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venerdì 24 giugno 2016

Il Mistero di Roma

Colui il quale vive l''esperienza', operando un attivo opus remotionis (trasformazione interiore), lucidamente restando presente a se stesso, vede i Simboli, gli Enti ed i Miti quali Realtà viventi, ritualizzando così la propria vita. Non è, allora, questione di 'capire', ma solo di entrare in 'sinfonia' con alcuni suoni ed in 'sinergia' con alcuni segni: evocatori entrambi del cosmos dei Numi che una natura, per un arcano disegno del suo Dèmone, sia già 'aperta' a ricordare ed a riconoscere con estrema serenità e fanciullesca semplicità.

A tale natura è rivolto quest libro: a chi pur apparendo di questo mondo non è di questo mondo; a chi, nel suo essere profondo, non si riconosce nel caos che lo circonda e che sembra avvolgerlo ma sa che, dietro quel caos visibile, a suo fondamento, vi è quello Invisibile, nella cui dimensione è necessario AGIRE. A chi è cosciente, infine, della terribile verità: gli Dèi non esistono... a priori, se non si conoscono e non si conoscono se non si esperimentano.

Il Nome segreto di Roma. Metafisica della Romanità - Giandomenico Casalino

 

mercoledì 16 settembre 2015

L'Unità Essenziale della Tradizione

La questione (...) era la seguente: Dante fu cattolico o albigese?
Per altri, essa sembra invece porsi in questi termini: fu cristiano o pagano?

Quanto a noi, non riteniamo corretto un punto di vista del genere, perché l'Esoterismo autentico è tutt'altra cosa rispetto alla religione esteriore e, se anche ha con essa dei legami, ciò è possibile solo in quanto trova nelle forme religiose una modalità di espressione simbolica; poco importa, d'altronde, che queste forme appartengano all'una o all'altra religione, poiché ciò che conta è l'Unità Dottrinale Essenziale che si dissimula sotto la loro apparente diversità

Per questo motivo gli antichi Iniziati partecipavano indistintamente a tutti i culti esteriori, seguendo i costumi correnti dei paesi in cui si trovavano; parimenti, è perché vedeva questa Unità fondamentale, e non per effetto di un ''sincretismo'' superficiale, che Dante ha utilizzato indifferentemente, a seconda dei casi, un linguaggio improntato sia al Cristianesimo che all'antichità greco-romana.  La Metafisica Pura non è né pagana né cristiana, è Universale; gli Antichi Misteri non appartenevano al Paganesimo, bensì gli si sovrapponevano; allo stesso modo, nel Medioevo, vi furono organizzazioni il cui carattere era Iniziatico e non religioso, e che però ponevano le loro basi nel cattolicesimo.
Se Dante ha fatto parte di alcune di queste organizzazioni, come ci sembra incontestabile, non è un buon motivo per dichiararlo ''eretico''; chi la pensa in tal modo ha del Medioevo un'idea falsa e incompleta, non vede per così dire che l'esteriorità, poiché, quanto al resto, non esiste più niente nel mondo moderno che possa servire da termine di confronto.

L'Esoterismo di Dante - René Guénon


 

mercoledì 6 maggio 2015

Gli Oannes

Dalla religione mesopotamica, gli Egizi hanno derivato il simbolo del Pesce Sacro. L’Oannes babilonese è il Pesce/Salvatore. Nella religione indù è detto Matsya, un termine sanscrito da cui deriva Messia. Nei vangeli, l’Oannes viene personificato in Iohannes, Giovanni Battista, che versa sul capo di Gesù (immerso nelle acque basse della non-consapevolezza) le acque alte dell’Illuminazione. 

Il Battesimo ha questo significato.
 
Gesù è l’incarnazione di Dio come il Faraone è l’incarnazione di Osiride: in entrambi i casi, la storia viene legata al mito.

Daniele Luttazzi


Nell'arte greca, ma anche in quella induista e buddhista (in particolare nella scultura), sulle labbra degli dèi e degli eroi che hanno armonizzato in sé l'attimo fuggente e l'eternità, trascendendo il tempo storico, aleggia uno strano ed enigmatico sorriso; come quasi tutte le forme di riso e umorismo, il sorriso degli dèi nasce da uno "strabismo", dalla capacità di percepire simultaneamente la dissociazione che divarica l'essere dall'apparire e il sottile legame che li unisce. E' il sorriso di chi ha saputo integrare in sé il tempo storico e il tempo sacro, la maschera e il volto, la materialità e la spiritualità, l'uomo angelico e la bestia ctonia, il destino individuale - legato al cronos e alle istanze dell'Ego - e il destino della stirpe, condizionato dall'obbedienza a un ordine universale che rende l'individuo strumento di un disegno aionico stabilito ab origine.

Nei monumenti funerari dell'antica Grecia ritroviamo curiosamente lo stesso misterioso sorriso sui volti delle fanciulle (o kore) che rendono omaggio a Persefone, Dea del mondo sotteraneo.


Dioniso nei frammenti dello specchio - Alessandro Orlandi



martedì 5 maggio 2015

l'Amor Cortese e la Rosa Mistica

Le Crociate aprirono le menti dei nobili, dei poeti e dei musicisti al Principio Femminile.
Si sviluppò una forma di cavalleria che andava ben al di là della capacità di distruggere: si trattava di una nuova etica dell'Amore non fondato sul matrimonio legale. Per la prima volta nella storia, questo amore romantico e idealistico poneva la Donna Amata su un piedistallo, rappresentandola come un'entità virtuosa, pura, colta e ricca di saggezza femminile. Il cavaliere cui Lei donava il Suo affetto era il Campione capace di proteggerla dalle maldicenze degli altri. Tramite il suo Amore per Lei, il cavaliere cercava di sviluppare le più nobili virtù maschili. Questa nuova etica veniva lodata nelle poesie e nelle canzoni dei menestrelli di Francia, e messa in pratica da re Artù e dai suoi Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il Culto della Vergine Maria fu un ampliamento di questa idealizzazione del Femminino come esempio di 'perfezione'. San Bernardo di Chiaravalle fu una figura chiave nell'adozione di questa immagine. Maria veniva lodata come madre perfetta, pura, concepita senza peccato e capace di concepire senza congiunzione carnale, vivendo il matrimonio senza mai consumarlo. Era nata una nuova forma della Dea, che però non doveva essere considerata uguale a Dio, ma solo una mediatrice tra l'uomo e il Divino.

Le statue di Maria rivelano la perdita dei poteri: le mani tenute in basso lungo i fianchi, mentre la Dea le teneva sollevate sopra la testa, azione eseguita dal prete durante la messa, sia quando procede alla consacrazione del pane e del vino, che quando dà la benedizione al termine della funzione. Un piede di Maria poggia sulla testa del serpente per simboleggiare il dominio sulla Sessualità: nella teologia giudeo-cristiana, il Serpente viene associato al Male. Ecco un esempio della trasformazione negativa di un'immagine religiosa che, da un Culto Antico, viene integrata nel Cristianesimo. Tuttavia quasi tutti i simboli di Maria adottati a quell'epoca come attributi di Nostra Signora erano positivi. Molti di questi simboli sono menzionati nella Litania a Nostra Signora: Rosa Mistica, Stella del Mare, Vaso d'Onore, ecc.
In questo periodo cominciarono ad apparire dipinti di Nostra Signora circondata da un alone di luce a forma di Kteis. Il Culto di Maria venne sviluppato a partire dalla simbologia di Iside, poiché sia Maria che Iside rappresentavano la faccia illuminata della Luna (esistono numerose immagini medievali di Maria ritta in piedi sulla Luna). I Rosoni circolari delle cattedrali medievali erano simboli della Divinità Femminile.

Il Culto della Vergine Maria era originariamente inteso a porre rimedio a uno squilibrio, ma finì per intensificare il crescente squilibrio tra la polarità maschile e quella femminile. Tutti i cicli naturali di nascita, di trasformazione e morte vennero sostituiti da un simbolo che era impossibile da emulare per le donne mortali. Dio era un padre patriarcale: gli uomini potevano imitare quell'immagine e diventare patriarchi, mentre le donne non potevano essere vergini e madri allo stesso tempo. Nella teologia cristiana, la Vergine Maria era l'Unica Donna Perfetta. L'aspetto più oscuro che porta all'acquisizione del Potere e della Sapienza venne rifiutato, e tutte le donne, per loro stessa natura, vennero considerate dalla teologia cristiana ufficiale come esseri impuri, peccaminosi e malvagi.

La Femmina Sacra - Maureen Concannon





lunedì 30 marzo 2015

il Divino Androgino

Inanna è stata ritratta in veste di Guerriera, Gran Sacerdotessa, Amante. Ora, in una sezione dell'inno, Essa crea un rito specifico per onorare l'aspetto cerimoniale delle persone dalla definizione sessuale ambigua.

Inanna
vestendo una vergine
entro le stanze delle donne
abbraccia con cuore pieno
la giovane fanciulla dall'aspetto di uomo prestante.

Enheduanna descrive la giovane fanciulla con la parola sumera la-la che significa: "il vigore di un giovane uomo nel suo pieno rigoglio". Il termine inglese "handsome" (avvenente; uomo prestante) traduce al meglio il significato cross-gender, come possiamo comprendere in contesto proseguendo nella lettura. La giovane donna dell'inno, a causa delle sue sembianze maschili, ha subito in Sumeria lo stesso ostracismo che molti androgini sopportano ancora oggi. L'Androginia cerimoniale ha una lunga storia. In Mesopotamia, nei testi letterari collegati al rituale del Tempio, il personale del tempio che venera la Dea è spesso descritto come degli Androgini, sessualmente ambivalenti, eunuchi, ermafroditi o travestiti. Nei tempi moderni, alcune culture native americane hanno creato una figura per manifestare la sacralità cross-gender, come ad esempio quella della 'berdache', o lesbica sacra.

La Sacerdotessa o il Sacerdote Cross-Gender possiede l'abilità di "passare dall'altra parte, di rivelare i due mondi essenzialmente diversi l'uno all'altro".

Il culto veniva praticato da personale di genere ambiguo entro i limiti imposti dal rituale del tempio. Contenuto in questa maniera questo strappo nel tessuto della realtà consentiva ai veneratori di contemplare la fragilità della loro realtà costituita e di far spazio all'instabilità nel loro mondo prevalentemente stabile.

... "Trasformare un uomo in donna / una donna in uomo / sono cose Tue, Inanna".

Inanna, Signora dal Cuore Immenso - Betty De Shong Meador




martedì 27 gennaio 2015

Hildegard

Profetessa, filosofa, scienziata, poetessa, musicista (probabilmente la prima donna musicista della storia cristiana), chiamata santa, ma mai canonizzata, nei documenti dell’epoca indicata come abbatissa, generalmente indicata come magistra, domina o praeposita (ma lei si definiva “l’ombra della luce vivente”), Ildegarda nacque nel 1098 a Bermesheim, in una nobile e numerosa famiglia renana, e morì al Rupertsberg nel 1179, esattamente il 17 settembre, così come le era stato predetto.

...nel 1116 fu nominata badessa. Staccatasi, poi, dal monastero di Disibodenberg, fondò quello di Rupertsberg, presso Bingen.
Quando aveva quarantatré anni ricevette l'ordine divino di divulgare il contenuto delle visioni soprannaturali, che le apparivano fin da quando aveva cinque anni, e di cui solo pochi intimi erano a conoscenza e, ricevuta l’approvazione del papa Eugenio III, che, nel 1148, ordinò ad una commissione d’interrogarla, e di Bernardo da Chiaravalle, le più eminenti figure della Chiesa del tempo, così fece.

Tali visioni non erano fantasie o visioni oniriche, ma si manifestavano quando era perfettamente in sé, e per trascriverne i contenuti, incapace di scrivere in lingua tedesca, e poco padrona del latino, si serviva di collaboratori, uomini e donne (il più importante, Volmar, amico e segretario, il mio diletto figlio, la seguì per moltissimi anni, con fedeltà e precisione, aiutandola nella stesura ed anche nella correzione dei testi). Fu così che, ispirata dalla voce divina, tormentata da violente crisi di malessere contemporaneamente fisico e psichico, che accompagnavano sia le visioni che la stesura dei libri, fra il 1141 ed il 1170 compose opere mistiche poderose, come “Scivias” (conosci le vie) “Liber vitae meritorum”, “Liber divinorum operum”.
Famosa è la miniatura del XII secolo che la ritrae, presente il fedele Volmar, proprio mentre scrive sotto l’effetto delle rivelazioni, con il volto toccato da un fuoco proveniente dall’alto.


 Oltre alle opere di carattere mistico, molto apprezzate pure da San Bernardo, che la definì la diletta figlia in Cristo, scrisse anche prediche, che spesso, evento raro di quei tempi per una donna, teneva non in chiesa ma davanti al popolo, e lettere (circa trecento) talvolta di tono imperioso, ai più importanti sovrani (Corrado III, Federico Barbarossa, Enrico II d'Inghilterra) e ai pontefici che si succedettero nel corso del XII secolo (Eugenio III, Anastasio IV, Adriano IV), quando non decideva addirittura di affrontarli personalmente lasciando momentaneamente il convento.
In altre opere IIdegarda, in contrasto con le sue affermazioni di essere ignorante, dimostrò di avere buona conoscenza non solo della Bibbia, ma anche degli autori latini, della filosofia neoplatonica e delle scienze naturali, come in “Causae et curae” una specie di manuale di medicina pratica e farmacologia, su tematiche mediche, filosofiche e astrologiche, come in “Physica”, sulle proprietà delle piante, delle pietre e degli animali.

E compose anche canzoni e melodie in onore di Dio e dei Santi, inni, sequenze e antifone in versi (la sua opera musicale più conosciuta è “Symphonia harmoniae celestium revelationum”, "La sinfonia dell’armonia delle celesti rivelazioni"), esprimendo precise e avanzate idee sulla musica, pur non avendo ricevuto alcun insegnamento musicale, perché riteneva che attraverso il canto si esprimesse la gioia sonora e fisica verso il creato e l’amore verso Dio, e pure elaborò una sorta di dizionario relativo a 900 vocaboli di un linguaggio artificiale da lei stessa inventato, con molti nomi di erbe e piante, legati alla sua ricerca medica.
Ildegarda, in consapevolezza della missione che era chiamata a svolgere nel mondo, superò anche l'innata timidezza, affrontando autorevolmente, spesso con successo, molte difficoltà esterne, come quando sfidò la comunità maschile del monastero gemello di Disibodenberg, che nel 1150 voleva impedirle di fondare un nuovo convento femminile a Rupertsberg, vicino Bingen, e pure seppe fronteggiare i potenti, come Federico Barbarossa (incontrato di persona quando lui la invitò nel suo palazzo in Inghilterra), scrivendogli parole dure allorché, nel 1164, nominò per la seconda volta un antipapa, Pasquale III, contro il pontefice Alessandro.


Virgo Virago - Francesca Santucci

venerdì 16 gennaio 2015

il Simbolismo di Janus-Jana

E' stato pubblicato, qualche anno fa, da Charbonneau-Lassay su "Regnabit", un curioso documento che raffigura esplicitamente Cristo sotto le sembianze di Giano (...).

E' un cartiglio dipinto su una pagina staccata da un libro manoscritto di chiesa del secolo XV trovata a Luchon che conclude il foglietto del mese di gennaio sul calendario liminare di questo libro.

In cima al medaglione interno figura il Monogramma IHS sormontato da un Cuore; il rimanente del medaglione è occupato da un busto di Janus Bifrons, con un viso Maschile e uno Femminile, come si vede assai frequentemente; esso porta una Corona sulla testa, e tiene con una mano uno Scettro e con l'altra una Chiave.

"Sui monumenti Romani", scriveva Charbonneau-Lassay riproducendo questo documento, "Giano si mostra, come sul cartiglio di Luchon, con la Corona in testa e lo Scettro nella Mano Destra, perché è Re; tiene con l'altra mano una Chiave che apre e chiude le epoche; per questo, per estensione di concetto, i Romani gli consacravano le porte delle case e delle città... anche Cristo, come l'antico Giano, porta lo Scettro Regale con cui ha diritto in nome del Padre Celeste e dei suoi Antenati di quaggiù; e con l'altra Mano tiene la Chiave dei Segreti Eterni, la Chiave tinta del suo sangue che apre all'umanità perduta la Porta della Vita. (...)

L'interpretazione più comune dei Due Volti di Giano vede in essi la rappresentazione rispettivamente del passato e del futuro; questa interpretazione, pur essendo molto incompleta, da un certo punto di vista è comunque esatta. Per questo, in un numero abbastanza grande di rappresentazioni, i due volti sono quelli di un uomo anziano e di un uomo giovane; non è però il caso dell'Emblema di Luchon, un esame attento del quale non permette di dubitare che si tratti del Giano Androgino, o Janus-Jana, ed è quasi superfluo far notare lo stretto rapporto di questa forma di Giano con certi Simboli Ermetici come il Rebis.

Considerando il Simbolismo di Giano come riferito al tempo, è il caso di fare un'osservazione molto importante: fra il Passato che non è più e il Futuro che non è ancora, il Vero Volto di Giano, quello che guarda il Presente, non è, si dice, né l'uno né l'altro di quelli visibili. Questo Terzo Volto, infatti, è invisibile perché il Presente, nella manifestazione temporale, non è che un istante inafferrabile; ma, quando ci si innalza al di sopra delle condizioni di questa manifestazione transitoria e contingente, il Presente contiene al contrario Ogni Realtà. Il Terzo Volto di Giano corrisponde, in un altro simbolismo, quello della Tradizione Indù, all'Occhio frontale di Shiva, anch'esso invisibile, poiché non è rappresentato da nessun organo corporeo, e che raffigura il "Senso dell'Eternità". E' detto che uno sguardo di questo Terzo Occhio riduce tutto in cenere, cioè distrugge ogni manifestazione; ma quando la successione è tramutata in simultaneità, tutte le cose rimangono nell'Eterno Presente, di modo che l'apparente distruzione non è in verità che una 'trasformazione', nel senso più rigorosamente etimologico della parola..

Da queste poche considerazioni è già facile capire che Giano rappresenta veramente Colui che è, non soltanto il 'Signore del Triplice Tempo' (designazione applicata nella dottrina indù pure a Shiva), ma anche e soprattutto il 'Signore dell'Eternità'.

Simboli della Scienza Sacra - René Guénon 






martedì 13 gennaio 2015

Gli Oannes

Dalla religione mesopotamica, gli Egizi hanno derivato il simbolo del Pesce Sacro. L’Oannes babilonese è il Pesce/Salvatore. Nella religione indù è detto Matsya, un termine sanscrito da cui deriva Messia. Nei vangeli, l’Oannes viene personificato in Iohannes, Giovanni Battista, che versa sul capo di Gesù (immerso nelle acque basse della non-consapevolezza) le acque alte dell’Illuminazione. 

Il Battesimo ha questo significato.

Gesù è l’incarnazione di Dio come il Faraone è l’incarnazione di Osiride: in entrambi i casi, la storia viene legata al mito.

Daniele Luttazzi, tratto da https://danieleluttazzi.wordpress.com/2015/01/07/87/