alchimisti. Donne dotate di fascino e abituate al comando, la cui sensibilità femminile s'inchina, si esprime nel grande Amore di Cleopatra per Marcantonio e di Cristina per Azzolino, ma la cui fine fu molto diversa.
Cleopatra, quando vide crollare il suo sogno di un Impero Egizio-Romano, si dà la morte; Cristina, abbandonando un regno terreno per un Regno più grande, è ancora viva e ammirata ancora oggi.
Cristina di Svezia e il suo Cenacolo Alchemico - Anna Maria Partini
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venerdì 3 aprile 2015
Inanna del Mattino e della Sera
Proprio come abbiamo rilevato nel tempio della Dea Occhio di Tell Brak, Betty De Shong Meador fa notare che "l'uso della lingua neolitica samaro/ubaida (del VI millennio) si protrasse direttamente nella cultura sumera". I Samari "usarono nella loro iconografia l'onnipresente simbolo del Serpente legato alla terra", come pure le favolose immagini di danzatrici (Dakini) roteanti con i capelli al vento.
La prima forma di scrittura sumera è stata usata per comporre inni di devozione alla Dea Inanna, e narra storie della Sua Sessualità Sacra e della sua discesa e Iniziazione sotto l'egida di Ereshkigal, sua tenebrosa sorella degli Inferi.
In questi ultimi trent'anni, le storie di Inanna sono state fondamentali per il pensiero femminista nel processo di revisione della storia e della religione. Tra gli epiteti di Inanna nel III millennio a. C. troviamo "la Principessa Inanna", "Inanna del Mattino e della Sera" (la Sua figura era intercambiabile con il Pianeta Venere), e ancora "Inanna delle Steppe". Era "guardiana delle abbondanti messi conservate nei depositi comuni di Uruk (la città più grande della Mesopotamia, odierno Iraq) e riceveva offerte differenti a seconda dei diversi aspetti del Suo Divino Sé.
Meador, studiosa junghiana, ha passato gli ultimi dieci anni a tradurre i poemi di Enheduanna, la Sacerdotessa di Inanna che visse nel 2300 a.C, periodo di cui possediamo un'ampia documentazione a supporto dell'esistenza delle Doppie Regine Amazzoni (la 'Guerriera' e la 'Sacerdotessa'). Enheduanna, descritta con una veste a balze e un alto copricapo conico a tesa rotonda, rappresenta la conclusione del lungo Lignaggio di Sacerdotesse che, per parecchi millenni nell'area dell'odierno Iraq, avevano presieduto ai riti sciamanici. Le sue origini sono legate allo zafferano che veniva raccolto nella città di Saffron, dove era nato il Potente Sargon, suo padre. Ciò lega Enheduanna alle Sacerdotesse Minoiche che raccolgono lo zafferano, ritratte nei murali di Creta e Santorini. La madre di Sargon era stata una "Sacerdotessa che aveva partorito in segreto un bambino" e lo aveva posto in un cesto nell'acqua, per essere poi allevato da un giardiniere".
La Dea Doppia - Vicky Noble
Se mi chiedi a che religione appartengo, ti rispondo:
"Io Sono Figlia del Sole e della Luna,
Io Sono Figlia della Terra e delle Stelle".
Debdeashakti
La prima forma di scrittura sumera è stata usata per comporre inni di devozione alla Dea Inanna, e narra storie della Sua Sessualità Sacra e della sua discesa e Iniziazione sotto l'egida di Ereshkigal, sua tenebrosa sorella degli Inferi.
In questi ultimi trent'anni, le storie di Inanna sono state fondamentali per il pensiero femminista nel processo di revisione della storia e della religione. Tra gli epiteti di Inanna nel III millennio a. C. troviamo "la Principessa Inanna", "Inanna del Mattino e della Sera" (la Sua figura era intercambiabile con il Pianeta Venere), e ancora "Inanna delle Steppe". Era "guardiana delle abbondanti messi conservate nei depositi comuni di Uruk (la città più grande della Mesopotamia, odierno Iraq) e riceveva offerte differenti a seconda dei diversi aspetti del Suo Divino Sé.
Meador, studiosa junghiana, ha passato gli ultimi dieci anni a tradurre i poemi di Enheduanna, la Sacerdotessa di Inanna che visse nel 2300 a.C, periodo di cui possediamo un'ampia documentazione a supporto dell'esistenza delle Doppie Regine Amazzoni (la 'Guerriera' e la 'Sacerdotessa'). Enheduanna, descritta con una veste a balze e un alto copricapo conico a tesa rotonda, rappresenta la conclusione del lungo Lignaggio di Sacerdotesse che, per parecchi millenni nell'area dell'odierno Iraq, avevano presieduto ai riti sciamanici. Le sue origini sono legate allo zafferano che veniva raccolto nella città di Saffron, dove era nato il Potente Sargon, suo padre. Ciò lega Enheduanna alle Sacerdotesse Minoiche che raccolgono lo zafferano, ritratte nei murali di Creta e Santorini. La madre di Sargon era stata una "Sacerdotessa che aveva partorito in segreto un bambino" e lo aveva posto in un cesto nell'acqua, per essere poi allevato da un giardiniere".
La Dea Doppia - Vicky Noble
Se mi chiedi a che religione appartengo, ti rispondo:
"Io Sono Figlia del Sole e della Luna,
Io Sono Figlia della Terra e delle Stelle".
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martedì 31 marzo 2015
Rex et Sacerdos
Dal Culto della Dea Madre deriva il simbolo della Dea Doppia.
Presente in tutto il mondo, l'Archetipo della Dea Doppia espande il nostro modo di intendere l'antica autonomia e sovranità femminile.
Se collocati in un più ampio contesto, tutti gli sfrenati gruppi di indomite e profetiche Sacerdotesse-sciamane estatiche possono essere visti come elementi di un antico e universale Culto della Dea, tramandato da una precedente civiltà matristica legata alla terra, che era stata distrutta e costretta a migrare in tutte le direzioni. La cività delle isole, come quella di Malta, delle Cicladi, di Creta e di Cipro, divenne l'ultima roccaforte dei riti sciamanici della Dea, prettamente femminili, in un tempo in cui le culture continentali erano state decimate da violenti invasori.
Il Tempio Oracolare di Delo (luogo di nascita di Apollo e Artemide, i gemelli della Grecia classica) era il centro sacro del cerchio formato dalle isole cicladi, da cui trassero il loro nome. In quei luoghi, le donne si truccavano il volto e probabilmente officiavano la maggior parte dei più importanti riti religiosi (se non tutti), comprese le Rivelazioni delle Profezie Oracolari e i rituali funerari.
In questi luoghi, le Sacerdotesse estatiche potrebbero aver praticato anche riti sessuali di tipo tantrico, come avvenne molto tempo dopo, quando yogini tibetane e indiane altamente evolute officiavano le loro sacre pratiche magiche nei cimiteri e negli ossari, con canti estatici collettivi che stimolavano la percezione.
Tirando le somme di tutte queste ipotetiche connessioni, diventerà finalmente possibile tracciare una discendenza diretta e ininterrotta degli antichi Misteri Femminili della Dea Doppia, da Catalhoyuk nel VII a. C. fino ai Misteri Eleusini che si svolgevano nell'Atene classica, al "fiorire della civiltà occidentale".
La Dea Doppia - Vicky Noble
Presente in tutto il mondo, l'Archetipo della Dea Doppia espande il nostro modo di intendere l'antica autonomia e sovranità femminile.
Se collocati in un più ampio contesto, tutti gli sfrenati gruppi di indomite e profetiche Sacerdotesse-sciamane estatiche possono essere visti come elementi di un antico e universale Culto della Dea, tramandato da una precedente civiltà matristica legata alla terra, che era stata distrutta e costretta a migrare in tutte le direzioni. La cività delle isole, come quella di Malta, delle Cicladi, di Creta e di Cipro, divenne l'ultima roccaforte dei riti sciamanici della Dea, prettamente femminili, in un tempo in cui le culture continentali erano state decimate da violenti invasori.
Il Tempio Oracolare di Delo (luogo di nascita di Apollo e Artemide, i gemelli della Grecia classica) era il centro sacro del cerchio formato dalle isole cicladi, da cui trassero il loro nome. In quei luoghi, le donne si truccavano il volto e probabilmente officiavano la maggior parte dei più importanti riti religiosi (se non tutti), comprese le Rivelazioni delle Profezie Oracolari e i rituali funerari.
In questi luoghi, le Sacerdotesse estatiche potrebbero aver praticato anche riti sessuali di tipo tantrico, come avvenne molto tempo dopo, quando yogini tibetane e indiane altamente evolute officiavano le loro sacre pratiche magiche nei cimiteri e negli ossari, con canti estatici collettivi che stimolavano la percezione.
Tirando le somme di tutte queste ipotetiche connessioni, diventerà finalmente possibile tracciare una discendenza diretta e ininterrotta degli antichi Misteri Femminili della Dea Doppia, da Catalhoyuk nel VII a. C. fino ai Misteri Eleusini che si svolgevano nell'Atene classica, al "fiorire della civiltà occidentale".
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giovedì 26 marzo 2015
Inanna, Venere, Kali: i diversi aspetti di Shakti
Oltre a indicare Vie per la Salvezza dell'individuo, ''Signora dal
Cuore immenso'' rivela anche il compito essenziale della Gran
Sacerdotessa e cioè quello di rappresentare Inanna al popolo come la
natura paradossale su cui posano le credenze mesopotamiche. Enheduanna
si fece carico dell'adorare, contenere, appagare ed emulare questo
Paradosso chiamato Inanna, portando avanti fedelmente i rituali degli
Dei.
... L'assira Ishtar è un ''Potere Divino che agisce nell'uomo'' e deve essere compreso ''nei termini della Sua manifestazione umana: Lei è l'emozione che muove il profeta, il respiro che emana dal 'Cuore' di lui o lei". Da questo punto di vista Ishtar è paragonabile allo Spirito Santo cristiano o all'ebraica Shekinah. Non conosciamo le origini di queste idee teologiche, ma alcuni aspetti di Inanna possono essere rintracciati nelle Dee Neolitiche. Un flusso di credenze si estende dal VI millennio a. C. fino al presente; nel contesto di questo continuum, Enheduanna non è soltanto una poetessa e una pensatrice intelligente, ma anche una donna mistica ispirata nello scrivere dalla sua esperienza con la Divina Inanna.
Inanna viene descritta spesso come una Dea dell'Amore, simile a Venere, in cui si incontrano le immagini della seduttiva Afrodite o di una Marilyn Monroe. Inanna può ammantarsi di seduzione, ma è la Dea dell'Amore in un senso più ampio: è quel desiderio roboante che ''genera l'energia dell'universo''. Inanna assomiglia incredibilmente alla Dea indiana Kali. Secondo la credenza hindu, Kali è il Principio Primevo Creativo alla base del cosmo; è la forza energica di tutte le divinità, di ogni essere e di ogni cosa. L'immagine di Kali che si unisce al Suo Dio, con Lei in posizione superiore, è l'immagine della Forza Divina che genera l'Universo.
Inanna, Signora dal Cuore immenso - Betty De Shong Meador
... L'assira Ishtar è un ''Potere Divino che agisce nell'uomo'' e deve essere compreso ''nei termini della Sua manifestazione umana: Lei è l'emozione che muove il profeta, il respiro che emana dal 'Cuore' di lui o lei". Da questo punto di vista Ishtar è paragonabile allo Spirito Santo cristiano o all'ebraica Shekinah. Non conosciamo le origini di queste idee teologiche, ma alcuni aspetti di Inanna possono essere rintracciati nelle Dee Neolitiche. Un flusso di credenze si estende dal VI millennio a. C. fino al presente; nel contesto di questo continuum, Enheduanna non è soltanto una poetessa e una pensatrice intelligente, ma anche una donna mistica ispirata nello scrivere dalla sua esperienza con la Divina Inanna.
Inanna viene descritta spesso come una Dea dell'Amore, simile a Venere, in cui si incontrano le immagini della seduttiva Afrodite o di una Marilyn Monroe. Inanna può ammantarsi di seduzione, ma è la Dea dell'Amore in un senso più ampio: è quel desiderio roboante che ''genera l'energia dell'universo''. Inanna assomiglia incredibilmente alla Dea indiana Kali. Secondo la credenza hindu, Kali è il Principio Primevo Creativo alla base del cosmo; è la forza energica di tutte le divinità, di ogni essere e di ogni cosa. L'immagine di Kali che si unisce al Suo Dio, con Lei in posizione superiore, è l'immagine della Forza Divina che genera l'Universo.
Inanna, Signora dal Cuore immenso - Betty De Shong Meador
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mercoledì 25 marzo 2015
Preparazione alla Pasqua
Presso i Sumeri la Dea Inanna - raffigurante la Madre Terra - ebbe una grande diffusione. Ed è del VI millennio a.C. una Dea della Fecondità e della Maternità adorata dagli Ittiti (ma questi adoravano pure la Gran Madre Ishtar).
Altra Dea della Fecondità fu l'Iranica Anahita, che influenzò poi la religione greco-romana, diventando Afrodite per i Greci e Magna Mater (la Grande Madre) per i Romani.
I Sacchèi adorarono la Dea Madre Anaide, in onore della quale si tenevano delle feste molto licenziose.
Alla mitologia pre-Ellenica dell'Asia Minore appartiene Cibele, Dea della Terra, designata all'inizio con il nome di Gran Madre. Nel Suo culto, al solito, prevalse il carattere orgiastico e le feste in Suo onore celebravano il ritorno della Primavera e il risorgere della Natura.
Le prime raffigurazioni della Dea Cibele sono del II-I millennio a.C.
In seguito il culto di Cibele sarebbe stato ripreso dalle grandiose Feste Adònie dei Fenici (in onore di Adone il giovane Dio "che muore e poi risorge") nonché - non ci stancheremo di ripeterlo - si sarebbe poi riattualizzato nella nostra "Pasqua di Resurrezione".
Ben altra fu la Pasqua nelle civiltà matriarcali!
"Le feste agricole" scrive il Briffault "e soprattutto quelle connesse alla semina e al raccolto delle messi, in ogni luogo del mondo e in ogni epoca, presentano i più larghi esempi di licenza sessuale".
"Le popolazioni agricole algerine protestano vivamente, per ogni restrizione imposta alla licenziosità delle loro donne, poiché credono che cercare di limitare e costringere la morale sessuale sia nocivo al successo dei lavori agricoli".
I Thesmophoria, o Feste della semina, conservano in forma attenuata l'originale carattere magico della fertilità. Le donne portavano emblemi fallici e pronunciavano parole oscene. I Saturnàlia erano le feste romane della semina e ad esse seguì, nell'Europa del Sud, il carnevale, di cui i simboli fallici erano i segni caratteristici fino a poco tempo fa".
La "Prostituzione Sacra", oltre che per Afrodite, Ishtar e Mylitta, era praticata anche in onore di altre Dee: Anaitis, Innini, Athagatia e altre ancora.
Dice lo psicologo Ferene Schuch: "Le civiltà arcaiche usavano i simboli erotico sessuali più audaci per propiziare la raccolta del grano, la nascita dei figli, la prosperità in generale. I tabù giudeo-cristiani hanno poi drasticamente messo all'indice questi simboli bollandoli come peccaminosi e abominevoli, creando così il piacere proibito della "pornografia" (in greco: raffigurazione di cose sporche); o meglio: rendendo sporco quello che prima era semplicemente naturale, come mangiare e bere. E aggiunge lo Stacul: "Fin quando gli uomini furono incapaci di comprensione logica e di dominio tecnico della Natura, il problema dominante della loro esistenza non fu quello di modificare le cose, per trarne maggiori vantaggi, ma di riaffermare - attraverso riti magici e pratiche cultuali - l'unità biologica e la solidarietà organica con tutte le forme viventi.
Di qui si spiega anche il valore cultuale attribuito alle figurazioni femminili orgiastiche, che si ritrovano durante il Neolitico; connesse ai riti di fecondità e rigenerazione. Le Veneri di Tell Brak e di Tell Halaf - che sollevano le mammelle con le mani od ostentano il sesso, scostando le gambe - erano intese a rafforzare, con l'atteggiamento e il gesto, il potere magico dei loro attributi".
Erodoto e Strabone ci parlano della Dea Madre Universale Mylitta degli Assiro-Babilonesi; questa si identifica con l'Ashtart dei Fenici, l'Afrodite dei Greci, l'Alitta degli Arabi e la Derceto dei Filistei.
Tutti i popoli del Medio Oriente arcaico adoravano la Dea Ishtar, seppure con differenti denominazioni. Infatti Essa si identifica con l'Iside Egizia, l'Astarte fenicia, la Venere babilonese, con Athar; la Venere dei Minèi sudarabici, con la "Dea dei Serpenti" dei Cretesi, con la Tanit dei Cartaginesi e con l'Astarotte dell'Antico Testamento. Fu ancora assimilata - parliamo sempre di Ishtar - con l'Inanna sumera, con le greche Afrodite, Cibèle, Hera e con la Venere Ericìna dei Romani.
Fratelli e Sorelle per l'Età dell'Acquario. Né Patriarcato né Matriarcato - Eugenio Mazzolla
Altra Dea della Fecondità fu l'Iranica Anahita, che influenzò poi la religione greco-romana, diventando Afrodite per i Greci e Magna Mater (la Grande Madre) per i Romani.
I Sacchèi adorarono la Dea Madre Anaide, in onore della quale si tenevano delle feste molto licenziose.
Alla mitologia pre-Ellenica dell'Asia Minore appartiene Cibele, Dea della Terra, designata all'inizio con il nome di Gran Madre. Nel Suo culto, al solito, prevalse il carattere orgiastico e le feste in Suo onore celebravano il ritorno della Primavera e il risorgere della Natura.
Le prime raffigurazioni della Dea Cibele sono del II-I millennio a.C.
In seguito il culto di Cibele sarebbe stato ripreso dalle grandiose Feste Adònie dei Fenici (in onore di Adone il giovane Dio "che muore e poi risorge") nonché - non ci stancheremo di ripeterlo - si sarebbe poi riattualizzato nella nostra "Pasqua di Resurrezione".
Ben altra fu la Pasqua nelle civiltà matriarcali!
"Le feste agricole" scrive il Briffault "e soprattutto quelle connesse alla semina e al raccolto delle messi, in ogni luogo del mondo e in ogni epoca, presentano i più larghi esempi di licenza sessuale".
"Le popolazioni agricole algerine protestano vivamente, per ogni restrizione imposta alla licenziosità delle loro donne, poiché credono che cercare di limitare e costringere la morale sessuale sia nocivo al successo dei lavori agricoli".
I Thesmophoria, o Feste della semina, conservano in forma attenuata l'originale carattere magico della fertilità. Le donne portavano emblemi fallici e pronunciavano parole oscene. I Saturnàlia erano le feste romane della semina e ad esse seguì, nell'Europa del Sud, il carnevale, di cui i simboli fallici erano i segni caratteristici fino a poco tempo fa".
La "Prostituzione Sacra", oltre che per Afrodite, Ishtar e Mylitta, era praticata anche in onore di altre Dee: Anaitis, Innini, Athagatia e altre ancora.
Dice lo psicologo Ferene Schuch: "Le civiltà arcaiche usavano i simboli erotico sessuali più audaci per propiziare la raccolta del grano, la nascita dei figli, la prosperità in generale. I tabù giudeo-cristiani hanno poi drasticamente messo all'indice questi simboli bollandoli come peccaminosi e abominevoli, creando così il piacere proibito della "pornografia" (in greco: raffigurazione di cose sporche); o meglio: rendendo sporco quello che prima era semplicemente naturale, come mangiare e bere. E aggiunge lo Stacul: "Fin quando gli uomini furono incapaci di comprensione logica e di dominio tecnico della Natura, il problema dominante della loro esistenza non fu quello di modificare le cose, per trarne maggiori vantaggi, ma di riaffermare - attraverso riti magici e pratiche cultuali - l'unità biologica e la solidarietà organica con tutte le forme viventi.
Di qui si spiega anche il valore cultuale attribuito alle figurazioni femminili orgiastiche, che si ritrovano durante il Neolitico; connesse ai riti di fecondità e rigenerazione. Le Veneri di Tell Brak e di Tell Halaf - che sollevano le mammelle con le mani od ostentano il sesso, scostando le gambe - erano intese a rafforzare, con l'atteggiamento e il gesto, il potere magico dei loro attributi".
Erodoto e Strabone ci parlano della Dea Madre Universale Mylitta degli Assiro-Babilonesi; questa si identifica con l'Ashtart dei Fenici, l'Afrodite dei Greci, l'Alitta degli Arabi e la Derceto dei Filistei.
Tutti i popoli del Medio Oriente arcaico adoravano la Dea Ishtar, seppure con differenti denominazioni. Infatti Essa si identifica con l'Iside Egizia, l'Astarte fenicia, la Venere babilonese, con Athar; la Venere dei Minèi sudarabici, con la "Dea dei Serpenti" dei Cretesi, con la Tanit dei Cartaginesi e con l'Astarotte dell'Antico Testamento. Fu ancora assimilata - parliamo sempre di Ishtar - con l'Inanna sumera, con le greche Afrodite, Cibèle, Hera e con la Venere Ericìna dei Romani.
Fratelli e Sorelle per l'Età dell'Acquario. Né Patriarcato né Matriarcato - Eugenio Mazzolla
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lunedì 23 marzo 2015
la Fonte Arcana della Bellezza
La possibilità di Nuova Vita veniva data dalla Madre Celeste, come Gesù ribadisce nel Vangelo di Tommaso (log. 50): "Poiché mia madre mi diede menzogna, ma la mia Vera Madre mi diede la Vita".
In questo passo Gesù distingue chiaramente il personaggio storico della madre, una donna mortale destinata agli errori della sua cultura di appartenenza, e l'Archetipo Celeste della Vera Madre, Colei che sta al di là delle illusioni e delle apparenze della vita spirituale, l'Intuizione, la Premonizione, la Profezia. Gesù fu un Iniziato ai Misteri della Dea che contemplavano la nascita di un "Figlio della Camera Nuziale", come si afferma nel Vangelo di Filippo (67): "L'Anima e lo Spirito sono nati dall'Acqua, dal Fuoco. Dall'Acqua, dal Fuoco e dalla Luce nacque il Figlio della Camera Nuziale. Parlo non di questo fuoco che non ha forma, ma di quell'altro che ha la forma bianca della bella Luce e della Bellezza".
Si tratta evidentemente di un ritorno alla Fonte Arcana della Bellezza.
Rosa Mistica, la Tradizione della Dea nel Nuovo Testamento - Elisa Ghigghini
In questo passo Gesù distingue chiaramente il personaggio storico della madre, una donna mortale destinata agli errori della sua cultura di appartenenza, e l'Archetipo Celeste della Vera Madre, Colei che sta al di là delle illusioni e delle apparenze della vita spirituale, l'Intuizione, la Premonizione, la Profezia. Gesù fu un Iniziato ai Misteri della Dea che contemplavano la nascita di un "Figlio della Camera Nuziale", come si afferma nel Vangelo di Filippo (67): "L'Anima e lo Spirito sono nati dall'Acqua, dal Fuoco. Dall'Acqua, dal Fuoco e dalla Luce nacque il Figlio della Camera Nuziale. Parlo non di questo fuoco che non ha forma, ma di quell'altro che ha la forma bianca della bella Luce e della Bellezza".
Si tratta evidentemente di un ritorno alla Fonte Arcana della Bellezza.
Rosa Mistica, la Tradizione della Dea nel Nuovo Testamento - Elisa Ghigghini
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domenica 22 marzo 2015
Inanna, Dea dell'Amore
Inanna è la Dea dell'Amore, ma non appartiene a nessuno. Si "aggira" come una prostituta. Lei è la Dea delle prostitute; indugia nelle taverne. Enheduanna la lusinga dicendo: "Ho approntato il Tuo letto nella taverna", il regno delle prostitute. Ciononostante, Lei vigila sul matrimonio: "Avere un marito/avere una moglie/prosperare nella bontà dell'Amore/sono cose Tue, Inanna".
Inanna presiede a tutte le manifestazioni dell'Amore.
Inanna, Dea importante in Sumeria per migliaia di anni, bilancia ampiamente l'unilateralità tipica delle divinità maschili delle attuali culture monoteistiche e costituisce un esempio dell'elemento femminile mancante nella Natura Divina. Il Suo essere multi-sfaccettato colma una parte vitale dell'identità delle donne.
Gli alti stendardi di Inanna si ergono come bandiere svettanti tra i bastioni di quelle credenze tradizionali che limitano le donne. Io Sono una di quei milioni di donne che ovunque nel mondo stanno cercando di ridefinire loro stesse e le loro culture in modi che accolgano il Pieno Potenziale Creativo Femminile.
Nel mio primo incontro con Lei fuori dai miei sogni la scoprii cantare un'ode alla Sua Vulva:
"Fissa la Mia Vulva
il Mio corno stellato dell'Orsa
ormeggia la mia esile barca del Cielo
la Bellezza della Mia Vagina, nuova Luna crescente"
Inanna, Signora dal Cuore Immenso. Inni della Gran Sacerdotessa sumera Enheduanna - Betty De Shong Meador
Inanna presiede a tutte le manifestazioni dell'Amore.
Inanna, Dea importante in Sumeria per migliaia di anni, bilancia ampiamente l'unilateralità tipica delle divinità maschili delle attuali culture monoteistiche e costituisce un esempio dell'elemento femminile mancante nella Natura Divina. Il Suo essere multi-sfaccettato colma una parte vitale dell'identità delle donne.
Gli alti stendardi di Inanna si ergono come bandiere svettanti tra i bastioni di quelle credenze tradizionali che limitano le donne. Io Sono una di quei milioni di donne che ovunque nel mondo stanno cercando di ridefinire loro stesse e le loro culture in modi che accolgano il Pieno Potenziale Creativo Femminile.
Nel mio primo incontro con Lei fuori dai miei sogni la scoprii cantare un'ode alla Sua Vulva:
"Fissa la Mia Vulva
il Mio corno stellato dell'Orsa
ormeggia la mia esile barca del Cielo
la Bellezza della Mia Vagina, nuova Luna crescente"
Inanna, Signora dal Cuore Immenso. Inni della Gran Sacerdotessa sumera Enheduanna - Betty De Shong Meador
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martedì 3 marzo 2015
la Beneamata
Hatshepsut, la Beneamata, generata dall'Amore Divino all'Aurora dei Tempi, legittima la sua Origine Celeste e Carnale.
Il suo Mito si perpetua, Teogamia del Pensiero Antico.
Oggi, accede al Trono, vestita come Sposa di Dio e segnata dal Disco Solare.
Non è la figlia del Libro, ma lo Splendore Sacerdotale, la Dea di Om ed-Dunya, idolo carismatico del popolo egiziano, guida suprema bandita nel dimenticatoio della storia.
(...)
Ammasso di rocce alla foce di una sorgente niagarante la cui estrema cavità s'arrotola come una coda di serpente. All'interno troneggia il Dio-Nilo dai capelli fluttuanti in tre immense ciocche di papiro, tridente dell'intrigo. Da Perfetto Androgino, esso (o essa?) arrotonda i Suoi seni sodi nell'arroganza del desiderio o gonfia superbamente il petto con la forza voluttuosa.
Si precisa così il profilo di Hatshepsut che emerge dalla duplice appartenenza, maestosa nel suo sesso rivendicato.
Tiene simultaneamente rovesciati due vasi, sposi separati, padroni delle inondazioni e della siccità, paratoie che hanno il potere di riversare il limo aprendo o trattenendo il Nuovo Ciclo.
Nilometro del caso e della necessità dove la fortuna ed il potere di controllo corrispondono all'indefinito del tempo.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Il suo Mito si perpetua, Teogamia del Pensiero Antico.
Oggi, accede al Trono, vestita come Sposa di Dio e segnata dal Disco Solare.
Non è la figlia del Libro, ma lo Splendore Sacerdotale, la Dea di Om ed-Dunya, idolo carismatico del popolo egiziano, guida suprema bandita nel dimenticatoio della storia.
(...)
Ammasso di rocce alla foce di una sorgente niagarante la cui estrema cavità s'arrotola come una coda di serpente. All'interno troneggia il Dio-Nilo dai capelli fluttuanti in tre immense ciocche di papiro, tridente dell'intrigo. Da Perfetto Androgino, esso (o essa?) arrotonda i Suoi seni sodi nell'arroganza del desiderio o gonfia superbamente il petto con la forza voluttuosa.
Si precisa così il profilo di Hatshepsut che emerge dalla duplice appartenenza, maestosa nel suo sesso rivendicato.
Tiene simultaneamente rovesciati due vasi, sposi separati, padroni delle inondazioni e della siccità, paratoie che hanno il potere di riversare il limo aprendo o trattenendo il Nuovo Ciclo.
Nilometro del caso e della necessità dove la fortuna ed il potere di controllo corrispondono all'indefinito del tempo.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
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martedì 24 febbraio 2015
Hierodula - Hore - Sacred Whore
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la Divina Sapienza
24 febbraio, European Pagan Memory Day.
Non scordiamo mai più che la Sapienza è Donna.
Laddove Lei è messa a tacere, l'Umanità è destinata a perire.
debdeashakti
Non scordiamo mai più che la Sapienza è Donna.
Laddove Lei è messa a tacere, l'Umanità è destinata a perire.
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giovedì 29 gennaio 2015
il Risveglio della Dea Regina
Come sei bella, Amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono Colombe, dietro il tuo Velo...
Come un nastro di Porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia,
come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo...
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, Opera di mani d'Artista,
il tuo ombelico è una Coppa rotonda che non manca mai di Vino drogato.
il tuo Ventre è un mucchio di Grano, circondato dai gigli,
i tuoi Seni come due cerbiatti, Gemelli di gazzella...
Quanto sei bella e quanto sei graziosa, oh Amore,
Figlia di delizie.
Cantico dei Cantici
Rendimi folle, oh Devi, Madre del Mistero,
che di Mistero intridi i Cuori di coloro che Ti amano,
sprofondami irreparabilmente nel tempestoso Oceano infinito.
Nell'opinione comune alcuni ridono della Tua Libertà,
altri versano lacrime di tenerezza,
alcuni danzano vorticando nella Beatitudine,
ma chi può penetrare il Tuo Mistero?
il Tuo eterno Gioco d'Amore con l'Amore?
Tu sei Divina Follia, oh Dea!
Ramprasad
Chi è Costei che sorge come l'Aurora, bella come la Luna,
fulgida come il Sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?
Cantico dei Cantici
Tu che sei la più bella di tutte le Stelle, come quel dolce pomo,
come il giacinto...
La Tua figura è incantevole e i tuoi occhi...
...e dolcemente Amore si effonde sul volto seducente che in sommo grado ha onorato Afrodite.
Saffo
Gli occhi tuoi sono Colombe, dietro il tuo Velo...
Come un nastro di Porpora le tue labbra e la tua bocca è soffusa di grazia,
come spicchio di melagrana la tua gota attraverso il tuo velo...
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili, Opera di mani d'Artista,
il tuo ombelico è una Coppa rotonda che non manca mai di Vino drogato.
il tuo Ventre è un mucchio di Grano, circondato dai gigli,
i tuoi Seni come due cerbiatti, Gemelli di gazzella...
Quanto sei bella e quanto sei graziosa, oh Amore,
Figlia di delizie.
Cantico dei Cantici
Rendimi folle, oh Devi, Madre del Mistero,
che di Mistero intridi i Cuori di coloro che Ti amano,
sprofondami irreparabilmente nel tempestoso Oceano infinito.
Nell'opinione comune alcuni ridono della Tua Libertà,
altri versano lacrime di tenerezza,
alcuni danzano vorticando nella Beatitudine,
ma chi può penetrare il Tuo Mistero?
il Tuo eterno Gioco d'Amore con l'Amore?
Tu sei Divina Follia, oh Dea!
Ramprasad
Chi è Costei che sorge come l'Aurora, bella come la Luna,
fulgida come il Sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?
Cantico dei Cantici
Tu che sei la più bella di tutte le Stelle, come quel dolce pomo,
come il giacinto...
La Tua figura è incantevole e i tuoi occhi...
...e dolcemente Amore si effonde sul volto seducente che in sommo grado ha onorato Afrodite.
Saffo
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mercoledì 28 gennaio 2015
la Donna-Dea Shakti
Il Tantra considera il Femminile la personificazione della Saggezza, l'Energia della Coscienza, mentre la forza maschile rappresenta l'essere, la volontà e la percezione. Riverisce tutte le forme e le qualità del Femminile Cosmico, che sono l'Aspetto Femminile del Divino: ricettività, amorevole gentilezza, compassione, bellezza.
La Sessualità è metafora delle qualità della Dea.
La Dea Shakti è dunque l'Archetipo della Divinità Femminile. Nei tempi antichi, era onorata come incarnazione dell'Erotismo e la Sorgente di tutta la Creazione.
Ogni donna era vista come Shakti, la Dea incarnata, la Forza Divina Realizzatrice, che sta dietro e sostiene tutte le manifestazioni, come sola e unica Forza per effettuare ogni Realizzazione.
(...)
Benché le Energie Femminili e Maschili siano ambedue importanti, oggi è necessario focalizzarsi al massimo su quella femminile, per controbilanciare l'energia maschile, predominante nella nostra attuale cultura. La vita quotidiana in questo mondo stressato non incoraggia di certo le donne e gli uomini a riconoscere o accettare la Dea, ma riaccendere l'Energia Sessuale Femminile fa venir fuori la Sua Natura Divina.
...per un vero praticante maschile del Tantra, le Donne andavano adorate, onorate e riverite come Portatrici nel mondo di Energia Illuminata.
Tantra - Alice Ki
La Sessualità è metafora delle qualità della Dea.
La Dea Shakti è dunque l'Archetipo della Divinità Femminile. Nei tempi antichi, era onorata come incarnazione dell'Erotismo e la Sorgente di tutta la Creazione.
Ogni donna era vista come Shakti, la Dea incarnata, la Forza Divina Realizzatrice, che sta dietro e sostiene tutte le manifestazioni, come sola e unica Forza per effettuare ogni Realizzazione.
(...)
Benché le Energie Femminili e Maschili siano ambedue importanti, oggi è necessario focalizzarsi al massimo su quella femminile, per controbilanciare l'energia maschile, predominante nella nostra attuale cultura. La vita quotidiana in questo mondo stressato non incoraggia di certo le donne e gli uomini a riconoscere o accettare la Dea, ma riaccendere l'Energia Sessuale Femminile fa venir fuori la Sua Natura Divina.
...per un vero praticante maschile del Tantra, le Donne andavano adorate, onorate e riverite come Portatrici nel mondo di Energia Illuminata.
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martedì 6 gennaio 2015
una Storia d'Egitto - capitolo II
Grande sconforto colse gli abitanti del Regno alla notizia che la Regina avesse deciso di prendere la via dell'esilio.
Eppure nessuno di loro comprendeva il suo gesto.
nessuno le aveva imposto di andare: perché affrontare la solitudine laddove avrebbe potuto invece continuare a godere dei propri agi?
La Regina ebbe un brivido al pensiero che il suo Regno fosse già stato contaminato dal nuovo pensiero maschile al punto da non comprendere più che le basi del suo Potere Sacerdotale erano l'amore e la comprensione, l'annessione pacifica di altri popoli entro i confini, la condivisione equa delle risorse. le Cerimonie Sacre e Oscene in onore della Dea Iside che Lei stessa, Sua rappresentante in Terra, officiava per portare a tutti la MagniFicenza della grande Madre.
E che se il Potere può essere gestito nella sua doppia veste Regale e Sacerdotale al Femminile, mai questo può avvenire per il Maschile senza alterare l'equilibrio delle cose.
Ormai deposta dal suo altare, a nulla serviva la Sua presenza. nulla poterono le suppliche di chi l'amava sinceramente, come nulla poterono, molto tempo dopo, per Socrate, quelle degli amici sinceri che avrebbero preferito saperlo vivo e in esilio, piuttosto che dignitoso fino al gesto estremo.
Socrate ebbe a dire che l'Anima è immortale, durante quell'ultima notte della sua esistenza terrena, e che tutto va e tutto torna, come le maree e i cicli della Terra e della Luna.
Allo stesso modo la Regina abbracciò i propri sudditi uno ad uno, prima di andare, ma li lasciò a vivere l'esperienza di un seme senza terra, consapevole che ci sono solo due possibilità che una Sacerdotessa possa essere privata del Potere che le spetta di diritto: il primo è se Lei stessa lo corrompe ed usa per fini diversi dalla cura di chi Le è affidato.
E l'altro, e qui era il caso, se il Suo popolo sceglie, consapevolmente o meno, di percorrere l'altra Via.
debdeashakti (continua)
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