Per me la Tarantola era Shakti, Maestra nello Yoga che praticavo tutti i giorni e che avevo cominciato a insegnare nell'ambito della comunità.
La immaginavo mentre ballava, in un'attività incessante e creativa, svolgendo il suo compito con autorità e forza come io dovevo imparare a fare.
Scorsi in Lei un potere sessuale simile a una Gemma Oscura, una potenza naturale che riconobbi come tantrica e che più tardi compresi essere sciamanica, femminile, e scaturita dal contatto con la Dea Oscura.
Riprodussi artisticamente la Tarantola per uno spettacolo teatrale del 1980 in collaborazione con Cassandra Light, Karen Vogel e altre artiste della Bay Area. La creai di argilla, su un'enorme struttura a ragnatela, dipinta con i colori della Dea della Luna: il Rosso, il Nero e il Bianco.
L'immagine artistica che avevo creato perì un giorno del 1983, il mio anno dell'Alta Sacerdotessa, mentre la trasportavo da una casa all'altra alla fine di una relazione. In autostrada cadde dalla macchina e si ruppe.
In quello stesso periodo un'allieva di uno dei miei primi corsi 'Motherpeace' mi portò la pelle che Gertrude, la sua Tarantola messicana, aveva mutato.
Solo allora compresi il Simbolismo: le Tarantole, come i Serpenti, cambiano pelle.
Adesso, quando scopro che divido la casa con una Vedova Nera, vivo in armonia con lei oppure la porto con gentilezza all'esterno, in un luogo più adatto a lei. Sento la presenza dei ragni nella mia vita come una Benedizione e li considero Messaggeri della Grande Dea.
Nei miei sogni non vengono più come avversari, ma come alleati.
Il Risveglio della Dea - Vicky Noble
venerdì 6 marzo 2015
La Dea Ragno
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giovedì 5 marzo 2015
Iside Smembra, Rimembra, Riassembla Se Stessa
Il Metodo CaleIdeoscopie® richiama il caleidoscopio, “oggetto che
permette di vedere belle forme”. Il metodo CaleIdeoscopie ha trovato
ispirazione nel caleidoscopio, e per qualche tempo, nelle prime
sperimentazioni degli anni ‘80, ha preso il nome di tecnica
caleidoscopica.
Il caleidoscopio ora è chiamato a produrre idee: Ideoscopia, la scopia delle idee. Si richiede alla persona di trattenersi davanti ad un’immagine simbolica scomposta in tanti pezzi, per assistere alle forme frammentate di questa immagine, la cui frammentazione può rievocare conflitti e poteri, aspetti luminosi e oscuri, disarmonie o intese, apparenze oscure o luminose, generare effetti suggestivi intensi. Le diverse parti isolate, generano altre parti, si incontrano, si riuniscono e l’opacità, l’oscuro, con gradualità, si muta in trasparenza che consente di vedere, e di essere inondati dal significato simbolico dell’immagine.
Il caleidoscopio ora è chiamato a produrre idee: Ideoscopia, la scopia delle idee. Si richiede alla persona di trattenersi davanti ad un’immagine simbolica scomposta in tanti pezzi, per assistere alle forme frammentate di questa immagine, la cui frammentazione può rievocare conflitti e poteri, aspetti luminosi e oscuri, disarmonie o intese, apparenze oscure o luminose, generare effetti suggestivi intensi. Le diverse parti isolate, generano altre parti, si incontrano, si riuniscono e l’opacità, l’oscuro, con gradualità, si muta in trasparenza che consente di vedere, e di essere inondati dal significato simbolico dell’immagine.
Key words: Caleidoscopio- Frammentazione- Ideoscopia
tratto da: http://www.guidopesci.it/Metodi%20e%20tecniche%20per%20la%20professione%20di%20psicologo.htm
Come dice Vicky Noble, questo è il lavoro di coscientizzazione della materia, indispensabile per il Risveglio della parte sciamanica della donna.
Il lavoro sulle parti di sé è il lavoro di riconoscimento ed accettazione necessario ad un percorso sciamanico. In una donna il corpo assume il suo ruolo fondamentale proprio perché il corpo di una donna è denso di memorie e di valori del profondo.
Il corpo di una donna è intriso di un Potere Naturale, viscerale, antico; quel corpo conserva come uno scrigno i contenuti energetici e sottili delle esperienze di vita dell'Anima. Il limite sottile tra il dentro e il fuori, tra il sogno e la realtà nella donna trova espressione materica e sostanziale.
Lo smembramento simbolico rappresentato nelle varie forme di Divinità Femminili è il riconoscimento di un processo di chiarificazione e di visione di ogni parte di sé. E' anche la rappresentazione di una grande e totale esplosione creativa del femminile, una esplosione necessaria a ritrovare il proprio Fuoco unitario, quello che alimenta tutte le parti, quello che scalda e illumina.
Nel Simbolismo dei Tarocchi mi ricorda il passaggio dalla Papessa all'Imperatrice.
Dal femminile denso e pieno, conservativo e gestativo, al femminile esplosivo e creativo, vulcanico e vibrante di onde vitali.
Alessandro Saudino, tratto dal capitolo: "Smembrare e Rimembrare" dell'Agenda della Dea 2015, Il Corpo Sacro
tratto da: http://www.guidopesci.it/Metodi%20e%20tecniche%20per%20la%20professione%20di%20psicologo.htm
Come dice Vicky Noble, questo è il lavoro di coscientizzazione della materia, indispensabile per il Risveglio della parte sciamanica della donna.
Il lavoro sulle parti di sé è il lavoro di riconoscimento ed accettazione necessario ad un percorso sciamanico. In una donna il corpo assume il suo ruolo fondamentale proprio perché il corpo di una donna è denso di memorie e di valori del profondo.
Il corpo di una donna è intriso di un Potere Naturale, viscerale, antico; quel corpo conserva come uno scrigno i contenuti energetici e sottili delle esperienze di vita dell'Anima. Il limite sottile tra il dentro e il fuori, tra il sogno e la realtà nella donna trova espressione materica e sostanziale.
Lo smembramento simbolico rappresentato nelle varie forme di Divinità Femminili è il riconoscimento di un processo di chiarificazione e di visione di ogni parte di sé. E' anche la rappresentazione di una grande e totale esplosione creativa del femminile, una esplosione necessaria a ritrovare il proprio Fuoco unitario, quello che alimenta tutte le parti, quello che scalda e illumina.
Nel Simbolismo dei Tarocchi mi ricorda il passaggio dalla Papessa all'Imperatrice.
Dal femminile denso e pieno, conservativo e gestativo, al femminile esplosivo e creativo, vulcanico e vibrante di onde vitali.
Alessandro Saudino, tratto dal capitolo: "Smembrare e Rimembrare" dell'Agenda della Dea 2015, Il Corpo Sacro
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mercoledì 4 marzo 2015
la Belva
"Immagino...
Una donna lupo che corre selvaggia nel bosco. Le belve della foresta sono sue figlie, la sua energia vitale e distruttiva che sempre l'accompagna.
Ha i capelli ribelli e scuri, la pelle chiara della luna.
Nella foresta. E' sempre notte.
E lei, ha sempre fame. Figlia della terra intrisa di sangue, lei il sangue lo vuole, lei il sangue lo beve, se lo fa scorrere tra le dita delicate, e lo passa sul viso, simboli per la lotta che s'appresta.
Lo lecca dalle mani sottili, lo ricerca alla fonte, si rimmerge, poi ricomincia.
Si strappa la tunica corta, di canapa grezza.
E' pronta.
Col corpo agile, sembra magra ragazza come tante. Le gambe da zebrina incurante per quei seni acerbi che sovrastano fianchi tondi, che ospitano buio, e calore, e sangue.
Adesso ha fame.
Chi sazierà la sua fame? Lei ha sempre fame, nessuno la può
placare.
E allora lei sorride e basta, da lontano, cogli occhi che tutto sanno già da prima.
Ma stasera la fame è troppa, bisognerà placarla, e la lotta sarà dura, lei già lo sa questo.
Sarà cruenta. Truculenta. Ma poi. Per quella notte.
La belva il suo pasto l'avrà consumato.
Ecco che arriva l'avversario.
La sovrasta in altezza, lei scompare in possenza.
Vivida luce in quel buio perenne, la belva ha deciso.
Quella sarà la sua cena.
I guerrieri si avvicinano, occhi negli occhi.
Solo occhi negli occhi, per ora.
Prima il rituale. Poi la carneficina. Pasto di sangue.
L'uomo di luce continua a fissarla, e tace.
E' lei che sferrerà la prima mossa, quest'è palese.
Lui tenterà ogni strenua difesa. Poi cederà. Ma adesso.
Vien da lottare.
La lupa s'appresta innanzi, gli artiglia il torace possente. La pelle si lacera. Il sangue la colora.
Lei lo sugge alla ferita, lui la lascia fare.
Ma lei sferza, e ride, e lo tormenta con la lingua, ché è brava a tormentare.
Ma lui non tollera l'affronto, l'hai voluto, prendilo ora.
L'afferra per la nuca, scure chiome tra le mani.
Spinge contro le ferite la bocca di lei mai sazia del sapore. E duole, e brucia, eppure è stabilito:
prenderà il suo tormento, infliggendolo com'ha deciso.
Eppoi il sangue finisce di stillare. E lei ne vuole ancora. Che mai ne ha abbastanza,
di mordere e succhiare.
Nell'impeto di rabbia, la lupa lo respinge, lui cade tra i rovi delle more.
Si graffia e sparge sangue, e non pare un caso, la caduta.
E adesso è a terra, che più non può fare che sperare nella grazia.
Ma lei no.
Ha fame, stasera, troppa per essere pietosa.
Perchè sei entrato nella foresta, mio bel viandante di luce vestito, non sapevi forse che morte era in agguato?
Si abbassa repentina, di un lupo le movenze.
La veste ormai lontana, di luna ormai si ammanta.
Il viandante non ha scampo, la sua carne è minacciata, può solo ritardare la sua fine, che quegli
occhi
ne valgono l'attesa.
Lei ha sangue sulla bocca, ne ha cosparso lui il petto, fin più sotto gli è colato.
Lei lo vuole. Stasera. Vuole. Leccare. Succhiare. Carne e poi altra carne, e vedere gli occhi luminosi
che si accendono ancor più, poi si placano al dolore.
Mordere. Mordere. Sbranare. Ma.
E' ancora tempo di rallentare.
Il viandante è ferito, col corpo agonizzante, e la odia la creatura che l'ha fatto tanto inerme.
Lei sarà punita per l'affronto, ed ecco che la cinge all'improvviso, e se la spinge contro, spalle al petto.
Lei subisce e non protesta, che ben conosce la danza della morte.
Lui la tiene, e lei trattiene. Ancor per poco. La sua fame.
Ma lui rivuole sangue ormai sottratto, che adesso è. In lei.
E allora è perso.
Prenderà il suo.
E allor la tiene, e con la mano la scava senza sosta nell'antro sanguinante e buio e caldo, e
infligge dolore e punizione alla bocca che gli recò l'affronto.
I suoi occhi non li vuol vedere mentre punisce, che lei innamora.
Ma non appena l'impeto si spegne, la lupa agile sfugge alla sua stretta e la bocca, stavolta di sua
sponte, offre arrendevole alla sua vendetta. Lui è preso da
impeto bruciante, vuole dolcezza, ora, e
sangue insieme, e allora bacia adesso, e adesso morde.
E la lupa pregusta il suo piacere.
Ma poi che entrambi sfiniti per la lotta, si guardano negli occhi più vivi ancor di prima, la lupa
prova a esigere il suo pasto, ma lui la blocca. Che se è deciso che lui debba perire, almeno
vuole farlo con onore. E la lupa, vinta ormai dal pianto, aspetta che lui
l'offra il pasto quando sia più pronto.
E poi che il tempo, infine, fu raggiunto, e l'uno e l'altra
si avvincono sprezzanti. E lui è già carne
in bocca alla sua belva. E lei divora e lui si tira indietro, che insieme vuole eppure
ne ha terrore.
Ma poi che entrambi si arrendono a quel fato, raccolgono delirio del pasto consumato.
La lotta è dura, alla lunga stanca.
Il buio è dolce, e ha pietà di loro, di figlia tanto cara, e di
viandante incauto in quella selva oscura.
Bacia le palpebre e li lascia addormentare".
debdeashakti
Una donna lupo che corre selvaggia nel bosco. Le belve della foresta sono sue figlie, la sua energia vitale e distruttiva che sempre l'accompagna.
Ha i capelli ribelli e scuri, la pelle chiara della luna.
Nella foresta. E' sempre notte.
E lei, ha sempre fame. Figlia della terra intrisa di sangue, lei il sangue lo vuole, lei il sangue lo beve, se lo fa scorrere tra le dita delicate, e lo passa sul viso, simboli per la lotta che s'appresta.
Lo lecca dalle mani sottili, lo ricerca alla fonte, si rimmerge, poi ricomincia.
Si strappa la tunica corta, di canapa grezza.
E' pronta.
Col corpo agile, sembra magra ragazza come tante. Le gambe da zebrina incurante per quei seni acerbi che sovrastano fianchi tondi, che ospitano buio, e calore, e sangue.
Adesso ha fame.
Chi sazierà la sua fame? Lei ha sempre fame, nessuno la può
placare.
E allora lei sorride e basta, da lontano, cogli occhi che tutto sanno già da prima.
Ma stasera la fame è troppa, bisognerà placarla, e la lotta sarà dura, lei già lo sa questo.
Sarà cruenta. Truculenta. Ma poi. Per quella notte.
La belva il suo pasto l'avrà consumato.
Ecco che arriva l'avversario.
La sovrasta in altezza, lei scompare in possenza.
Vivida luce in quel buio perenne, la belva ha deciso.
Quella sarà la sua cena.
I guerrieri si avvicinano, occhi negli occhi.
Solo occhi negli occhi, per ora.
Prima il rituale. Poi la carneficina. Pasto di sangue.
L'uomo di luce continua a fissarla, e tace.
E' lei che sferrerà la prima mossa, quest'è palese.
Lui tenterà ogni strenua difesa. Poi cederà. Ma adesso.
Vien da lottare.
La lupa s'appresta innanzi, gli artiglia il torace possente. La pelle si lacera. Il sangue la colora.
Lei lo sugge alla ferita, lui la lascia fare.
Ma lei sferza, e ride, e lo tormenta con la lingua, ché è brava a tormentare.
Ma lui non tollera l'affronto, l'hai voluto, prendilo ora.
L'afferra per la nuca, scure chiome tra le mani.
Spinge contro le ferite la bocca di lei mai sazia del sapore. E duole, e brucia, eppure è stabilito:
prenderà il suo tormento, infliggendolo com'ha deciso.
Eppoi il sangue finisce di stillare. E lei ne vuole ancora. Che mai ne ha abbastanza,
di mordere e succhiare.
Nell'impeto di rabbia, la lupa lo respinge, lui cade tra i rovi delle more.
Si graffia e sparge sangue, e non pare un caso, la caduta.
E adesso è a terra, che più non può fare che sperare nella grazia.
Ma lei no.
Ha fame, stasera, troppa per essere pietosa.
Perchè sei entrato nella foresta, mio bel viandante di luce vestito, non sapevi forse che morte era in agguato?
Si abbassa repentina, di un lupo le movenze.
La veste ormai lontana, di luna ormai si ammanta.
Il viandante non ha scampo, la sua carne è minacciata, può solo ritardare la sua fine, che quegli
occhi
ne valgono l'attesa.
Lei ha sangue sulla bocca, ne ha cosparso lui il petto, fin più sotto gli è colato.
Lei lo vuole. Stasera. Vuole. Leccare. Succhiare. Carne e poi altra carne, e vedere gli occhi luminosi
che si accendono ancor più, poi si placano al dolore.
Mordere. Mordere. Sbranare. Ma.
E' ancora tempo di rallentare.
Il viandante è ferito, col corpo agonizzante, e la odia la creatura che l'ha fatto tanto inerme.
Lei sarà punita per l'affronto, ed ecco che la cinge all'improvviso, e se la spinge contro, spalle al petto.
Lei subisce e non protesta, che ben conosce la danza della morte.
Lui la tiene, e lei trattiene. Ancor per poco. La sua fame.
Ma lui rivuole sangue ormai sottratto, che adesso è. In lei.
E allora è perso.
Prenderà il suo.
E allor la tiene, e con la mano la scava senza sosta nell'antro sanguinante e buio e caldo, e
infligge dolore e punizione alla bocca che gli recò l'affronto.
I suoi occhi non li vuol vedere mentre punisce, che lei innamora.
Ma non appena l'impeto si spegne, la lupa agile sfugge alla sua stretta e la bocca, stavolta di sua
sponte, offre arrendevole alla sua vendetta. Lui è preso da
impeto bruciante, vuole dolcezza, ora, e
sangue insieme, e allora bacia adesso, e adesso morde.
E la lupa pregusta il suo piacere.
Ma poi che entrambi sfiniti per la lotta, si guardano negli occhi più vivi ancor di prima, la lupa
prova a esigere il suo pasto, ma lui la blocca. Che se è deciso che lui debba perire, almeno
vuole farlo con onore. E la lupa, vinta ormai dal pianto, aspetta che lui
l'offra il pasto quando sia più pronto.
E poi che il tempo, infine, fu raggiunto, e l'uno e l'altra
si avvincono sprezzanti. E lui è già carne
in bocca alla sua belva. E lei divora e lui si tira indietro, che insieme vuole eppure
ne ha terrore.
Ma poi che entrambi si arrendono a quel fato, raccolgono delirio del pasto consumato.
La lotta è dura, alla lunga stanca.
Il buio è dolce, e ha pietà di loro, di figlia tanto cara, e di
viandante incauto in quella selva oscura.
Bacia le palpebre e li lascia addormentare".
debdeashakti
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martedì 3 marzo 2015
la Beneamata
Hatshepsut, la Beneamata, generata dall'Amore Divino all'Aurora dei Tempi, legittima la sua Origine Celeste e Carnale.
Il suo Mito si perpetua, Teogamia del Pensiero Antico.
Oggi, accede al Trono, vestita come Sposa di Dio e segnata dal Disco Solare.
Non è la figlia del Libro, ma lo Splendore Sacerdotale, la Dea di Om ed-Dunya, idolo carismatico del popolo egiziano, guida suprema bandita nel dimenticatoio della storia.
(...)
Ammasso di rocce alla foce di una sorgente niagarante la cui estrema cavità s'arrotola come una coda di serpente. All'interno troneggia il Dio-Nilo dai capelli fluttuanti in tre immense ciocche di papiro, tridente dell'intrigo. Da Perfetto Androgino, esso (o essa?) arrotonda i Suoi seni sodi nell'arroganza del desiderio o gonfia superbamente il petto con la forza voluttuosa.
Si precisa così il profilo di Hatshepsut che emerge dalla duplice appartenenza, maestosa nel suo sesso rivendicato.
Tiene simultaneamente rovesciati due vasi, sposi separati, padroni delle inondazioni e della siccità, paratoie che hanno il potere di riversare il limo aprendo o trattenendo il Nuovo Ciclo.
Nilometro del caso e della necessità dove la fortuna ed il potere di controllo corrispondono all'indefinito del tempo.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Il suo Mito si perpetua, Teogamia del Pensiero Antico.
Oggi, accede al Trono, vestita come Sposa di Dio e segnata dal Disco Solare.
Non è la figlia del Libro, ma lo Splendore Sacerdotale, la Dea di Om ed-Dunya, idolo carismatico del popolo egiziano, guida suprema bandita nel dimenticatoio della storia.
(...)
Ammasso di rocce alla foce di una sorgente niagarante la cui estrema cavità s'arrotola come una coda di serpente. All'interno troneggia il Dio-Nilo dai capelli fluttuanti in tre immense ciocche di papiro, tridente dell'intrigo. Da Perfetto Androgino, esso (o essa?) arrotonda i Suoi seni sodi nell'arroganza del desiderio o gonfia superbamente il petto con la forza voluttuosa.
Si precisa così il profilo di Hatshepsut che emerge dalla duplice appartenenza, maestosa nel suo sesso rivendicato.
Tiene simultaneamente rovesciati due vasi, sposi separati, padroni delle inondazioni e della siccità, paratoie che hanno il potere di riversare il limo aprendo o trattenendo il Nuovo Ciclo.
Nilometro del caso e della necessità dove la fortuna ed il potere di controllo corrispondono all'indefinito del tempo.
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I Doni della Dea
Un Occhio per Vedere,
Una Bocca per Profetare,
Dita abili per Intrecciare.
E' così che la Dea
si appresta a manifestare.
debdeashakti
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Dita abili per Intrecciare.
E' così che la Dea
si appresta a manifestare.
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lunedì 2 marzo 2015
L'Egitto, mia Madre
"...gli esuli di Punt, sorridenti, erano della partita e tutti si davano al ritmo a tal punto che Hatshepsut stessa si lasciò prendere dal gioco, a scapito dei sacerdoti profondamente indignati di fronte ai nuovi modi di comportarsi di quella rivoluzionaria uscita dalla costola di Amon.
Li videro ritirarsi, covando nel cuore vendetta e mortificati, mentre la Regina osava pubblicamente ostentare la sua sensualità e il suo fascino".
Ella diventa il simbolo della Donna Sensuale e Creatrice capace di rinnovare la politica e di vivere in simbiosi con il popolo. Tutti gli strati della società partecipavano alle feste, nessun muro separava i nobili dai sacerdoti o dalla gente comune. Ella s'ispira a suo padre Thutmosi I, più idoneo a iniziarla agli affari dello Stato di suo marito Thutmosi II, desideroso oltre ogni limite di garantire il potere a suo figlio. E rivendica di essere il frutto dell'Amore divino di Amon-Ra con Atmosis, sua madre.
"La sua morale non consiste del "divide et impera" come quegli uomini rimbambiti che si aggrappano disperatamente al potere, ma piuttosto "unire per rinforzare" i suoi fondamenti basati su quelli degli altri, convertire i nemici in fratelli e gli stranieri in familiari".
Ha costruito la sua immagine con puntiglio, si è vestita da uomo, si è fatta rappresentare con una barba e guiderà gli uomini per una ventina d'anni. (...) Hatshepsut non solo si è preoccupata di nutrire i suoi sudditi. Ha preparato una spedizione a Punt dove ha scambiato l'oro con l'incenso, così raro nel Paese delle Due Corone - a Punt già usato da tempo immemorabile - quale simbolo della riconquista di una dimensione spirituale molto importante per la coesione del suo Regno.
Hatshepsut ha aperto nuove strade attraverso il Mar Rosso per scambiare, in pace, spezie e incenso, oro e ambasciatori. Ha creduto nel Dio unico e non ha ceduto all'ambizione di prendere il suo posto, invece di seguire la Verità che è in lui. Ha puntato sulla diplomazia, sul Bene, sulla Giustizia, la protettrice della perfezione di Dio. Ha utilizzato la barba come una maschera per convincere gli increduli, ma anche per fondere la creatività maschile e femminile. Ha evitato le guerre fratricide, trasformando le guerre in pace e ha esaltato la tolleranza.
L'Egitto è la Memoria Collettiva, il Cuore del mondo, la Madre dell'Universo dove si ritrova finezza, rigore e saggezza che hanno nutrito il mondo intero.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
Li videro ritirarsi, covando nel cuore vendetta e mortificati, mentre la Regina osava pubblicamente ostentare la sua sensualità e il suo fascino".
Ella diventa il simbolo della Donna Sensuale e Creatrice capace di rinnovare la politica e di vivere in simbiosi con il popolo. Tutti gli strati della società partecipavano alle feste, nessun muro separava i nobili dai sacerdoti o dalla gente comune. Ella s'ispira a suo padre Thutmosi I, più idoneo a iniziarla agli affari dello Stato di suo marito Thutmosi II, desideroso oltre ogni limite di garantire il potere a suo figlio. E rivendica di essere il frutto dell'Amore divino di Amon-Ra con Atmosis, sua madre.
"La sua morale non consiste del "divide et impera" come quegli uomini rimbambiti che si aggrappano disperatamente al potere, ma piuttosto "unire per rinforzare" i suoi fondamenti basati su quelli degli altri, convertire i nemici in fratelli e gli stranieri in familiari".
Ha costruito la sua immagine con puntiglio, si è vestita da uomo, si è fatta rappresentare con una barba e guiderà gli uomini per una ventina d'anni. (...) Hatshepsut non solo si è preoccupata di nutrire i suoi sudditi. Ha preparato una spedizione a Punt dove ha scambiato l'oro con l'incenso, così raro nel Paese delle Due Corone - a Punt già usato da tempo immemorabile - quale simbolo della riconquista di una dimensione spirituale molto importante per la coesione del suo Regno.
Hatshepsut ha aperto nuove strade attraverso il Mar Rosso per scambiare, in pace, spezie e incenso, oro e ambasciatori. Ha creduto nel Dio unico e non ha ceduto all'ambizione di prendere il suo posto, invece di seguire la Verità che è in lui. Ha puntato sulla diplomazia, sul Bene, sulla Giustizia, la protettrice della perfezione di Dio. Ha utilizzato la barba come una maschera per convincere gli increduli, ma anche per fondere la creatività maschile e femminile. Ha evitato le guerre fratricide, trasformando le guerre in pace e ha esaltato la tolleranza.
L'Egitto è la Memoria Collettiva, il Cuore del mondo, la Madre dell'Universo dove si ritrova finezza, rigore e saggezza che hanno nutrito il mondo intero.
La Donna Faraone - Hédi Bouraoui
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