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venerdì 5 agosto 2016

Beyond the Archetype

I won’t just survive
Oh, you will see me thrive
Can’t write my story
I’m beyond the archetype

I won’t just conform
No matter how you shake my core
‘Cause my roots they run deep, oh

Oh, ye of so little faith
Don’t doubt it, don’t doubt it
Victory is in my veins
I know it, I know it
And I will not negotiate
I’ll fight it, I’ll fight it
I will transform

When, when the fire’s at my feet again
And the vultures all start circling
They’re whispering, "You’re out of time”
But still I rise

This is no mistake, no accident
When you think the final nail is in
Think again
Don’t be surprised
I will still rise

I must stay conscious
Through the madness and chaos
So I call on my angels
They say

Oh, ye of so little faith
Don’t doubt it, don’t doubt it
Victory is in your veins
You know it, you know it
And you will not negotiate
Just fight it, just fight it
And be transformed

‘Cause when, when the fire’s at my feet again
And the vultures all start circling
They’re whispering, "You’re out of time”
But still I rise

This is no mistake, no accident
When you think the final nail is in
Think again
Don’t be surprised
I will still rise

Don’t doubt it, don’t doubt it
Oh, oh, oh, oh
You know it, you know it
Still rise
Just fight it, just fight it
Don’t be surprised
I will still rise


Katy Perry - Rise 

 

giovedì 4 agosto 2016

The New Race of Humanity

This is the manifesto of Mother Monster

On GOAT, a government owned Alien territory in space, a birth of magnificent and magical proportions took place. But the birth was not finite, it was infinite. As the wombs numbered and the mitosis of the future began it was perceived that this infamous moment in life is not temporal, it is eternal. And thus began the beginning of the new race; a race within the race of humanity; a race which bears no prejudice, no judgment but boundless freedom. But on that same day as the eternal Mother hovered in the multiverse another, more terrifying, birth took place: the birth of evil.
And as she, herself, split into two, rotating in agony between two ultimate forces, the pendulum of choice began its dance. It seems easy, you imagine, to gravitate, instantly and unwaveringly, towards good but she wondered,

“How can I protect something so perfect without evil?”

Questo è il manifesto di Mother Monster

In G.O.A.T, Territorio Alieno di Proprietà del Governo nello spazio, una nascita di magnifiche e magiche proporzioni ha avuto luogo. Ma la nascita non era finita. Era infinita. Nel momento in cui i grembi si sono moltiplicati e le mitosi del futuro sono iniziate, si è percepito che questo infame momento della vita non è temporale, è eterno. E così cominciò l’inizio della nuova razza, una razza all’interno della razza dell’umanità, una razza che non mostra nessun pregiudizio, nessuna sentenza, ma libertà senza limiti. Ma in quello stesso giorno, come la Madre eterna aleggiava nel multi-verso, un’altra nascita ancora più terribile ha avuto luogo, la nascita del male.
E come lei stessa si è divisa in due. Rotante in agonia tra due forze supreme, il pendolo della scelta ha iniziato la sua danza. Sembra facile per te immaginare di gravitare immediatamente e fermamente verso il bene. Ma lei si domandava: 

“Come posso proteggere qualcosa così perfetto senza il male?”

Lady Gaga - Born this Way 

 

sabato 25 giugno 2016

Il Tao

La Via degli Eroi è, quindi, la Via che racchiude le due Vie (Secca ed Umida), obbligatoriamente tale, cioè androgina, dal momento che si tratta di un giungere alla fissazione (coagula), di natura virile, attraverso la violenta evocazione della Donna (Fravashi, Doppio, Dèmone, Mercurio Lunare) che scioglie (solve), fase femminile, l'involucro individuale: c'è prima un operare tipico della Via Umida, che viene repentinamente mutato in quello della Via Secca.

Il Nome segreto di Roma. Metafisica della Romanità - Giandomenico Casalino

 Nella dottrina zoroastriana fravashi (fravaši o fravašay; nella lingua persiana fraward, frawahr, frohar, frawash, frawaksh) è lo spirito guardiano di un individuo sia esso vivo, morto od ancora non nato. Spedisce l'anima dei nascituri nel mondo materiale per combattere la battaglia del bene contro il male.



mercoledì 18 maggio 2016

La Regina degli Inferi



Regina degli Inferi,
strappata dai seni di tua Madre,
credevi che la luce del Sole ti sarebbe stata in eterno preclusa.

Tu, tenera fanciulla con gote di melagrana, immemore del Potere antico della Dea Inanna, non volevi scendere negli Inferi plumbei e brutali, rifiutavi di incontrare la Bestia oscura che regna laggiù, ultimo confronto dell'eroe immortale. 

Vagavi tra le messi dorate, senza pensieri, non volevi sapere di quale oscurità necessita il seme per poter fruttare il grano, raccoglievi fiori e li intrecciavi in ghirlande arcobaleno, poi li donavi a tua madre e a tutti i mortali. Mirabile arte, quella delle tue mani, ma nulla in confronto alla Sapienza innata delle operose api, custodi di quel segreto antico per cui la torba diventa oro. Le tue ghirlande sfiorivano presto sul tuo bel capo innocente e inconsapevole.

Lontani i tempi in cui le fanciulle predestinate, come te, scendevano volontariamente nel ventre buio della Madre, pronte a fronteggiare il Demone di questo mondo. So che temevi di incontrare la tua gemella oscura, già Ishtar lo fece, e fu spogliata, e fu umiliata, e fu smembrata, e poi fu lasciata a marcire. Come importi tale volontà crudele, mia piccola fanciulla con gote di mela, se tu, da sola, non ne volevi sapere?

Poi arrivò lui, e ti rapì. Ti rubò la spensieratezza e l'innocenza, ti mostrò il proprio e il tuo Demone, e ti sembrarono orribili. Lo strazio delle tue lacrime di orrore raggiunse la terra ormai arida, poiché tua Madre più non potè creare, per l'angoscia di averti perduta. Gli Dèi in coro piansero per te, e per il tuo crudele apprendistato. Gli Abissi sono troppo terrificanti anche per coloro che abitano le vette incontaminate, solo tu, predestinata fanciulla tra gli Immortali, potevi avervi accesso.
Il tuo Ade era bello nella sua fierezza spietata, nulla ti ha risparmiato del dolore che ti era stato assegnato. Nessuno conosce la bellezza di diamante di un amore di ghiaccio, che preferisce vederti morta che debole e inconsapevole a intrecciare ghirlande destinate a sfiorire. Tu, la Torre, tu Colei che oggi regna sui tre Mondi, dovevi restare e imparare, ingoiando le lacrime a ogni passo, a ogni frustata che il tuo tenero corpo potè sopportare. Ricordi che invidiavi Arianna, sposa di un Dio di gioia e di ebbrezza, tu condannata alle tenebre di un amore che sa solo uccidere e mai godere? Avresti cambiato volentieri Ade con Dioniso, se solo ti fosse stato concesso. Ma tu eri predestinata, e ti toccò quello che le Moire stabilirono per te.

Quel giorno in cui, una tortura dopo l'altra, ti spogliasti del dolore del corpo, delle emozioni e della mente, tu sapesti di essere morta e poi rinata, Immortale e consapevole come nessun'altra donna e nessun'altra Dea mai potè essere. Fu allora, quando ormai saresti potuta restare a regnare sui morti, che decidesti di tornare alla luce del sole. Hai abbracciato il tuo sposo e gli hai detto: "Io torno alla luce, alle messi dorate e ai fiori di mia Madre, voglio diventare la Regina delle Api e non più solo quella dei Morti. Quando avrai voglia di sole e di miele, mio amato carnefice, raggiungimi nei boschi, indossa la pelle calda di Dioniso, e insieme noi saremo Liberi.

Debdeashakti





lunedì 9 maggio 2016

L'Immaginazione

Quando la leggenda presenta l'umanità come decaduta da uno stato originale di illuminazione spontanea, sembra alludere alle luci dell'istinto di cui beneficiano gli animali. La natura si prende cura degli esseri che le obbediscono passivamente, e fa compiere loro, senza errori, gli atti comandati dal loro programma di vita.
Finché rimane docilmente obbediente ai suoi impulsi, l'animalità gode di privilegi che invece perde la creatura ambiziosa di dirigersi secondo il proprio giudizio. Vi è una rivolta contro l'ordine naturale primordiale quando la ragione, ancora debole, assume la direzione dell'individuo. Allora, la ragione turba la lucidità dell'istinto, e da ciò deriva lo stato di relativa decadenza della creatura imperfettamente ragionevole.
Ci è imposto un apprendistato faticoso, poiché la ragione si sviluppa soltanto a detrimento dell'istinto, che si oscura prima che in noi trionfi il pieno splendore intellettuale. Perciò, tra il regno dell'istinto e quella della pura ragione si stabilisce un periodo angoscioso. La transizione sarebbe terribile, senza una facoltà che non è né l'istinto né la ragione, ma che sembra piuttosto intermedia. Appare quando l'intelligenza si desta: la sua luce diverte prima di istruire. Le immagini che ci mostra sono incoerenti, ma affascinanti, e fanno nascere in noi le idee. 
Questa facoltà è l'Immaginazione.
Dobbiamo guardarci bene dal disdegnarla: fu tenuta in grande onore nei millenni anteriori alla civiltà greca. Noi le dobbiamo le conoscenze fondamentali dell'umanità, la concezione originale delle nostre religioni e delle nostre scienze, poiché i bagliori che portarono un germe di chiarezza nel cervello umano furono raccolti dall'Intuizione degli umili primitivi.
Uscendo dall'istintività, l'uomo non pensa certamente a porsi problemi filosofici: messo di fronte allo spettacolo della natura, subisce impressioni cui si abbandona senza ragionare. Le cose esercitano così sulla sua immaginazione un potere di suggestione incontrastato.
Ne deriva una straordinaria facoltà d'immaginare che ci sbalordisce quando l'osserviamo nei bambini o nei "soggetti" ricondotti alla mentalità infantile. Questa mentalità fu quella dell'umanità primitiva e resta ancora quella dei popoli non civilizzati.
Essa è caratterizzata dell'incapacità di farsi idee nette e precise. Il primitivo non pensa a parlare con proprietà: sogna. Ribelle ad ogni sforzo intelletturale, è ricettivo-passivo nei confronti di ciò che gli viene in mente: l'accetta e lo considera come vero.
Ciò è molto pericoloso. Abbandonata a se stessa, l'immaginazione si compiace di stravaganze; non sarebbe quindi giudizioso accettarla come arbitra delle nostre decisioni.
Tuttavia molti popoli, la cui civiltà ci stupisce, hanno ascoltato l'immaginazione, poiché consultavano gli oracoli e riverivano i collegi di indovini incaricati di interpretarli. All'origine dei primi gruppi sociali noi troviamo non già dei filosofi, ma degli umilissimi sacerdoti-stregoni, antenati di quelli attuali delle tribù selvagge. Poiché la fede istintiva era assoluta, l'autorità dei soggetti lucidi s'imponeva: diventarono del tutto naturalmente re-pontefici, come i primi sovrani storici dell'Egitto e della Mesopotamia. Essi esercitavano il loro potere in nome della divinità che manifestava la sua volontà attraverso la mediazione degli indovini. A giudicare dalla sua durata, questo regime non diede luogo ad abusi più di quello che gli succedette. I Celti non ebbero mai a lamentarsi dei loro druidi, e più di una monarchia laica fece rimpiangere il precedente governo teocratico.
E' verosimile che tutto andasse bene finché gli indovini furono sinceri e i popoli credenti. Quando gli uni e gli altri ebbero dei dubbi, tutto si guastò. La ragione si svegliò, sotto l'aspetto di astuzia: gli indovini si fecero complici dei potenti, a detrimento dei creduli. L'arte divinatoria andò perduta e cadde in un inevitabile discredito: come pratica ufficiale è morta. Tuttavia, Richelieu ricorreva ai lumi di un astrologo, e la divinazione privata non è mai stata tanto fiorente come ai nostri giorni.
Che sia un segno di decrepitezza dello spirito moderno? Stiamo ricadendo nell'infanzia, dopo aver giurato, nel XVIII secolo, di sacrificare tutti al culto della Ragione? Non è affatto così: noi progrediamo intellettualmente, poiché scopriamo che la Ragione ha come sorella l'Immaginazione.
Noi intendiamo continuare a ragionare, ma senza vietarci di coltivare le nostre facoltà immaginative.
Istruiti alla scuola dell'immaginazione, gli Antichi hanno indovinato cose che a noi sfuggono. Poiché non dovremmo cercare di ritrovare la loro Parola Perduta?
Se questa è la nostra ambizione, impariamo a divinare.
Come?
Istruendoci nelle regole dell'arte divinatoria, per metterle in pratica sperimentalmente.

La Luce Iniziatica nasce dallo sposalizio dell' Immaginazione con la Ragione.

Oswald Wirth - I Tarocchi

venerdì 4 dicembre 2015

La Donna che vi fu data

"La donna è rara, dice Giradoux. dal momento che la maggior parte degli uomini sposa una mediocre contraffazione dell'uomo, un po' più scaltra, un po' più remissiva, questi, in realtà, sposano se stessi. Vedono se stessi passare per strada, con un po' più di seno, un po' più di anche, il tutto avvolto in jersey di seta, allora inseguono loro stessi, si abbracciano, si sposano. E' meno freddo, dopotutto, che sposare uno specchio.

La Donna è rara, genera le piene, rovescia i troni, arresta gli anni. la sua pelle è il marmo.
Quando ve n'è una, ella chiude ogni sbocco al mondo... dove vanno i fiumi, le nuvole, gli uccelli isolati? A gettarsi nella Donna... ma Ella è rara...
Bisogna fuggire quando la si vede, perché se Lei ama, se Lei detesta, è implacabile. La sua compassione è implacabile... ma Lei è rara.

La vera Donna, quella che viene dalla notte dei tempi, la donna che ci fu data, appartiene interamente ad un universo estraneo a quello dell'uomo. Ella risplende all'altra estremità del Creato. Ella conosce i segreti delle acque, delle pietre, delle piante e degli animali. Fissa il sole e vede chiaro nella notte. Ella possiede le chiavi della salute, del riposo, delle armonie della materia. E' la Strega bianca intravista da Michelet, la fata dai larghi fianchi umidi, dagli occhi trasparenti, che aspetta l'uomo per ricominciare il Paradiso terrestre.
Se si concede a lui, è attraverso un gesto di sacro panico, aprendogli in tal modo, nella calda oscurità del suo ventre, la porta di un altro mondo.
E' la fonte di virtù: il desiderio che Ella ispira consuma l'eccitazione. Immergersi in Lei ridona la castità.
Ella è sterile, perché ferma la ruota del tempo. O piuttosto è Lei che insemina l'uomo: lo dà di nuovo alla luce, reintroduce in lui l'infanzia del mondo. Lo restituisce al suo lavoro di uomo, che è quello di risalire al più alto gradino di se stesso.
Si dice 'Superuomo', non si dice Superdonna, perché la Donna, quella vera, è Colei che fa l'uomo superiore a quel che realmente è. A Lei basta esistere per essere con pienezza. L'uomo deve passare attraverso di Lei per pervenire all'Essere, a meno che non scelga altre ascesi, dove la incontrerà ancora, sotto forme simboliche..."


Tantra - l'altro sguardo sulla vita e sul sesso, André Van Lysebeth


mercoledì 21 ottobre 2015

il Segreto dell'Alveare

Ti ringrazio, Ape
che mi hai insegnato la tua antica arte della collaborazione...
il ronzio di gruppo che porta con sé
il nettare che trasformate in
Divino Nutrimento,

grazie perchè in un periodo storico dove
la distruzione è ovunque,
Tu con le tue Sorelle
continuate deditamente a produrre
il vostro Oro

e provvedete a tenere in equilibrio
la Madre Terra.


Titti Bertolin, ne "L'Agenda della Dea - Il Corpo Sacro"

Ora possiamo precisare che quando si descrivono da un lato le vespe o le formiche si può affermare che si tratta di animali che si sottraggono all'influsso del Pianeta Venere, al quale invece sono del tutto soggette le Api, che sviluppano la vita amorosa nel complesso del loro Alveare. Qui essa diventa una vita saggia, e vi potete immaginare quanto saggia debba essere. Vi ho già descritto diversi fatti sulla procreazione della discendenza, in essa vi è molta saggezza inconscia. Le Api sviluppano questa saggezza inconscia nella loro azione esteriore. Così abbiamo nell'Alveare nel suo complesso, come una sostanza, l'elemento che in noi vive manifestamente quando il nostro cuore sviluppa Amore. L'intero Alveare è compenetrato di vita amorosa, le singole Api rinunciano tutte all'Amore e sviluppano complessivamente l'Amore nell'Alveare.
Si comincia quindi a comprendere la vita delle Api quando si appura che l'Ape vive come in un'atmosfera tutta impregnata d'Amore.

Le Api - Rudolf Steiner

L’Ape è stata Simbolo di Regalità sin dai tempi degli Egizi e come tale veniva utilizzata associata ai Faraoni, sopratutto collegata alla sovranità sul Basso Egitto. Sempre per gli Egizi essa rappresentava la Divinità in quanto nata dalle lacrime di Ra. Nel corso della storia ha anche rappresentato lo stesso Gesù, o per meglio dire il Cristo, in quanto Emblema della Risurrezione a causa della sua sparizione durante i mesi invernali ed il ritorno in primavera. Furono poi proprio i Merovingi a reintrodurre il Simbolo dell’Ape in quanto Sigillo Regale prima ancora del fiore di loto. (...) va inoltre considerato il valore Alchemico dell’Ape determinato dalla sua capacità di trasformare la materia, il nettare in miele, che può essere associato al processo di Iniziazione della Massoneria tramite il quale il novizio, la pietra grezza, viene lavorato sino a diventare una pietra perfetta.

 tratto da: http://www.simonebarcelli.org/2010/04/la-cappella-di-rosslyn-rivela-un-nuovo-segreto-legato-alla-simbologia-dell-ape/

L’Ape è simbolo di fertilità, di nutrimento, di laboriosità ed efficienza, ma rappresenta anche la difesa intrepida della proprietà, della casa e quindi della famiglia. Svelare il Segreto dell'Alveare è come cercare di svelare il Mistero Femminile, penetrarne il significato, riuscire a sublimare principalmente nella sua "Regina", nell' immagine della penetrazione e fecondazione, l' importanza stessa della vita. I Celti le consideravano Messaggere degli Dei, portatrici della Conoscenza dell’Altromondo, ciò faceva del Miele un alimento sacro e pregiato, ingrediente fondamentale delle bevande rituali come l’idromele, e si riteneva fosse uno dei componenti della pozione che bolliva nel Calderone della Dea Madre, l’Awen.
Secondo la leggenda, "Api" erano chiamate le Sacerdotesse di Demetra (Dea delle messi) che nei Riti Eleusini esprimevano con un brusio di richiamo la loro raffinata istintualità. Le Api, o Melisse, sono Sacre anche alla Dea Brighid, che si dice avesse un meleto nel Mondo ultraterreno ove volavano le api per ottenere un nettare magico. La capacità dell’ape di trasformare il polline in miele si può accomunare al lento Lavoro Iniziatico. Al frutto del suo lavoro è attribuito un grande valore esoterico, per via del miele che serve alla preparazione dell’Ambrosia, bevanda Sacra presso i Celti, i Germani e i Greci, o della cera, per la composizione dei ceri, oggetti rituali e sacri. E' Emblema dell’Eterna Rinascita e del rinnovarsi della natura a causa della sua sparizione nei mesi invernali e del ritorno in primavera. Nell’antico Egitto l’Ape, paragonata all’Anima, riportava in vita il defunto qualora entrasse dalla sua bocca. Per gli Egizi la sua appartenenza divina era dovuta alla sua nascita dalle lacrime di Ra. La statua dell’Artemide (Diana) di Efeso mostra la Dea circondata da diversi animali tra cui le Api, per esprimere la ricchezza della natura, infatti anche le Sacerdotesse caste di Artemide venivano chiamate Melisse, o Api. Anche le Amazzoni spesso si definivano tali. Il ronzio incessante delle Api è spesso associato all'innalzamento dell'Energia che conduce all'estasi del Nirvana e una persona che giace in una fossa piena d'Api spesso rappresentava l'Illuminazione. Le Api sono Sacre anche a Buddha, spesso rappresentato ricoperto da questi insetti. 

 
tratto da:  http://spaziosacroaltaredibrigida.blogspot.it/2013/03/lape.html

Il fatto che anche il nome della Profetessa ebraica Deborah in ebraico significasse "Ape" suggerisce che l'associazione tra questo titolo e le Sacerdotesse oracolari era molto antica nell'area del Mediterraneo. 
 
Marguerite Rigoglioso - Partenogenesi

giovedì 1 ottobre 2015

BiancoRossoNero

La dualità e la ciclicità sono caratteristiche del vivere: notte-giorno, bene-male, yin-yang.

Il Doppio è la copresenza nella donna del Bianco/Bianca - ossia la razionalità, l'autorità e la direzione della parte sinistra del cervello che si manifesta nei primi 14 giorni del ciclo - e dell'Augusto/Augusta-rossa - ovvero l'irrazionalità, l'istinto guidato dalla parte destra del cervello, che si manifesta nella seconda fase del ciclo mestruale. L'aspetto duale giace nel continuo e ripetitivo alternarsi dell'ovulazione e delle mestruazioni.
L'aspetto lunare della Clownessa è entrare in contatto con lo spazio interiore profondo della nostra essenza, in cui nessuno può entrare; è prendere consapevolezza della nostra femminilità attraverso ciò che ci distingue dall'uomo: le ovaie, la Vagina, il Sacro sangue mestruale o l'uovo d'Oro della menopausa. E' l'osservazione interiore dell'aspetto che non si può vedere perché è oscuro e che, risiedendo nella profondità della nostra Anima-corpo, segna un Percorso Segreto.

(...)

"Nell'antichità la Luna era considerata una Dea e le Sacerdotesse avevano il Culto dell'armonia che anima l'Amore tra i due Sposi Sole-Luna. Fra i due innamorati si svolge il gioco dell'inseguimento, dell'eterno corteggiamento. Il Sole e la Luna si inseguono e rincorrono in un eterno gioco, proprio come due innamorati che tengono vivo il loro amore con maliziose strategie. Il Sole affascinato dalla sua bellezza la insegue, ma la Dea della notte scompare silenziosa. Poi, quando alla fine del giorno il Sole scompare e il cielo lentamente si oscura, la Luna riappare. C'è fra la Luna e il Sole una profonda armonia perché sono due energie complementari".

La Clownessa, il Sorriso intimo della Donna - Rossella Bergo


 

mercoledì 30 settembre 2015

Follia Sacra o la Sensualità dell'Anima

Vogliamo spingerci oltre? 
A rischio di sconvolgerti, sostengo che vi è nella Compassione una sorta di sensualità dell'Anima che può anche imprimersi nel corpo fisico. Voglio dire che possiamo essere il ricettacolo di ciò che l'altro sente, al punto di percepirne la realtà attraverso i nostri sensi e la nostra carne. Il mistico che nega i potenziali splendori del corpo, a mio avviso commette un atto di ribellione contro tutta una parte della Creazione; se è davvero capace di una compassione reale e potente, allora percepirà anche nella carne la vita, le sofferenze e le gioie dell'altro. Allo stesso modo ho sempre pensato che in una carezza, una carezza vera, che parla all'anima, potesse esserci compassione... tanto da far nascere una sensibilità mistica. 

Eppure non mi faccio illusioni: ci vorranno ancora millenni prima che l'umanità possa affrontare questi argomenti in modo libero, in modo sano, lontano dalla permissività oppure dalle interdizioni che, da tempo immemorabile, ci vengono ammannite come altrettante verità! La Verità, o perlomeno ciò che possiamo progressivamente percepire di essa, è un po' come la gioia condivisa; ed esistono così tante Vie inventate dalla Vita perché si possa scoprire questa gioia attraverso di noi!

Akhenaton, il folle di Dio - Daniel Meurois-Givaudan


Il Maestro della Tradizione

Il Maestro della Tradizione è un essere incredibile.

Viene da mondi sconosciuti per la mente, e ci conduce in mondi sconosciuti. Tutto ciò che apre ha un significato di esistenza più profondo e radicato, essenziale alla vita per chi non si accontenta delle discipline comuni degli esseri umani.
La sua storia inizia altrove, ed è circoscritta da tanti episodi che ne caratterizzano la Volontà e l'Onore, come un mare che si infrange sulle rocce trovando il suo contenimento.
La disciplina che conduce ha a che fare più con i nostri talenti e i nostri limiti che con qualcosa di astratto, come un ideale o una religione vissuta mentalmente. Ci sono significati ulteriori nelle sue parole, e spesso non si riesce a percepire tutto in un istante, ma l'elaborazione porta poi le comprensioni successive. Ci sono state volte in cui si è manifestato come altro da sé, impedendo alle proiezioni che continuamente possiamo avere su di lui, di appigliarsi. Ci sono state volte in cui ha canalizzato e interpretato gli umori degli spiriti, volte in cui ha esplicitato il sentire della Terra con tutta la Sua magnificenza e compassione e ha esplicitato a volte anche l'Amore degli Dèi. 

Il suo cammino è a ritroso nel tempo, piuttosto che avanti: è la memoria che lo conduce negli spazi del ricordo reale, energetico, non proiettivo-mentale. In quel ricordo ri-comprende come funzionavano le cose un tempo, e come funzionano adesso, per cui è in grado di gestire la dimenticanza. Egli fa parte della schiera dei personaggi che lottano per modificare l'essenza della realtà, per come gli è stata presentata dal mondo sociale, per cui non si vedono all'apparenza i cambiamenti, ma si percepiscono nel profondo quando si è in contatto.
Tutto rientra nella sua possibilità: egli è Maestro nell'arte dell'incorporazione, ed è al tempo stesso legato ai fenomeni della Terra. Per cui ogni volta deve ri-apprendere ciò che ha scordato, rivivere ciò che è passato, perché si ricordi nuovamente, e si faccia spazio tra le dimenticanze quotidiane.

Ogni volta che appare è la manifestazione di ciò che c'è potenzialmente in atto in una determinata situazione. I suoi occhi sono intensi, e semplice l'aspetto, perché grossolanamente egli è: un essere umano, con i suoi limiti, con i suoi tradimenti che ogni volta ripaga a caro prezzo. L'unica differenza che passa tra lui e gli altri è che si mette in ascolto, si attacca all'intento della situazione, rendendosi canale; e quando egli è qui, possono accadere molte cose che normalmente non accadono.

La maturazione per lui è il suo stesso insegnamento: ogni volta che lo trasmette mettendosi in discussione e in gioco, ne vale la pena perché è libero di affrontare le possibilità dell'ignoto e del conosciuto. Amore è il suo primo comandamento, che a volte dimentica concentrandosi su altro: non si disturba mai però questo intento quando ha in carico la responsabilità delle persone e dell'ambiente che ha a disposizione in quel momento. La luce dei suoi occhi è una possibilità:attraverso di essa si capisce che non c'è altro, non c'è niente, se non un terrificante intento di considerazione di tutti gli aspetti più profondi della personalità, dell'anima, dell'Amore, così come del mondo transpersonale con cui può fare capolino, mettendosi in evidenza.

L'onore e il rispetto sono le due sue meraviglie, che regala a chi lo partecipa essendogli disponibile. La viltà è il suo combattimento. La luce lo conquista, mentre l'ombra lo appaga, così che sono entrambe in lui un movimento di liberazione.
Egli è chiunque lo accolga, eppure colui che lo ha condotto fin qui. Si prende la responsabilità di parlare, di mettersi in discussione, di alzare lo sguardo o altrove o nella Terra che lo comanda sotto i suoi piedi.
In realtà poi è un essere umano che si diverte a prendere in giro, raccogliere fiori, giocare con il pallone, ricercare le verità dentro ogni cosa.

Il Risveglio della Dea Rossa, la Tradizione degli Eroi guerrieri dell'Amore - Roberto Giordano


martedì 22 settembre 2015

Dea Oltraggiata, Dea Risorta

Marie-Louise von Franz l'ha definito il modello della Dea Oltraggiata.
Ma da dove nasce?
E' qualcosa che è sempre esistito o ha avuto un'origine?
Da chi è stata oltraggiata Malefica, dal Re che non l'ha invitata? E perché proprio lei non è stata invitata? Perché è stata dimenticata? Cosa nasconde questa dimenticanza?

Forse non è altro che il racconto della grande opera di rimozione compiuta a danno delle caratteristiche più forti, incontrollabili e dunque spaventose del potere femminile.

Ma che cos'è questa femminilità che viene addormentata?
La psicoterapeuta parla di alcuni ''aspetti del potere femminile e della specificità femminile (...) che sono stati negati e rimossi dalla cultura cristiana e che devono essere recuperati alla coscienza per comporre una nuova integrazione della personalità cosciente''.

Malefica, trasformare la rabbia femminile - Maura Gancitano

giovedì 17 settembre 2015

La Clownessa

La Clownessa-saggia è Colei che conosce la vita: la-sa-già, l'a-ssa-ggia fino a goderne appieno.
Nella condivisione con le giovani donne non ne svela il Mistero, ma offre degli input che risveglino la curiosità e il desiderio di vedere. Chi possiede la conoscenza sa infondere calore, tranquillità e sicurezza in chi si trova nella tempesta.

(...)

La Clownessa-saggia ha l'età che vuole, perché ora sa cosa esprimere. La sua è una libertà che conquista strada facendo e vivendo totalmente. Lascia da parte la scarsità delle false aspettative per dare spazio alla pienezza quotidiana e preferisce gustare l'attimo piuttosto che rimanere imbrigliata nei castelli delle attese, da cui esce usando l'ingresso principale come scelta, e non perché salvata da chissà quale principe. Non ha bisogno di lottare e lanciarsi dalla finestra perché non è più annebbiata dai demoni, e non dorme in attesa che qualcuno venga a risvegliarla.

Si è destata attraverso le esperienze, che sono il suo tesoro più prezioso e che ama donare.

La Clownessa, il sorriso intimo della Donna - Rossella Bergo



 

mercoledì 16 settembre 2015

Visione e Profezia

Ildegarda fu donna di passioni, madre spirituale e maestra autorevole. Il monastero femminile altomedioevale fu sede eletta per la circolazione di intelligenza femminile, luogo di genealogie di donne, nel quale donne insegnavano a donne.
Svolse attività politica e diplomatica, fu consulente di papi e imperatori, ma tenne anche in conto la vita affettiva. Utilizzò magnificamente la forma espressiva femminile della Visione e della Profezia, mediante la quale fece valere la propria autorità nei confronti del potere costituito (sia laico che ecclesiastico del tempo), forte di una comunità femminile sulla cui fiducia poteva contare e che riponeva in lei fiducia. Il suo progetto fu quello di mettere al mondo un disegno di origine femminile, cioè la possibilità di essere per le donne.


(...)

 Ma Ildegarda non solo è una madre spirituale. Ella sa anche prodigare delle consolazioni a queste donne spesso inquiete, in preda a dei reali conflitti interiori. Medico dei corpi, è anche medico delle anime che conosce molto bene. Non ignorava le sofferenze delle malattia né le angosce dell’anima. La sua sofferenza la rendeva certamente sensibile a quelle delle altre; sensibile e comprensiva, dunque indulgente. Le sue consolazioni si ritrovano nella maggior parte delle sue lettere indirizzate a delle monache anonime, o a delle monache di cui noi non conosciamo che i nomi, ma anche a delle donne della più alta nobiltà.

(...)

 Questa corrispondenza ci fornisce anche delle ampie informazioni. Non facendo intervenire nessun uomo, né come intermediario, né in un ruolo di supervisore, ella ci offre l’inestimabile interesse di dialoghi tra donne. Così possiamo capire fino a qual punto le badesse soffrono della loro carica, perché incapaci di compierla correttamente. Molte di esse ricercano l’ascetismo, segno che non sono certe di assicurarsi la loro salvezza in questo mondo; cercano una vita di romitaggio, senza aver altra cura che il servizio di Dio. Ecco ciò che le conduce sulle rive del Reno: là vive una donna, badessa come loro, e che si dice in contatto, con Dio. Non scrive sotto la Sua dettatura? Non vede ciò che Egli vuole mostrandole i misteri terribili e splendidi della Creazione? Santa (quante volte troviamo la definizione sanctitas vestra), perché mediatrice privilegiata presso Dio, Ildegarda perora la loro causa presso di Lui e trasmette le Sue Volontà.

tratto da: https://ilpalazzodisichelgaita.wordpress.com/2015/03/09/lepistolario-di-s-ildegarda-di-bingen-lettere-di-donna-badessa-e-madre/

 

mercoledì 6 maggio 2015

il Mistero

La cosa che più siamo in grado di sperimentare è il Mistero.

E' questa l'emozione fondamentale alla base della vera arte e della vera scienza. Colui che non lo sa e non riesce più a sorprendersi, a stupirsi, è praticamente morto, una candela spenta. E' stata l'esperienza del Mistero - sebbene commisto alla paura - a generare la religione. La coscienza dell'esistenza di qualcosa che non possiamo penetrare, delle manifestazioni della ragione più profonda e della bellezza più radiosa, cui la nostra ragione può accedere solo nelle forme più elementari - sono queste coscienza ed emozione a costituire la vera attitudine religiosa.

Albert Einstein



giovedì 9 aprile 2015

i Custodi della Madre


Per tutta la vita il sogno di Boccadoro fu quello di cogliere con chiarezza l'immagine della Madre eterna e di rappresentarla; ma una volta colta, il piacere derivante dalla pace interiore che ne conseguì fece scemare in Boccadoro il desiderio di rappresentarla. Ora può morire sereno, poiché ha ritrovato sua madre, e ha scoperto l'amore, perché senza madre non si può amare.

Narciso e Boccadoro - Herman Hesse

Purtroppo le tre grandi religioni, Cristianesimo, Giudaismo e Islam, sono nuovamente cadute in mano a un clero assetato di potere e, potremmo anche aggiungere, ai sommi sacerdoti della politica.
Di nuovo un grande conflitto incombe pericolosamente sull'umanità.
L'unico modo per uscire da questo disastro imminente è recuperare la religione naturale e ispirare nella gente il senso di un ordine cosmico che tenti di raggiungere l'armonia e l'equilibrio anziché trascinarci ciecamente verso l'Apocalisse nucleare che si para quasi certamente di fronte a noi. In altre parole, recuperare una Gnosi basata sulle Leggi della Natura che veda l'uomo non come suo padrone, ma come il suo Custode, il quale mantenga diligentemente il delicato equilibrio tra vita sociale e vita naturale e lo conservi per le generazioni future.

Per quanto riguarda le indagini scientifiche da me presentate nel Codice Egizio, spero sia stato dimostrato in modo convincente che vi è, come minimo, un bisogno assoluto di rivedere le conclusioni e le opinioni comunemente accettate imposte dalle ultime due generazioni di egittologi. Spero che la nuova generazione riuscirà a capire, come ho fatto io, che l'antico Egitto non è una civiltà morta e sapolta da studiare in maniera distaccata, ma piuttosto un modello culturale ancora molto vitale che necessita di essere compreso, tentando forse di mettere nuovamente in pratica almeno una parte dei suoi principi per il beneficio di tutta l'umanità.

I saggi e rigorosi sacerdoti dell'antico Egitto non insegnavano attraverso dogmi e dottrine, e non minacciavano il popolo suscitando il terrore dell'ira divina: piuttosto offrivano un'Iniziazione intelligente e illuminata che avrebbe aperto la mente e acuito i sensi, facendo sì che la natura fosse vista come la manifestazione dei Princìpi Divini, e l'uomo stesso non solo come una parte integrante della natura, ma anche come il responsabile del suo mantenimento in armonia ed equilibrio.

Il Codice Egizio - Robert Bauval




giovedì 5 marzo 2015

Iside Smembra, Rimembra, Riassembla Se Stessa

Il Metodo CaleIdeoscopie® richiama il caleidoscopio, “oggetto che permette di vedere belle forme”. Il metodo CaleIdeoscopie ha trovato ispirazione nel caleidoscopio, e per qualche tempo, nelle prime sperimentazioni degli anni ‘80, ha preso il nome di tecnica caleidoscopica.
Il caleidoscopio ora è chiamato a produrre idee: Ideoscopia, la scopia delle idee. Si richiede alla persona di trattenersi davanti ad un’immagine simbolica scomposta in tanti pezzi, per assistere alle forme frammentate di questa immagine, la cui frammentazione può rievocare conflitti e poteri, aspetti luminosi e oscuri, disarmonie o intese, apparenze oscure o luminose, generare effetti suggestivi intensi. Le diverse parti isolate, generano altre parti, si incontrano, si riuniscono e l’opacità, l’oscuro, con gradualità, si muta in trasparenza che consente di vedere, e di essere inondati dal significato simbolico dell’immagine.

Key words: Caleidoscopio- Frammentazione- Ideoscopia

tratto da: http://www.guidopesci.it/Metodi%20e%20tecniche%20per%20la%20professione%20di%20psicologo.htm

Come dice Vicky Noble, questo è il lavoro di coscientizzazione della materia, indispensabile per il Risveglio della parte sciamanica della donna.
Il lavoro sulle parti di sé è il lavoro di riconoscimento ed accettazione necessario ad un percorso sciamanico. In una donna il corpo assume il suo ruolo fondamentale proprio perché il corpo di una donna è denso di memorie e di valori del profondo.
Il corpo di una donna è intriso di un Potere Naturale, viscerale, antico; quel corpo conserva come uno scrigno i contenuti energetici e sottili delle esperienze di vita dell'Anima. Il limite sottile tra il dentro e il fuori, tra il sogno e la realtà nella donna trova espressione materica e sostanziale.
Lo smembramento simbolico rappresentato nelle varie forme di Divinità Femminili è il riconoscimento di un processo di chiarificazione e di visione di ogni parte di sé. E' anche la rappresentazione di una grande e totale esplosione creativa del femminile, una esplosione necessaria a ritrovare il proprio Fuoco unitario, quello che alimenta tutte le parti, quello che scalda e illumina.

Nel Simbolismo dei Tarocchi mi ricorda il passaggio dalla Papessa all'Imperatrice.

Dal femminile denso e pieno, conservativo e gestativo, al femminile esplosivo e creativo, vulcanico e vibrante di onde vitali.

Alessandro Saudino, tratto dal capitolo: "Smembrare e Rimembrare" dell'Agenda della Dea 2015, Il Corpo Sacro




mercoledì 4 marzo 2015

la Belva

"Immagino...
Una donna lupo che corre selvaggia nel bosco. Le belve della foresta sono sue figlie, la sua energia vitale e distruttiva che sempre l'accompagna.
Ha i capelli ribelli e scuri, la pelle chiara della luna.
Nella foresta. E' sempre notte.
E lei, ha sempre fame. Figlia della terra intrisa di sangue, lei il sangue lo vuole, lei il sangue lo beve, se lo fa scorrere tra le dita delicate, e lo passa sul viso, simboli per la lotta che s'appresta.
Lo lecca dalle mani sottili, lo ricerca alla fonte, si rimmerge, poi ricomincia.
Si strappa la tunica corta, di canapa grezza.
E' pronta.
Col corpo agile, sembra magra ragazza come tante. Le gambe da zebrina incurante per quei seni acerbi che sovrastano fianchi tondi, che ospitano buio, e calore, e sangue.
Adesso ha fame.
Chi sazierà la sua fame? Lei ha sempre fame, nessuno la può
placare.
E allora lei sorride e basta, da lontano, cogli occhi che tutto sanno già da prima.
Ma stasera la fame è troppa, bisognerà placarla, e la lotta sarà dura, lei già lo sa questo.
Sarà cruenta. Truculenta. Ma poi. Per quella notte.
La belva il suo pasto l'avrà consumato.

Ecco che arriva l'avversario.
La sovrasta in altezza, lei scompare in possenza.
Vivida luce in quel buio perenne, la belva ha deciso.
Quella sarà la sua cena.
I guerrieri si avvicinano, occhi negli occhi.
Solo occhi negli occhi, per ora.
Prima il rituale. Poi la carneficina. Pasto di sangue.
L'uomo di luce continua a fissarla, e tace.
E' lei che sferrerà la prima mossa, quest'è palese.
Lui tenterà ogni strenua difesa. Poi cederà. Ma adesso.
Vien da lottare.
La lupa s'appresta innanzi, gli artiglia il torace possente. La pelle si lacera. Il sangue la colora.
Lei lo sugge alla ferita, lui la lascia fare.
Ma lei sferza, e ride, e lo tormenta con la lingua, ché è brava a tormentare.
Ma lui non tollera l'affronto, l'hai voluto, prendilo ora.
L'afferra per la nuca, scure chiome tra le mani.
Spinge contro le ferite la bocca di lei mai sazia del sapore. E duole, e brucia, eppure è stabilito:
prenderà il suo tormento, infliggendolo com'ha deciso.
Eppoi il sangue finisce di stillare. E lei ne vuole ancora. Che mai ne ha abbastanza,
di mordere e succhiare.
Nell'impeto di rabbia, la lupa lo respinge, lui cade tra i rovi delle more.
Si graffia e sparge sangue, e non pare un caso, la caduta.
E adesso è a terra, che più non può fare che sperare nella grazia. 
Ma lei no.
Ha fame, stasera, troppa per essere pietosa.
Perchè sei entrato nella foresta, mio bel viandante di luce vestito, non sapevi forse che morte era in agguato?
Si abbassa repentina, di un lupo le movenze.
La veste ormai lontana, di luna ormai si ammanta.
Il viandante non ha scampo, la sua carne è minacciata, può solo ritardare la sua fine, che quegli
occhi 
ne valgono l'attesa.
Lei ha sangue sulla bocca, ne ha cosparso lui il petto, fin più sotto gli è colato.
Lei lo vuole. Stasera. Vuole. Leccare. Succhiare. Carne e poi altra carne, e vedere gli occhi luminosi 
che si accendono ancor più, poi si placano al dolore.
Mordere. Mordere. Sbranare. Ma.
E' ancora tempo di rallentare.
Il viandante è ferito, col corpo agonizzante, e la odia la creatura che l'ha fatto tanto inerme.
Lei sarà punita per l'affronto, ed ecco che la cinge all'improvviso, e se la spinge contro, spalle al petto.
Lei subisce e non protesta, che ben conosce la danza della morte.
Lui la tiene, e lei trattiene. Ancor per poco. La sua fame.
Ma lui rivuole sangue ormai sottratto, che adesso è. In lei. 
E allora è perso.
Prenderà il suo.

E allor la tiene, e con la mano la scava senza sosta nell'antro sanguinante e buio e caldo, e
infligge dolore e punizione alla bocca che gli recò l'affronto.
I suoi occhi non li vuol vedere mentre punisce, che lei innamora.
Ma non appena l'impeto si spegne, la lupa agile sfugge alla sua stretta e la bocca, stavolta di sua
sponte, offre arrendevole alla sua vendetta. Lui è preso da
impeto bruciante, vuole dolcezza, ora, e
sangue insieme, e allora bacia adesso, e adesso morde.
E la lupa pregusta il suo piacere.

Ma poi che entrambi sfiniti per la lotta, si guardano negli occhi più vivi ancor di prima, la lupa
prova a esigere il suo pasto, ma lui la blocca. Che se è deciso che lui debba perire, almeno
vuole farlo con onore. E la lupa, vinta ormai dal pianto, aspetta che lui
l'offra il pasto quando sia più pronto.
E poi che il tempo, infine, fu raggiunto, e l'uno e l'altra
si avvincono sprezzanti. E lui è già carne
in bocca alla sua belva. E lei divora e lui si tira indietro, che insieme vuole eppure
ne ha terrore.
Ma poi che entrambi si arrendono a quel fato, raccolgono delirio del pasto consumato.

La lotta è dura, alla lunga stanca.
Il buio è dolce, e ha pietà di loro, di figlia tanto cara, e di
viandante incauto in quella selva oscura.
Bacia le palpebre e li lascia addormentare".


debdeashakti