La Sacerdotessa è la prima delle tre ipostasi della Grande Dea - o immagini archetipiche radicali della Femminilità primordiale - presenti nel Libro di Thot, segnatamente agli Arcani II (Sacerdotessa - Luna), III (Imperatrice - Venere) e XVII (Stella - Dama dell'Acquario). Crowley annota che "la carta rappresenta la forma più spirituale di Iside, la Vergine Eterna, l'Artemide dei Greci, Essa è ammantata solo nel luminoso velo di Luce (...) Questa Luce è il menstruum della manifestazione, la Dea Nuit, la possibilità della Forma".
L'Imperatrice è la seconda delle tre ipostasi della Grande Dea (...) Crowley ricorda che "è impossibile riassumere i significati del simbolo della Donna, per la semplice ragione che ella ricorre continuamente in forme infinitamente varie" e ricorda la definizione classica della Dea "dai molti troni, dalle molte menti, dalle molte astuzie"; e ancora fa rilevare che "in questa carta essa è rappresentata nella sua più generale manifestazione. Ella riunisce le qualità spirituali più alte a quelle materiali più basse".
Finalmente, in primo piano di fronte al globo e ritratta di lato, compare la Figlia del Firmamento, Colei che dimora tra le Acque, personificazione eterea e sensuale di Nuit o, come spesso Therìon la definì, Nostra Signora delle Stelle. Il suo corpo completamente nudo, morbido e affusolato, tinto di una tenue sfumatura dell'azzurro celeste, sembra inginocchiato su un lembo di terra dinanzi a un immenso mare di acque cristalline che si perde lungo un orizzonte di spiagge solcate da tumuli e piramidi. I lunghissimi capelli fluenti ricadono maliziosamente, ondeggiando a sinusoide lungo tutto il corpo della Dea fino a sfiorare il terreno sotto i suoi piedi, mentre le braccia con la loro particolare posizione rituale - la destra levata in alto e la sinistra tesa verso il basso - completano l'immagine simbolica della Dama Stellare, proposta nel suo complesso come una vivente swastika, Madre di ogni vortice, rotazione o spirale di vita. Ella sembra giocare il suo Gioco arcano tra le Stelle e le Grandi Acque e Terre nel flusso cosmico, mentre sorregge gli strumenti del suo potere: due Coppe a forma di seni prosperosi, una d'oro e una d'argento.
I Misteri del Libro di Thoth - G. Berti, R. Negrini, R. Tebani
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lunedì 13 febbraio 2017
Nostra Signora delle Stelle
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giovedì 3 marzo 2016
Fa' ciò che vuoi e sarà tutta la legge
Consideriamo l’affermazione del Maestro Therìon “Fa’ ciò che vuoi e sarà tutta la Legge”, che alcuni hanno completamente frainteso.
Quando udii per la prima volta questa affermazione, molti anni fa, restai scosso e sorpreso: non mi sembrava possibile che una simile dottrina avesse un’applicazione universale. Tuttavia non la rifiutai per questo. Quando lessi il “Messaggio di Maestro Therìon” vi trovai chiaramente affermato e spiegato che “Fa’ ciò che vuoi” non significa “Fa’ quel che ti piace”.
Cosa significa allora? Ho cercato di scoprirlo per mezzo di esprimenti e ho verificato che, come afferma Therìon, questa massima, ben lungi dal condurre alla “sregolatezza”, rappresenta il “più stretto dei legacci possibili”.
E’ difficile non rendersi conto che siamo vissuti in un’epoca di “repressione” che ha condotto ai più funesti risultati. La soluzione di questo problema, tuttavia, non va cercata in una fuga sconsiderata da qualsiasi autorità e ordine, in una corsa selvaggia accompagnata da chiassose proclamazioni di “libertà” e “liberazione”, solo per ritrovarci ancor più schiavi di prima. Qual è allora la soluzione del problema? Cercherò di spiegarvi come ho tradotto in pratica questo insegnamento nella mia vita e nella mia coscienza.
Considerai seriamente la questione e mi dissi che se “Fa’ ciò che vuoi e sarà tutta la Legge” essa evidentemente si applica a tutta l’umanità. In tal caso la mia volontà personale è soltanto una piccola parte della volontà dell’umanità e nel compierla devo imparare innanzitutto a tenere conto, più di ogni altra cosa, della volontà delle altre persone.
Se tutte le persone compiono la propria volontà ciò che rimane da compiere dev’essere la mia volontà e ciò che devo fare diviene chiaro. Di conseguenza mi si lasci imparare a badare ai miei affari, smettere di cercare d’interferire con la volontà di un altro e vedere ciò che ne viene. Vidi che non appena divenni meno ansioso di dire a tutti gli altri ciò che a mio parere dovevano fare mi guadagnai molti sinceri e devoti amici, che da allora non mi hanno mai abbandonato, se non a causa di quel mutamento chiamato morte. La gente sembrava accorgersi che non avevo un mio particolare chiodo da battere e mi concedeva la sua fraterna amicizia. Al contempo vidi che c’era molto da fare e che nessun altro sembrava interessato a intraprendere, cosicché continuai a fare con grande gioia ciò che sentivo essere giusto, senza entrare in serio conflitto con alcuno. Non avvertivo alcun contrasto tra la mia volontà e le leggi del paese o della città e così esse non mi limitavano in alcun modo. Cominciai a sentire che questa era una delle fondamentali regole della vita, una linea di condotta pratica e sensata. Sembrava così semplice che quasi mi chiedevo come mai la gente non l’avesse adottata prima.
Poi iniziai a notare i suoi effetti su altri che a loro volta stavano cercando di conformarvisi. In certi casi al principio sembrava che la interpretassero nel senso di “ fa’ ciò che vuoi senza preoccuparti degli altri”, ma presto scoprivano che non funzionava affatto, almeno quando avevano a che fare con me. Se qualcuno si faceva avanti e mi si rivolgeva con prepotenza o mi annunciava stupidamente quel che mi avrebbe fatto o non mi avrebbe fatto, io rispondevo semplicemente: “fa’ pure, ma non aspettarti il mio aiuto”. Il risultato era immancabilmente che, non trovando in me alcuna opposizione e poiché a me non importava nulla, il loro ardore si raffreddava e cambiavano idea, maturando improvvisamente un’idea migliore. Opporsi e resistere in questi casi sarebbe stato equivalente ad aiutare l’altra persona a porre in atto quella che con ogni evidenza era una condotta sconsiderata e, se lo avessi fatto, non solo avrei agito in un modo che riconoscevo sbagliato, ma avrei aiutato l’altro a fare qualcosa che in seguito egli stesso avrebbe riconosciuto sbagliato ed entrambi ci saremmo pentiti amaramente della nostra condotta.
Cominciai a rendermi conto del fatto che la volontà autentica dell’umanità nella sua interezza coincideva con il volere di Dio riguardo all’umanità in questo particolare stadio del suo sviluppo. Di conseguenza cercando di aiutare l’umanità nella sua interezza, senza distinzioni, per quanto fosse in mio potere, potevo imparare a compiere la volontà di Dio, ossia il vero volere. Scoprii che questo soddisfaceva perfettamente la mia “volontà personale”, poiché mi rendevo conto di stare vivendo in vista di un fine ben più grandioso di quello che avrei saputo propormi sulla base della mia piccola “volontà”. Qui dunque stava il segreto di “Fa’ ciò che vuoi e sarà tutta la Legge”: si trattava di una promessa divina per incoraggiare l’umanità nella sua ora più buia. Più mi riusciva di conformarmi a questa Legge, più mi risultava facile farlo. E’ qualcosa di simile alla legge della minima resistenza, poiché ci si avvantaggia dell’inerzia dell’universo. Non ci poteva essere alcun ripensamento: divenne un libero, conscio compimento del destino, una cooperazione con il Disegno del Grande Architetto.
Questo Disegno diventava sempre più chiaro. Problemi che mi avevano angustiato per anni si risolvevano a poco a poco da soli, senza sforzi da parte mia. Cose che avevo strenuamente cercato di fare diventavano facili per mezzo della sola volontà personale. Ne ricavavo tutto il piacere personale della realizzazione, senza lo sforzo per ottenerla. Imparai ad affrontare ogni problema nel momento in cui sorgeva e a risolverlo prima che crescesse. Divenne chiaro qual era il mio “dovere” e la mia volontà era di compierlo quando ne avevo l’opportunità. Scoprii che avevo abbastanza lavoro da fare bene senza che mi avanzasse tempo di fare per gli altri qualcosa che potevano fare meglio da soli; ma c’era sempre abbastanza tempo per aiutare un altro riguardo a un problema che con ogni evidenza io ero in grado di risolvere e per il quale questi aveva veramente bisogno del mio aiuto.
Cominciai a notare richiami alla mia attenzione dall’”esterno” e a dar loro una considerazione prioritaria. Vale a dire: se una cosa “mi si presentava perché la facessi” cercavo di farla con tutte le mie forze. Ma cercavo di reprimere in me, per quanto mi era possibile, la tendenza a “cercare guai” che altrimenti non avrei trovato sulla mia strada. In tal modo sto scoprendo che “Fa’ ciò che vuoi” mi aiuta a trovare il mio posto particolare nello schema generale delle cose. Sta cominciando a piacermi tutto quello che faccio, cosa molto più soddisfacente del cercare di “fare ciò che mi piace”.
Il Thelema, ovvero “Fa’ ciò che vuoi”, è la Pietra di Paragone a tal riguardo.
Se l’accettiamo e interpretiamo nel senso di assecondare solo la “volontà personale” vediamo il destino intervenire e fermarci. Se ancora insistiamo, andando volontariamente contro il volere divino, contro quello che è il bene dell’umanità nella sua interezza, contro l’impulso naturale all’evoluzione, cercando di interferire con il volere altrui e di usurpare il diritto divino di ogni uomo e ogni donna a essere se stessi, incontriamo Horus il vendicatore e meritatamente veniamo cancellati, pronti a venir ricreati in qualche altro momento, quando la Natura non avrà di meglio da fare.
Se ci sottomettiamo a malincuore al Fato e lasciamo che il processo evoluzionistico ci spinga lentamente avanti non possiamo aspettarci molte consolazioni o successi. Siamo praticamente schiavi, poco più che animali.
Se d’altra parte accettiamo la Legge divina e scrutiamo in fondo al nostro cuore sforzandoci di conoscere in ogni momento il volere divino dentro di noi e di conformare la nostra volontà personale a quella divina, diventeremo uomini e donne con uno scopo vero. Cammineremo sulla strada del destino - che è tutt’uno con il libero arbitrio nella misura in cui coincide con il volere di Dio - con una sicurezza e un coraggio che rappresenteranno un esempio vivente e saranno d’aiuto a chi ci sta intorno. Non possiamo insegnare meglio che con l’esempio.
Cerchiamo allora di fare costantemente il volere di Dio, che coincide con il nostro vero volere e presto ci renderemo conto che “non c’è altra Legge che Fa’ ciò che vuoi”.
Frater Achad - La Qabala della Bestia Trionfante
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giovedì 14 gennaio 2016
la DeaCrazia
La Teocrazia Faraonica è una istituzione eccezionale, un Ordine di governo e sociale unico in tutta la storia occidentale.
In questa vera e propria Teocrazia in cui l'insieme della vita del popolo è dominata dalle Realtà Spirituali, il Faraone è sia Sovrano, sia Sacerdote, dal momento che egli è Figlio degli Dèi. E' il caso di domandarsi come abbia potuto realizzarsi in Egitto una siffatta Unificazione di Potere Spirituale e Potere Temporale. La Fede che nel corso di quaranta secoli ha predominato in Egitto era fondata sulla "Scienza Sacra", comprendente nello stesso tempo il mito e i riti religiosi, la medicina e la geometria, l'astronomia e le leggi della vita quotidiana e della giustizia. Il fine che ha ispirato la stesura di questo libro è far comprendere la realtà e l'importanza della "Scienza Sacra" degli Antichi Egizi.
Non vi è mai stata distanza più grande di quella che oggi esiste tra la coscienza degli esseri contemporanei e il pensiero dei Saggi dell'Antico Egitto. Tuttavia anche ai nostri giorni vi è chi - alla stregua degli Antichi Alchimisti - ricerca lo Spirito in quanto origine della Materia. Tale Ricerca non è soltanto un fine, ma contiene già in sé la Perfezione dell'Opera, come chiaramente ci mostrano la Teocrazia dei Faraoni e le tangibili realizzazioni della "Scienza Sacra".
la Teocrazia Faraonica - R. A. Schwaller de Lubicz
In questa vera e propria Teocrazia in cui l'insieme della vita del popolo è dominata dalle Realtà Spirituali, il Faraone è sia Sovrano, sia Sacerdote, dal momento che egli è Figlio degli Dèi. E' il caso di domandarsi come abbia potuto realizzarsi in Egitto una siffatta Unificazione di Potere Spirituale e Potere Temporale. La Fede che nel corso di quaranta secoli ha predominato in Egitto era fondata sulla "Scienza Sacra", comprendente nello stesso tempo il mito e i riti religiosi, la medicina e la geometria, l'astronomia e le leggi della vita quotidiana e della giustizia. Il fine che ha ispirato la stesura di questo libro è far comprendere la realtà e l'importanza della "Scienza Sacra" degli Antichi Egizi.
Non vi è mai stata distanza più grande di quella che oggi esiste tra la coscienza degli esseri contemporanei e il pensiero dei Saggi dell'Antico Egitto. Tuttavia anche ai nostri giorni vi è chi - alla stregua degli Antichi Alchimisti - ricerca lo Spirito in quanto origine della Materia. Tale Ricerca non è soltanto un fine, ma contiene già in sé la Perfezione dell'Opera, come chiaramente ci mostrano la Teocrazia dei Faraoni e le tangibili realizzazioni della "Scienza Sacra".
la Teocrazia Faraonica - R. A. Schwaller de Lubicz
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lunedì 7 dicembre 2015
la Vergine Drago
D'andar per questa strada, non per altra, dichiaro;
Tu nota solamente della ruota delle tracce.
E per dare dovunque un eguale calore,
Troppo in terra e in ciel non salire né calare.
Perché salendo troppo il cielo brucerai,
Calando troppo in basso la terra annienterai.
Ma se nel mezzo il percorso perdura
Più costante la corsa, e la strada sicura.
Poème philosophic de la Verité de la Physique mineralle
Tu nota solamente della ruota delle tracce.
E per dare dovunque un eguale calore,
Troppo in terra e in ciel non salire né calare.
Perché salendo troppo il cielo brucerai,
Calando troppo in basso la terra annienterai.
Ma se nel mezzo il percorso perdura
Più costante la corsa, e la strada sicura.
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domenica 1 novembre 2015
Debbee
L'Ape è un animale Solare e il Sole abbisogna per una rivoluzione intorno a se stesso di un tempo circa pari a quello che è occorrente per lo sviluppo di un fuco. Perciò l'Ape Regina non aspetta per la propria completa evoluzione un'intera rivoluzione del Sole, vale a dire che Essa rimane del tutto nell'ambito di una rivoluzione solare, così da rimanere sempre sotto l'influsso del Sole. Per questo Essa diventa un'Ape capace di deporre uova, poiché la facoltà ovipara è sotto l'influsso del Sole e nello stesso tempo anche dell'Universo.
Nel momento stesso in cui l'Ape vien nutrita in modo da richiedere per il proprio sviluppo quasi un'intera rivoluzione solare, come nel caso dell'ape operaia, questa si trova più vicina all'influsso dell'evoluzione terrestre. Ora l'ape operaia è invero ancora decisamente un animale solare, ma già un po' terrestre. Il fuco, invece, a sviluppo più lungo pari circa al periodo di rivoluzione del Sole su se stesso, è animale terrestre, si distacca dal Sole.
Vi sono tre possibilità: abbiamo la Regina, l'ape operaia e il Sole nel quale abbiamo forze extraterrestri, ma già un po' terrestri, e ci sono i fuchi che non hanno più nulla delle forze solari, che sono del tutto animali terrestri. Tutto quel che succede nello sviluppo dei tre tipi di Api non è sotto l'influsso di forze terrestri, all'infuori della fecondazione stessa.
Ora il fatto strano è quello che si osserva nel volo nuziale: (...) la Regina fa proprio una fuga verso il Sole, e quando è nuvoloso la fecondazione non avviene. I fuchi, che vogliono introdurre l'elemento terrestre in quello solare, combattono perfino nell'aria, e quelli che sono deboli soccombono. Solamente quello che conserva la forza fino all'ultimo e vola alto come la Regina può compiere la fecondazione. Seppure la Regina è fecondata non vuol dire che ogni uovo sia fecondato, ma lo è solo la parte delle uova della Regina da cui nascono api operaie e Regine; una parte rimane non fecondata nel corpo della Regina, e da quella nasceranno i fuchi. Se poi la Regina non è fecondata affatto, nascono solo fuchi. Da Regina fecondata possono nascere fuchi da uova non fecondate, oppure operaie e Regine da uova fecondate, quando cioè l'elemento celeste è venuto in contatto con l'elemento terrestre, cosicchè quando accanto ai fuchi ci sono delle api operaie, i fuchi derivano dal fatto che sono stati esposti al massimo dell'influsso terrestre, poiché nessuna fecondazione ha avuto luogo. Devono appunto venir esposti all'influsso terrestre, per rimaner capaci di vita, devono venir nutriti più a lungo.
Le Api - Rudolf Steiner
Nel momento stesso in cui l'Ape vien nutrita in modo da richiedere per il proprio sviluppo quasi un'intera rivoluzione solare, come nel caso dell'ape operaia, questa si trova più vicina all'influsso dell'evoluzione terrestre. Ora l'ape operaia è invero ancora decisamente un animale solare, ma già un po' terrestre. Il fuco, invece, a sviluppo più lungo pari circa al periodo di rivoluzione del Sole su se stesso, è animale terrestre, si distacca dal Sole.
Vi sono tre possibilità: abbiamo la Regina, l'ape operaia e il Sole nel quale abbiamo forze extraterrestri, ma già un po' terrestri, e ci sono i fuchi che non hanno più nulla delle forze solari, che sono del tutto animali terrestri. Tutto quel che succede nello sviluppo dei tre tipi di Api non è sotto l'influsso di forze terrestri, all'infuori della fecondazione stessa.
Ora il fatto strano è quello che si osserva nel volo nuziale: (...) la Regina fa proprio una fuga verso il Sole, e quando è nuvoloso la fecondazione non avviene. I fuchi, che vogliono introdurre l'elemento terrestre in quello solare, combattono perfino nell'aria, e quelli che sono deboli soccombono. Solamente quello che conserva la forza fino all'ultimo e vola alto come la Regina può compiere la fecondazione. Seppure la Regina è fecondata non vuol dire che ogni uovo sia fecondato, ma lo è solo la parte delle uova della Regina da cui nascono api operaie e Regine; una parte rimane non fecondata nel corpo della Regina, e da quella nasceranno i fuchi. Se poi la Regina non è fecondata affatto, nascono solo fuchi. Da Regina fecondata possono nascere fuchi da uova non fecondate, oppure operaie e Regine da uova fecondate, quando cioè l'elemento celeste è venuto in contatto con l'elemento terrestre, cosicchè quando accanto ai fuchi ci sono delle api operaie, i fuchi derivano dal fatto che sono stati esposti al massimo dell'influsso terrestre, poiché nessuna fecondazione ha avuto luogo. Devono appunto venir esposti all'influsso terrestre, per rimaner capaci di vita, devono venir nutriti più a lungo.
Le Api - Rudolf Steiner
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mercoledì 30 settembre 2015
Follia Sacra o la Sensualità dell'Anima
Vogliamo
spingerci oltre?
A rischio di sconvolgerti, sostengo che vi è nella Compassione una sorta di sensualità dell'Anima che può anche imprimersi nel corpo fisico. Voglio dire che possiamo essere il ricettacolo di ciò che l'altro sente, al punto di percepirne la realtà attraverso i nostri sensi e la nostra carne. Il mistico che nega i potenziali splendori del corpo, a mio avviso commette un atto di ribellione contro tutta una parte della Creazione; se è davvero capace di una compassione reale e potente, allora percepirà anche nella carne la vita, le sofferenze e le gioie dell'altro. Allo stesso modo ho sempre pensato che in una carezza, una carezza vera, che parla all'anima, potesse esserci compassione... tanto da far nascere una sensibilità mistica.
Eppure non mi faccio illusioni: ci vorranno ancora millenni prima che l'umanità possa affrontare questi argomenti in modo libero, in modo sano, lontano dalla permissività oppure dalle interdizioni che, da tempo immemorabile, ci vengono ammannite come altrettante verità! La Verità, o perlomeno ciò che possiamo progressivamente percepire di essa, è un po' come la gioia condivisa; ed esistono così tante Vie inventate dalla Vita perché si possa scoprire questa gioia attraverso di noi!
Akhenaton, il folle di Dio - Daniel Meurois-Givaudan
A rischio di sconvolgerti, sostengo che vi è nella Compassione una sorta di sensualità dell'Anima che può anche imprimersi nel corpo fisico. Voglio dire che possiamo essere il ricettacolo di ciò che l'altro sente, al punto di percepirne la realtà attraverso i nostri sensi e la nostra carne. Il mistico che nega i potenziali splendori del corpo, a mio avviso commette un atto di ribellione contro tutta una parte della Creazione; se è davvero capace di una compassione reale e potente, allora percepirà anche nella carne la vita, le sofferenze e le gioie dell'altro. Allo stesso modo ho sempre pensato che in una carezza, una carezza vera, che parla all'anima, potesse esserci compassione... tanto da far nascere una sensibilità mistica.
Eppure non mi faccio illusioni: ci vorranno ancora millenni prima che l'umanità possa affrontare questi argomenti in modo libero, in modo sano, lontano dalla permissività oppure dalle interdizioni che, da tempo immemorabile, ci vengono ammannite come altrettante verità! La Verità, o perlomeno ciò che possiamo progressivamente percepire di essa, è un po' come la gioia condivisa; ed esistono così tante Vie inventate dalla Vita perché si possa scoprire questa gioia attraverso di noi!
Akhenaton, il folle di Dio - Daniel Meurois-Givaudan
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mercoledì 6 maggio 2015
Gli Oannes
Dalla religione mesopotamica, gli Egizi hanno derivato il simbolo del Pesce Sacro. L’Oannes babilonese è il Pesce/Salvatore. Nella religione indù è detto Matsya, un termine sanscrito da cui deriva Messia. Nei vangeli, l’Oannes viene personificato in Iohannes, Giovanni Battista, che versa sul capo di Gesù (immerso nelle acque basse della non-consapevolezza) le acque alte dell’Illuminazione.
Il Battesimo ha questo significato.
Gesù è l’incarnazione di Dio come il Faraone è l’incarnazione di Osiride: in entrambi i casi, la storia viene legata al mito.
Daniele Luttazzi
Nell'arte greca, ma anche in quella induista e buddhista (in particolare nella scultura), sulle labbra degli dèi e degli eroi che hanno armonizzato in sé l'attimo fuggente e l'eternità, trascendendo il tempo storico, aleggia uno strano ed enigmatico sorriso; come quasi tutte le forme di riso e umorismo, il sorriso degli dèi nasce da uno "strabismo", dalla capacità di percepire simultaneamente la dissociazione che divarica l'essere dall'apparire e il sottile legame che li unisce. E' il sorriso di chi ha saputo integrare in sé il tempo storico e il tempo sacro, la maschera e il volto, la materialità e la spiritualità, l'uomo angelico e la bestia ctonia, il destino individuale - legato al cronos e alle istanze dell'Ego - e il destino della stirpe, condizionato dall'obbedienza a un ordine universale che rende l'individuo strumento di un disegno aionico stabilito ab origine.
Nei monumenti funerari dell'antica Grecia ritroviamo curiosamente lo stesso misterioso sorriso sui volti delle fanciulle (o kore) che rendono omaggio a Persefone, Dea del mondo sotteraneo.
Dioniso nei frammenti dello specchio - Alessandro Orlandi
Il Battesimo ha questo significato.
Gesù è l’incarnazione di Dio come il Faraone è l’incarnazione di Osiride: in entrambi i casi, la storia viene legata al mito.
Daniele Luttazzi
Nell'arte greca, ma anche in quella induista e buddhista (in particolare nella scultura), sulle labbra degli dèi e degli eroi che hanno armonizzato in sé l'attimo fuggente e l'eternità, trascendendo il tempo storico, aleggia uno strano ed enigmatico sorriso; come quasi tutte le forme di riso e umorismo, il sorriso degli dèi nasce da uno "strabismo", dalla capacità di percepire simultaneamente la dissociazione che divarica l'essere dall'apparire e il sottile legame che li unisce. E' il sorriso di chi ha saputo integrare in sé il tempo storico e il tempo sacro, la maschera e il volto, la materialità e la spiritualità, l'uomo angelico e la bestia ctonia, il destino individuale - legato al cronos e alle istanze dell'Ego - e il destino della stirpe, condizionato dall'obbedienza a un ordine universale che rende l'individuo strumento di un disegno aionico stabilito ab origine.
Nei monumenti funerari dell'antica Grecia ritroviamo curiosamente lo stesso misterioso sorriso sui volti delle fanciulle (o kore) che rendono omaggio a Persefone, Dea del mondo sotteraneo.
Dioniso nei frammenti dello specchio - Alessandro Orlandi
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martedì 28 aprile 2015
il Regno della Dea
In questa lettera il Kircher, dopo aver elogiato la Regina
per le sue doti e la sua saggezza, scrive che " con il favore di tanta
Maestà" porterà presto a termine il suo libro: "poiché vedo dedicarti
con mente ben disposta allo studio dell'Antica
Scienza dei Simboli Egizi, propria dei soli Re e senza la cui perfetta
conoscenza a nessuno veniva concesso un tempo di adire al Trono Reale, sarà mio dovere il portare a compimento, con la guida del Divino Nume e il favore di contanta Maestà, quanto pensai si potesse fare in questo genere di studi arcani".
Qui il dotto gesuita si riferisce certamente alla sua opera 'Oedipus Aegyptiacus'. Da questa lettera si potrebbe arguire un certo interesse della Regina per la Tradizione Egizia.
(...)
Probabilmente Cristina fu anche attratta dalla personalità di Cleopatra che, come scrive Borsellino, poteva rappresentare "ai suoi occhi una figura femminile degna di essere presa a modello", per il suo spirito d'indipendenza e per la sua libertà d'azione. Ambedue Regine e abili nel governo del proprio paese, ambedue dotate di grande coraggio e intelligenza. Cleopatra dopo aver combattuto fino alla morte per difendere il suo Regno, si darà la morte per non cadere in mano del nemico; Cristina, dopo la sua vittoria sulla Danimarca e la pace di Westfalia, abbandonerà un Regno che l'amava per la sua vocazione alla libertà e per seguire i suoi interessi culturali e religiosi. Ambedue Eroine della storia, l'una ha avuto in mano il destino di due Potenti Tradizioni, di due potenti popoli, Roma e l'Egitto, in uno dei momenti più critici e delicati della storia del Mediterraneo; per poco non si rischiò, come scrive Buchan, "una supremazia dell'Oriente e un trasferimento del potere dalle rive del Tevere alle rive del Nilo"; l'altra, al massimo del suo potere, conosciuta da tutta Europa per la sua cultura e per le sue vittorie militari, abbandona tutto per realizzare con libertà d'azione le sue scelte. Mentre Cleopatra fu affascinata dalla grandezza di Roma, ma rimase sempre legata alla sua terra, Cristina scelse Roma come sua seconda patria.
(...)
Infine, come a Cleopatra si attribuisce un testo alchemico famoso, 'la Crisopea di Cleopatra' (III sec. d. C.), in cui per la prima volta si parla (secondo gli storici di Alchimia) dell'Uroboros e del tema dell'Unione Nuziale, Cristina ha lasciato nel suo archivio a Stoccolma scritti autografi e ricette di famosi alchimisti. Donne dotate di fascino e abituate al comando, la cui sensibilità femminile s'inchina, si esprime nel grande Amore di Cleopatra per Marcantonio e di Cristina per Azzolino, ma la cui fine fu molto diversa.
Cleopatra, quando vide crollare il suo sogno di un Impero Egizio-Romano, si dà la morte; Cristina, abbandonando un regno terreno per un Regno più grande, è ancora viva e ammirata ancora oggi.
Cristina di Svezia e il suo Cenacolo Alchemico - Anna Maria Partini
Qui il dotto gesuita si riferisce certamente alla sua opera 'Oedipus Aegyptiacus'. Da questa lettera si potrebbe arguire un certo interesse della Regina per la Tradizione Egizia.
(...)
Probabilmente Cristina fu anche attratta dalla personalità di Cleopatra che, come scrive Borsellino, poteva rappresentare "ai suoi occhi una figura femminile degna di essere presa a modello", per il suo spirito d'indipendenza e per la sua libertà d'azione. Ambedue Regine e abili nel governo del proprio paese, ambedue dotate di grande coraggio e intelligenza. Cleopatra dopo aver combattuto fino alla morte per difendere il suo Regno, si darà la morte per non cadere in mano del nemico; Cristina, dopo la sua vittoria sulla Danimarca e la pace di Westfalia, abbandonerà un Regno che l'amava per la sua vocazione alla libertà e per seguire i suoi interessi culturali e religiosi. Ambedue Eroine della storia, l'una ha avuto in mano il destino di due Potenti Tradizioni, di due potenti popoli, Roma e l'Egitto, in uno dei momenti più critici e delicati della storia del Mediterraneo; per poco non si rischiò, come scrive Buchan, "una supremazia dell'Oriente e un trasferimento del potere dalle rive del Tevere alle rive del Nilo"; l'altra, al massimo del suo potere, conosciuta da tutta Europa per la sua cultura e per le sue vittorie militari, abbandona tutto per realizzare con libertà d'azione le sue scelte. Mentre Cleopatra fu affascinata dalla grandezza di Roma, ma rimase sempre legata alla sua terra, Cristina scelse Roma come sua seconda patria.
(...)
Infine, come a Cleopatra si attribuisce un testo alchemico famoso, 'la Crisopea di Cleopatra' (III sec. d. C.), in cui per la prima volta si parla (secondo gli storici di Alchimia) dell'Uroboros e del tema dell'Unione Nuziale, Cristina ha lasciato nel suo archivio a Stoccolma scritti autografi e ricette di famosi alchimisti. Donne dotate di fascino e abituate al comando, la cui sensibilità femminile s'inchina, si esprime nel grande Amore di Cleopatra per Marcantonio e di Cristina per Azzolino, ma la cui fine fu molto diversa.
Cleopatra, quando vide crollare il suo sogno di un Impero Egizio-Romano, si dà la morte; Cristina, abbandonando un regno terreno per un Regno più grande, è ancora viva e ammirata ancora oggi.
Cristina di Svezia e il suo Cenacolo Alchemico - Anna Maria Partini
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sabato 11 aprile 2015
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giovedì 9 aprile 2015
i Custodi della Madre
Per
tutta la vita il sogno di Boccadoro fu quello di cogliere con chiarezza
l'immagine della Madre eterna e di rappresentarla; ma una volta colta,
il piacere derivante dalla pace interiore che ne conseguì fece scemare
in Boccadoro il desiderio di rappresentarla. Ora può morire sereno,
poiché ha ritrovato sua madre, e ha scoperto l'amore, perché senza madre
non si può amare.
Narciso e Boccadoro - Herman Hesse
Narciso e Boccadoro - Herman Hesse
Purtroppo le tre grandi religioni, Cristianesimo, Giudaismo e Islam, sono nuovamente cadute in mano a un clero assetato di potere e, potremmo anche aggiungere, ai sommi sacerdoti della politica.
Di nuovo un grande conflitto incombe pericolosamente sull'umanità.
L'unico modo per uscire da questo disastro imminente è recuperare la religione naturale e ispirare nella gente il senso di un ordine cosmico che tenti di raggiungere l'armonia e l'equilibrio anziché trascinarci ciecamente verso l'Apocalisse nucleare che si para quasi certamente di fronte a noi. In altre parole, recuperare una Gnosi basata sulle Leggi della Natura che veda l'uomo non come suo padrone, ma come il suo Custode, il quale mantenga diligentemente il delicato equilibrio tra vita sociale e vita naturale e lo conservi per le generazioni future.
Per quanto riguarda le indagini scientifiche da me presentate nel Codice Egizio, spero sia stato dimostrato in modo convincente che vi è, come minimo, un bisogno assoluto di rivedere le conclusioni e le opinioni comunemente accettate imposte dalle ultime due generazioni di egittologi. Spero che la nuova generazione riuscirà a capire, come ho fatto io, che l'antico Egitto non è una civiltà morta e sapolta da studiare in maniera distaccata, ma piuttosto un modello culturale ancora molto vitale che necessita di essere compreso, tentando forse di mettere nuovamente in pratica almeno una parte dei suoi principi per il beneficio di tutta l'umanità.
I saggi e rigorosi sacerdoti dell'antico Egitto non insegnavano attraverso dogmi e dottrine, e non minacciavano il popolo suscitando il terrore dell'ira divina: piuttosto offrivano un'Iniziazione intelligente e illuminata che avrebbe aperto la mente e acuito i sensi, facendo sì che la natura fosse vista come la manifestazione dei Princìpi Divini, e l'uomo stesso non solo come una parte integrante della natura, ma anche come il responsabile del suo mantenimento in armonia ed equilibrio.
Il Codice Egizio - Robert Bauval
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domenica 22 marzo 2015
Reviving Hatshepsut, la più nobile delle Dame
Ho fatto trascrivere, decifrare e tradurre quelle tavolette della Regina Hatshepsut.
Questo genere di lavoro è un triplice tradimento. Al limite, noi non potremmo mai contornare il Suo pensiero con le nostre parole moderne e in lingua straniera. Checché ne sia, sottopongo più avanti gli scritti della Regina Faraone dove ho scoperto il Suo Diario intimo. Sono io che lo qualifico così. Sono meravigliata di constatare che il Suo stile assomiglia molto alla poesia di Barca. Hatshepsut scriveva di nascosto senza dichiararsi Lei stessa, alla luce del Sole, come "scriba". Ecco perché non saprei dire chi ha influenzato chi, o chi ha ispirato chi.
Riproduco alla rinfusa quelle osservazioni della Regina Faraone che potrebbero essere dei "poemetti in prosa", o delle "visioni" dell'aldilà, dei frammenti su cui meditare. Poiché le tavolette non erano datate, ho optato per un ordine arbitrario, così come le ho trovate nello zaino di Barca. L'essenziale, è dare la Parola alla Regina... Forse l'ultima parola della fine che è, in fin dei conti, l'Inizio della Storia.
(...)
Seconda Tavoletta
Non c'è che un solo Dio. I Suoi profeti verranno a diffondere le Sue parole divine attraverso il mondo. Gli uomini creati ad immagine di Dio si chiederanno: "Perché non siamo Noi al Suo posto?". Io, mi sono consacrata ad Amon, il solo Dio che conosca.
Gli uomini faranno eternamente la guerra perché vogliono occupare il posto di Dio! Che follia! Che menzogna!
Restituire la parte di Dio in noi a Dio stesso: in ciò consiste la Pace. Avere il coraggio di seguire la Verità che è in Lui.
In lontananza, il cammelliere passa dondolandosi... guida la sua cavalcatura... onda calma... al di là del Sole.
All'infinito, conduco il mio popolo...
Occhio del giorno si dissolve nella dolcezza orientale...
Fonda l'aurora... vittoriosa nella notte, tempo degli incontri.
Si dice che ho avvelenato mio padre e mio marito per mettermi la Doppia Corona sulla testa. E' falso. Sono tutti e due morti nel loro letto. Gli affari di Stato della Doppia Corona sono stati una vera tegola in testa. Sole divino del Destino che ho sposato nella gloria di Dio. Ma perché sono stata scelta?
Il Mio Nome impressiona i sacerdoti e il popolo: Khememet-Imen-Hatshepsut. Luminosa semenza che s'unisce a Dio. La più nobile delle Dame governa sul Trono di Colui che mi ha generata.
La mia fede in Dio e la mia diplomazia mi hanno salvata dalle bufere e dalle meschinità. La Mia Maestà si dirige verso il Bene, la Giustizia, l'Efficacia... Come una figlia che svolge funzioni utili a Colui che l'ha messa al mondo.
Io Sono la Protettrice della Perfezione di Dio.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Questo genere di lavoro è un triplice tradimento. Al limite, noi non potremmo mai contornare il Suo pensiero con le nostre parole moderne e in lingua straniera. Checché ne sia, sottopongo più avanti gli scritti della Regina Faraone dove ho scoperto il Suo Diario intimo. Sono io che lo qualifico così. Sono meravigliata di constatare che il Suo stile assomiglia molto alla poesia di Barca. Hatshepsut scriveva di nascosto senza dichiararsi Lei stessa, alla luce del Sole, come "scriba". Ecco perché non saprei dire chi ha influenzato chi, o chi ha ispirato chi.
Riproduco alla rinfusa quelle osservazioni della Regina Faraone che potrebbero essere dei "poemetti in prosa", o delle "visioni" dell'aldilà, dei frammenti su cui meditare. Poiché le tavolette non erano datate, ho optato per un ordine arbitrario, così come le ho trovate nello zaino di Barca. L'essenziale, è dare la Parola alla Regina... Forse l'ultima parola della fine che è, in fin dei conti, l'Inizio della Storia.
(...)
Seconda Tavoletta
Non c'è che un solo Dio. I Suoi profeti verranno a diffondere le Sue parole divine attraverso il mondo. Gli uomini creati ad immagine di Dio si chiederanno: "Perché non siamo Noi al Suo posto?". Io, mi sono consacrata ad Amon, il solo Dio che conosca.
Gli uomini faranno eternamente la guerra perché vogliono occupare il posto di Dio! Che follia! Che menzogna!
Restituire la parte di Dio in noi a Dio stesso: in ciò consiste la Pace. Avere il coraggio di seguire la Verità che è in Lui.
In lontananza, il cammelliere passa dondolandosi... guida la sua cavalcatura... onda calma... al di là del Sole.
All'infinito, conduco il mio popolo...
Occhio del giorno si dissolve nella dolcezza orientale...
Fonda l'aurora... vittoriosa nella notte, tempo degli incontri.
Si dice che ho avvelenato mio padre e mio marito per mettermi la Doppia Corona sulla testa. E' falso. Sono tutti e due morti nel loro letto. Gli affari di Stato della Doppia Corona sono stati una vera tegola in testa. Sole divino del Destino che ho sposato nella gloria di Dio. Ma perché sono stata scelta?
Il Mio Nome impressiona i sacerdoti e il popolo: Khememet-Imen-Hatshepsut. Luminosa semenza che s'unisce a Dio. La più nobile delle Dame governa sul Trono di Colui che mi ha generata.
La mia fede in Dio e la mia diplomazia mi hanno salvata dalle bufere e dalle meschinità. La Mia Maestà si dirige verso il Bene, la Giustizia, l'Efficacia... Come una figlia che svolge funzioni utili a Colui che l'ha messa al mondo.
Io Sono la Protettrice della Perfezione di Dio.
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sabato 7 marzo 2015
La Figlia del Mattino e della Notte
Cambiare sesso: maschera della barba necessaria per convincere gli sguardi degli increduli.
Maschio e Femmina vivono in me.
Come il Divino nel mio corpo di Donna.
Doppia Verità per il Doppio Paese. La Bianca e la Rossa m'incoronano eternamente la testa.
Vero Erede, mi rallegro di proseguire nella mia azione, ogni giorno, nato da poco...come Ra!
Ogni giorno, ogni nascita plasma il mio prestigio e la mia gloria nel cuore dei dignitari della corte e del popolo. E' questo il Monumento eterno, la mia ricompensa.
M'innalzano per diventare il Signore dello Pschent: due piume spuntano dalla mia fronte e si ricongiungono sulla mia capigliatura.
Dio e il Paese vegliano su di me che ispiro il terrore nel cuore degli ignoranti.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Maschio e Femmina vivono in me.
Come il Divino nel mio corpo di Donna.
Doppia Verità per il Doppio Paese. La Bianca e la Rossa m'incoronano eternamente la testa.
Vero Erede, mi rallegro di proseguire nella mia azione, ogni giorno, nato da poco...come Ra!
Ogni giorno, ogni nascita plasma il mio prestigio e la mia gloria nel cuore dei dignitari della corte e del popolo. E' questo il Monumento eterno, la mia ricompensa.
M'innalzano per diventare il Signore dello Pschent: due piume spuntano dalla mia fronte e si ricongiungono sulla mia capigliatura.
Dio e il Paese vegliano su di me che ispiro il terrore nel cuore degli ignoranti.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
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martedì 3 marzo 2015
la Beneamata
Hatshepsut, la Beneamata, generata dall'Amore Divino all'Aurora dei Tempi, legittima la sua Origine Celeste e Carnale.
Il suo Mito si perpetua, Teogamia del Pensiero Antico.
Oggi, accede al Trono, vestita come Sposa di Dio e segnata dal Disco Solare.
Non è la figlia del Libro, ma lo Splendore Sacerdotale, la Dea di Om ed-Dunya, idolo carismatico del popolo egiziano, guida suprema bandita nel dimenticatoio della storia.
(...)
Ammasso di rocce alla foce di una sorgente niagarante la cui estrema cavità s'arrotola come una coda di serpente. All'interno troneggia il Dio-Nilo dai capelli fluttuanti in tre immense ciocche di papiro, tridente dell'intrigo. Da Perfetto Androgino, esso (o essa?) arrotonda i Suoi seni sodi nell'arroganza del desiderio o gonfia superbamente il petto con la forza voluttuosa.
Si precisa così il profilo di Hatshepsut che emerge dalla duplice appartenenza, maestosa nel suo sesso rivendicato.
Tiene simultaneamente rovesciati due vasi, sposi separati, padroni delle inondazioni e della siccità, paratoie che hanno il potere di riversare il limo aprendo o trattenendo il Nuovo Ciclo.
Nilometro del caso e della necessità dove la fortuna ed il potere di controllo corrispondono all'indefinito del tempo.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Il suo Mito si perpetua, Teogamia del Pensiero Antico.
Oggi, accede al Trono, vestita come Sposa di Dio e segnata dal Disco Solare.
Non è la figlia del Libro, ma lo Splendore Sacerdotale, la Dea di Om ed-Dunya, idolo carismatico del popolo egiziano, guida suprema bandita nel dimenticatoio della storia.
(...)
Ammasso di rocce alla foce di una sorgente niagarante la cui estrema cavità s'arrotola come una coda di serpente. All'interno troneggia il Dio-Nilo dai capelli fluttuanti in tre immense ciocche di papiro, tridente dell'intrigo. Da Perfetto Androgino, esso (o essa?) arrotonda i Suoi seni sodi nell'arroganza del desiderio o gonfia superbamente il petto con la forza voluttuosa.
Si precisa così il profilo di Hatshepsut che emerge dalla duplice appartenenza, maestosa nel suo sesso rivendicato.
Tiene simultaneamente rovesciati due vasi, sposi separati, padroni delle inondazioni e della siccità, paratoie che hanno il potere di riversare il limo aprendo o trattenendo il Nuovo Ciclo.
Nilometro del caso e della necessità dove la fortuna ed il potere di controllo corrispondono all'indefinito del tempo.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
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lunedì 2 marzo 2015
L'Egitto, mia Madre
"...gli esuli di Punt, sorridenti, erano della partita e tutti si davano al ritmo a tal punto che Hatshepsut stessa si lasciò prendere dal gioco, a scapito dei sacerdoti profondamente indignati di fronte ai nuovi modi di comportarsi di quella rivoluzionaria uscita dalla costola di Amon.
Li videro ritirarsi, covando nel cuore vendetta e mortificati, mentre la Regina osava pubblicamente ostentare la sua sensualità e il suo fascino".
Ella diventa il simbolo della Donna Sensuale e Creatrice capace di rinnovare la politica e di vivere in simbiosi con il popolo. Tutti gli strati della società partecipavano alle feste, nessun muro separava i nobili dai sacerdoti o dalla gente comune. Ella s'ispira a suo padre Thutmosi I, più idoneo a iniziarla agli affari dello Stato di suo marito Thutmosi II, desideroso oltre ogni limite di garantire il potere a suo figlio. E rivendica di essere il frutto dell'Amore divino di Amon-Ra con Atmosis, sua madre.
"La sua morale non consiste del "divide et impera" come quegli uomini rimbambiti che si aggrappano disperatamente al potere, ma piuttosto "unire per rinforzare" i suoi fondamenti basati su quelli degli altri, convertire i nemici in fratelli e gli stranieri in familiari".
Ha costruito la sua immagine con puntiglio, si è vestita da uomo, si è fatta rappresentare con una barba e guiderà gli uomini per una ventina d'anni. (...) Hatshepsut non solo si è preoccupata di nutrire i suoi sudditi. Ha preparato una spedizione a Punt dove ha scambiato l'oro con l'incenso, così raro nel Paese delle Due Corone - a Punt già usato da tempo immemorabile - quale simbolo della riconquista di una dimensione spirituale molto importante per la coesione del suo Regno.
Hatshepsut ha aperto nuove strade attraverso il Mar Rosso per scambiare, in pace, spezie e incenso, oro e ambasciatori. Ha creduto nel Dio unico e non ha ceduto all'ambizione di prendere il suo posto, invece di seguire la Verità che è in lui. Ha puntato sulla diplomazia, sul Bene, sulla Giustizia, la protettrice della perfezione di Dio. Ha utilizzato la barba come una maschera per convincere gli increduli, ma anche per fondere la creatività maschile e femminile. Ha evitato le guerre fratricide, trasformando le guerre in pace e ha esaltato la tolleranza.
L'Egitto è la Memoria Collettiva, il Cuore del mondo, la Madre dell'Universo dove si ritrova finezza, rigore e saggezza che hanno nutrito il mondo intero.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Li videro ritirarsi, covando nel cuore vendetta e mortificati, mentre la Regina osava pubblicamente ostentare la sua sensualità e il suo fascino".
Ella diventa il simbolo della Donna Sensuale e Creatrice capace di rinnovare la politica e di vivere in simbiosi con il popolo. Tutti gli strati della società partecipavano alle feste, nessun muro separava i nobili dai sacerdoti o dalla gente comune. Ella s'ispira a suo padre Thutmosi I, più idoneo a iniziarla agli affari dello Stato di suo marito Thutmosi II, desideroso oltre ogni limite di garantire il potere a suo figlio. E rivendica di essere il frutto dell'Amore divino di Amon-Ra con Atmosis, sua madre.
"La sua morale non consiste del "divide et impera" come quegli uomini rimbambiti che si aggrappano disperatamente al potere, ma piuttosto "unire per rinforzare" i suoi fondamenti basati su quelli degli altri, convertire i nemici in fratelli e gli stranieri in familiari".
Ha costruito la sua immagine con puntiglio, si è vestita da uomo, si è fatta rappresentare con una barba e guiderà gli uomini per una ventina d'anni. (...) Hatshepsut non solo si è preoccupata di nutrire i suoi sudditi. Ha preparato una spedizione a Punt dove ha scambiato l'oro con l'incenso, così raro nel Paese delle Due Corone - a Punt già usato da tempo immemorabile - quale simbolo della riconquista di una dimensione spirituale molto importante per la coesione del suo Regno.
Hatshepsut ha aperto nuove strade attraverso il Mar Rosso per scambiare, in pace, spezie e incenso, oro e ambasciatori. Ha creduto nel Dio unico e non ha ceduto all'ambizione di prendere il suo posto, invece di seguire la Verità che è in lui. Ha puntato sulla diplomazia, sul Bene, sulla Giustizia, la protettrice della perfezione di Dio. Ha utilizzato la barba come una maschera per convincere gli increduli, ma anche per fondere la creatività maschile e femminile. Ha evitato le guerre fratricide, trasformando le guerre in pace e ha esaltato la tolleranza.
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giovedì 26 febbraio 2015
il Fiore della Vita
Gli Egiziani avevano due scuole misteriche; una era chiamata l’Occhio
sinistro di Horus. Questa scuola insegnava i principi femminili della
creazione, l’Amore e la Compassione. L’altra scuola era chiamata
l’Occhio destro di Horus e insegnava i principi maschili intelligenti
della creazione, la geometria sacra era il soggetto principale.
La Geometria Sacra ha anche lasciato le sue tracce in altre culture come nell’architettura gotica delle chiese Europee e nelle cattedrali (Chartres), nel Partenone di Atene, nei dipinti di Leonardo Da Vinci e nella danza classica Hindu. La Geometria Sacra è stata preservata nei circoli della Massoneria in grande segreto.
La Geometria Sacra ha anche lasciato le sue tracce in altre culture come nell’architettura gotica delle chiese Europee e nelle cattedrali (Chartres), nel Partenone di Atene, nei dipinti di Leonardo Da Vinci e nella danza classica Hindu. La Geometria Sacra è stata preservata nei circoli della Massoneria in grande segreto.
Il Fiore della vita è una figura molto importante in geometria sacra:
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mercoledì 25 febbraio 2015
la Tessitura Cosmica
Creare significa fissare un punto iniziale, stabilire una scala di emanazione; musicalmente, fissare un La dal quale poi si evolve la Creazione.
L'Arte, nel mondo umano, è sinonimo di Creazione, perciò gli Dèi Creatori hanno assunto la caratteristica di Dèi dell'Arte.
Ogni cultura si appropria dei modi e delle forme creative proprie al loro Dio Particolare.
Nel Tempo Magico dello Spirito, ognuno è il proprio Dio, il proprio Creatore.
In effetti, tra gli umani, chi è giunto a essere attivo, a operare nel Punto Magico Iniziale dello Spirito è stato elevato al rango di Dio.
Nella Tradizione Egizia, che è Stellare e Gerarchica, esistono a ogni livello di manifestazione i corrispondenti Dèi Creatori.
All'Origine della Creazione è posta la "Padre-Madre" Neit, la Neter Ua (Dio Uno) per eccellenza.
Neit crea con proiezione di intento dal Cuore, in assoluta Allegrezza e Libertà da qualsivoglia vincolo all'infuori del proprio Piacere.
Ciò che Lei sente dal Cuore si manifesta nell'esistenza.
Neit tesse il Cosmo con fibre incrociate, con filamenti cosmici, i quali con Ptah e Thot diventano una Rete Magica, custodita gelosamente nei loro templi e che celava grandi segreti.
Il libro del Drago, l'Architettura del Cosmo - Athon Veggi
L'Arte, nel mondo umano, è sinonimo di Creazione, perciò gli Dèi Creatori hanno assunto la caratteristica di Dèi dell'Arte.
Ogni cultura si appropria dei modi e delle forme creative proprie al loro Dio Particolare.
Nel Tempo Magico dello Spirito, ognuno è il proprio Dio, il proprio Creatore.
In effetti, tra gli umani, chi è giunto a essere attivo, a operare nel Punto Magico Iniziale dello Spirito è stato elevato al rango di Dio.
Nella Tradizione Egizia, che è Stellare e Gerarchica, esistono a ogni livello di manifestazione i corrispondenti Dèi Creatori.
All'Origine della Creazione è posta la "Padre-Madre" Neit, la Neter Ua (Dio Uno) per eccellenza.
Neit crea con proiezione di intento dal Cuore, in assoluta Allegrezza e Libertà da qualsivoglia vincolo all'infuori del proprio Piacere.
Ciò che Lei sente dal Cuore si manifesta nell'esistenza.
Neit tesse il Cosmo con fibre incrociate, con filamenti cosmici, i quali con Ptah e Thot diventano una Rete Magica, custodita gelosamente nei loro templi e che celava grandi segreti.
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l'Occhio
Ciò che è in basso è come ciò che è in alto
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso
per fare i miracoli della Cosa Una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da Una,
per la mediazione di Una,
così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.
Ermete Trismegisto - Tavola Smeraldina
Allorché di due farete Uno,
allorché farete la parte interna come l'esterna,
la parte esterna come l'interna e la parte superiore come l'inferiore,
allorché del maschio e della femmina farete un Unico Essere
sicché non vi sia più né maschio né femmina,
quando metterete un occhio al posto di un occhio,
una mano al posto di una mano,
un piede al posto di un piede,
un'immagine al posto di un'immagine,
allora entrerete nel Regno.
Vangelo di Tommaso
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso
per fare i miracoli della Cosa Una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da Una,
per la mediazione di Una,
così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.
Ermete Trismegisto - Tavola Smeraldina
Allorché di due farete Uno,
allorché farete la parte interna come l'esterna,
la parte esterna come l'interna e la parte superiore come l'inferiore,
allorché del maschio e della femmina farete un Unico Essere
sicché non vi sia più né maschio né femmina,
quando metterete un occhio al posto di un occhio,
una mano al posto di una mano,
un piede al posto di un piede,
un'immagine al posto di un'immagine,
allora entrerete nel Regno.
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sabato 21 febbraio 2015
la Dea geometrizza
Maat, la Verità cosmica, è il Principio dei Numeri, della matematica, dell'Ordine portato dal Caos mediante i Numeri.
Il Suo Nome è la radice della parola "matematica".
Nel geroglifico del suo nome, appare il regolo o cubito, strumento col quale erano effettuate tutte le misurazioni lineari.
Maat è indistinguibile dal suo nome, che è sinonimo di misurazione.
Il Libro del Drago, l'Architettura del Cosmo - Athon Veggi
Il Suo Nome è la radice della parola "matematica".
Nel geroglifico del suo nome, appare il regolo o cubito, strumento col quale erano effettuate tutte le misurazioni lineari.
Maat è indistinguibile dal suo nome, che è sinonimo di misurazione.
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venerdì 20 febbraio 2015
Rebis (Uoman)
"Ego sum Homo".
Iscrizione impressa sul medaglione d'Oro della Maestra Venerabile, nell'Antico Rito Egizio di Misraim e Memphis.
"E Dio promise alla Luna: un giorno tu sarai nuovamente grande come il Sole; e la tua Luce sarà come la Luce del Sole".
Midrash Ebraico
"Simon Pietro disse loro:
Maria Maddalena deve andar via da noi, perché le femmine non sono degne della Vita.
Gesù disse:
Ecco, io la guiderò in modo da farne un maschio,
affinché Lei diventi uno Spirito Vivo uguale a noi maschi.
Poiché ogni femmina che si fa maschio entrerà nel Regno dei Cieli".
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